Pir: entro 2021 la raccolta supererà i 60 miliardi di euro

I Piani Individuali di Risparmio (Pir) e gli effetti su domanda e offerta di capitale nel mercato borsistico italiano. Le stime degli analisti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
I Piani Individuali di Risparmio (Pir) e gli effetti su domanda e offerta di capitale nel mercato borsistico italiano. Le stime degli analisti

In base alle stime di Intermonte Sim, l’industria dei Pir potrebbe raccogliere risorse per 60,1 miliardi entro il 2021, di cui 11,5 miliardi specificatamente a vantaggio delle mid-small cap quotate. E’ quanto emerge dallo studio presentato oggi dall’investment bank indipendente (specializzata in intermediazione istituzionale, ricerca, capital markets ed advisory sul mercato italiano).

Il report, dal titolo “I Piani Individuali di Risparmio (Pir): gli effetti su domanda e offerta di capitale nel mercato borsistico italiano“, è stato condotto grazie alla collaborazione ormai pluriennale con il Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Gestionale).

L’analisi ha esaminato, a un anno dall’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio, il loro impatto sul listino azionario italiano ed in particolare sui prezzi e rendimenti dei titoli quotati, sui volumi scambiati, sulla liquidità dell’intero mercato, sullo stimolo al mercato primario tramite nuove Ipo e sull’eventuale ricorso a forme alternative di raccolta di capitale per le imprese (con particolare attenzione alle conseguenze sui titoli che non appartengono all’indice Ftse Mib, in cui deve essere investito almeno il 21% delle risorse a disposizione dei Pir). In linea generale, l’introduzione dei Pir ha consentito di mobilitare, nel solo primo anno, circa 10,9 miliardi (secondo i dati di Assogestioni), dando così ulteriore linfa al risparmio gestito in Italia.

 

La crescita dei PIR e l’offerta globale

 

In termini di Prezzi e rendimenti nel 2017, si osserva rendimento “anomalo” medio significativo, per effetto dei Pir, compreso fra il 12% e il 18% per i titoli non compresi nel Ftse Mib; le small cap italiane hanno performato quanto le loro ‘gemelle’ in Francia e in Germania; sono andate comparativamente meglio le mid cap e soprattutto il segmento Star; l’Aim invece ha offerto rendimenti in media positivi ma meno accentuati;

Si osserva un effetto Pir sui volumi e scambi ma con una certa cannibalizzazione sui titoli del Ftse Mib a vantaggio degli altri titoli, soprattutto dell’Aim Italia, dove la media mensile degli scambi era di 27milioni nel 2016 e di 165 milioni nel 2017, più di 6 volte tanto; anche lo Star passa da 977 milioni a 1.775 milioni, raddoppiando gli scambi; si stima un calo medio dell’8% per i volumi di scambio dei titoli Ftse Mib e un aumento del 71% per gli altri titoli. Risulta migliorata, si legge ancora nel report, la liquidità di tutti i titoli, compresi quelli del Ftse Mib; ma l’effetto è stato di tipo indiretto e legato soprattutto all’aumento generalizzato della capitalizzazione del mercato, in particolare degli indici Star e mid cap.

È presto per riscontrare un rapporto di causa-effetto tra introduzione dei Pir e offerta di nuove Ipo: ci sono segnali per essere fiduciosi nel medio termine; nel 2017 le matricole sul listino principale sono state solo 8; 23 su Aim di cui 16 solo nell’ultimo semestre; buon incremento del controvalore collocato in Borsa grazie anche alle Spac (7 sull’Aim Italia e 1 sul listino principale negli ultimi 12 mesi, per una raccolta totale di 1.433 milioni euro). Nessun impatto Pir sulle forme innovative di finanziamento per le imprese dedicate in particolare alle Pmi (private equity, venture capital, mini-bond, crowdfunding e P2P lending); si tratta di attività illiquide e operate da attori molto diversi da quelli che gestiscono i fondi Pir-compliant; occorre ingegnerizzare nuovi prodotti e portafogli ad hoc.

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Argomenti: PIR