Più fondi e polizze e meno Btp nei portafogli degli italiani

Uno studio di Prometeia mette in evidenza come sia diminuita la propensione a investire in titoli di Stato

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Uno studio di Prometeia mette in evidenza come sia diminuita la propensione a investire in titoli di Stato

Più fondi e Polizze Vita e meno Btp. Gli italiani nel 2016 hanno continuato a investire i loro soldi in prodotti finanziari offerti da banche e fondi d’investimento con differenti propensioni al rischio. Complice i tassi d’interesse a zero e l’elevata pressione fiscale sul risparmio, le famiglie, onde evitare di assumersi rischi verso lidi lontani, preferiscono affidare i loro capitali ai gestori. E che capitali!

Il risparmio degli italiani ammontava a fine 2016 a 4.051 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a circa 67 mila euro a testa e che rappresenta la più alta propensione al risparmio a livello mondiale. Logico presupporre che gestori di fondi e assicuratori si siano dati un gran da fare per raggiungere il più alto numero possibile di clienti. E il risultato è stato che la maggior parte dei soldi sono finiti in quote di fondi di ogni genere e polizze vita. Solo una piccola parte degli investimenti ha preso la direzione dei titoli di stato o delle obbligazioni.

Solo il 3% dei risparmi viene investito in Btp

I Btp posseduti direttamente dalle famiglie – si legge in uno studio di Prometeia – rappresentano solo il 3% di quei 4 mila miliardi, mentre più in generale le obbligazioni nei depositi titoli dei privati ammontano a poco più del 9%. Un tendenza già evidenziata anche da Banktalia. Anche il conto corrente e i conti di deposito, grandi protagonisti quando non si vuole o non si può scegliere di investire, negli ultimi tempi hanno dovuto cedere qualche posizione. Per loro, come per i Bot, l’anemia dei rendimenti è stata causa di raffreddamento passionale. E così oggi, sommando i prodotti assicurativi e i fondi comuni, cioè il variegatissimo mondo dei prodotti a gestione professionale, si arriva al 34,5% del totale, mentre le attività liquide si fermano al 32,3%. Non una disfatta, insomma, ma un testa a testa.

L’italiano medio non sa come investire i propri soldi

Il cambiamento delle abitudini dei risparmiatori è dato essenzialmente da due fattori: da un lato i bassi tassi d’interesse e dall’altro la scarsa cultura finanziaria di cui vantiamo un triste primato. Sul primo aspetto, non c’è molto da dire se non che per ottenere una minima remunerazione del capitale occorre andare su investimenti (Btp o obbligazioni) con durata superiore ai 5 anni. Sul secondo aspetto, invece, va detto che l’italiano medio non dedica il benché minimo interesse a come investire i propri risparmi facendosi facilmente condizionare dal consulente bancario di turno che, nell’interesse della banca o della finanziaria per cui lavora, propone spesso prodotti poco redditizi giusto per fare raccolta. Così non è diventato difficile proporre investimenti o polizze vita che rendano giusto un po’ di più rispetto ai classici titoli di stato, salvo poi scoprire che fra commissioni e costi di gestione quel rendimento alla fine sarà pressappoco come quello offerto da un Btp.

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Argomenti: Btp