Plusvalenze record sui BTp nel 2020: le lunghe scadenze hanno premiato gli obbligazionisti

Il crollo dei rendimenti e il contestuale boom dei prezzi hanno messo le ali ai guadagni degli investitori in titoli di stato nell'ultimo anno.

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Boom BTp nel 2020

Il 2020 è stato un anno particolarmente positivo per i titoli di stato italiani. Grazie al sostegno della BCE, scesa in campo sin dal mese di marzo per attutire gli effetti del Covid sui mercati finanziari, il Tesoro ha potuto emettere oltre 550 miliardi di euro di bond senza risentirne negativamente. Anzi, ha spuntato un rendimento medio dello 0,59%, in calo dallo 0,93% del 2019. La curva delle scadenze ha esitato rendimenti ai minimi storici, tant’è che il BTp a 10 anni è sprofondato in area 0,50%.

Il tracollo dei rendimenti ha fatto schizzare le quotazioni particolarmente sulle lunghe scadenze. Il BTp marzo 2067 e cedola 2,80% (ISIN: IT0005217390) ha guadagnato nel corso dell’anno poco meno del 29%, salendo a un prezzo superiore a 134 e scendendo a un rendimento dell’1,55%. Considerata anche la cedola percepita e rapportata all’investimento iniziale, chi avesse acquistato questo bond a inizio 2020 e lo avesse rivenduto all’ultima seduta dell’anno, avrebbe maturato un guadagno complessivo lordo di oltre il 30%.

Lo stesso discorso è valso per tutti i titoli longevi. Il BTp settembre 2050 e cedola 2,45% (ISIN: IT0005398406) ha messo a segno un rialzo del 16%, a cui si somma una cedola effettiva di circa il 2,28%. In tutto, avrebbe fruttato più del 18%. Il rendimento si attesta al momento all’1,30%.

Questo BTp farebbe il botto nel 2021 con la ripresa dell’economia europea

I fattori che incideranno sui BTp nel 2021

Molto bene anche il BTp settembre 2049 e cedola 3,85% (ISIN: IT0005363111). Ha guadagnato il 22% in termini di prezzo, a cui si è aggiunta una cedola effettiva del 3%. In tutto, il 25% in appena un anno. E il BTp marzo 2040 e cedola 3,10% (ISIN: IT0005377152) ha segnato +15,6% e fatto incassare una cedola effettiva del 2,68%, per un totale di oltre il 18%.

Le scadenze più brevi hanno corso anch’esse, ma chiaramente fruttando minori plusvalenze, data la “duration” più bassa. Ad ogni modo, esistono margini di ulteriore crescita lungo l’intera curva, dato che ormai i titoli di durata fino ai 5 anni offrono rendimenti negativi e quelli più longevi restano più redditizi degli omologhi europei. Tanto per fare un esempio, il mezzo punto percentuale ancora oggi offerto dal nostro decennale si confronta con i rendimenti azzerati di Spagna e Portogallo. Sui 30 anni, i nostri bond continuiamo a offrire circa il doppio.

Saranno diversi i fattori che incideranno sul trend. Anzitutto, la rapidità con cui l’Eurozona riuscirà ad uscire dalla crisi sanitaria ed economica, a sua volta dipendente dall’efficienza organizzativa sul piano delle vaccinazioni nei singoli stati. Secondariamente, la possibile reflazione con la ripresa dell’economia. Entrambi giocheranno a favore di un rialzo dei rendimenti, spronando gli investitori a lasciare i “porti sicuri” per assumersi qualche rischio in più e a pretendere una remunerazione più elevata per neutralizzare la perdita attesa del potere di acquisto. Infine, anche il cambio euro-dollaro: se si rafforza troppo, la BCE agirà per contenerlo con l’allungamento o l’ulteriore potenziamento degli stimoli. In questo caso, bisognerà vedere se prevarrà la considerazione del mercato per i maggiori acquisti di Francoforte o il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione. Comunque sia, le emissioni nette di BTp quest’anno (sui 130-140 miliardi) saranno più che coperte dagli acquisti della BCE, per cui l’outlook resta favorevole.

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