Il Ministro delle Finanze de Il Cairo ha annunciato emissioni di T-bills e obbligazioni a medio-lunga scadenza per un controvalore complessivo di 246,5 miliardi di lire egiziane, pari a 13 miliardi di euro. In dettaglio, ci saranno 12 offerte relative ad altrettanti bond medio-lunghi per 48,5 miliardi e 20 offerte per 198 miliardi di nuovi titoli a breve scadenza. Essi risulteranno così composti:

 

  • titoli a 91 giorni per 41,5 miliardi;
  • titoli a 182 giorni per 44 miliardi;
  • titoli a 273 giorni per 53,5 miliardi;
  • titoli a 364 giorni per 59 miliardi;
  • titoli a 2 anni per 2,5 miliardi;
  • titoli a 3 anni per 8,5 miliardi;
  • titoli a 5 anni per 16,5 miliardi;
  • titoli a 7 anni per 8,5 miliardi;
  • titoli a 10 anni per 11,5 miliardi;
  • titoli a 15 anni per 1 miliardo.

 

Il mercato obbligazionario dell’Egitto si mostra ancora abbastanza allettante.

La curva delle scadenze resta molto redditizia, arrivando ad offrire il 14,77% per il decennale. Si tratta di livelli nettamente superiori all’inflazione, che in ottobre è salita al 4,50%. Gli stessi tassi d’interesse fissati dalla banca centrale si collocano ben sotto, all’8,25%. In termini reali, il costo del denaro è positivo per 375 punti base, sebbene per l’anno prossimo le stime sull’inflazione spazino dal 6% all’8%. Difficile, quindi, che l’istituto tagli ancora i tassi, volendo evitare che questi scendano sotto il livello di crescita dei prezzi.

Il principale fattore di stimolo di questi ultimi è dato dal taglio progressivo dei sussidi energetici, mentre il cambio ha giocato a favore di una loro riduzione, se è vero che quest’anno ha guadagnato oltre il 2% contro il dollaro.

L’Egitto resta un mercato obbligazionario promettente

L’alternativa dei bond in dollari

Se non ci si volesse esporre eccessivamente alla volatilità della lira e dei prezzi dei titoli, si potrebbe optare per scadenze molto brevi, come quella a 12 mesi. Offre il 13,20%, che al netto dell’imposta del 15% applicata sugli investitori europei e americani, scende all’11,20%. I BoT a un anno, tanto per fare un confronto, offrivano ieri un rendimento negativo dello 0,47%.

Ora, affinché il rendimento in lire egiziane venisse del tutto azzerato, servirebbe che alla scadenza il cambio contro l’euro si indebolisse di oltre l’11%. Allo stato attuale, non sembra una prospettiva molto concreta, anche perché la valuta emergente esibisce una tendenza al rafforzamento da due anni a questa parte, grazie alle riforme economiche varate dal governo sotto l’assistenza del Fondo Monetario Internazionale.

Per quanti non si volessero esporre al rischio di cambio della lira locale, invece, vi è sempre la possibilità di buttarsi sui bond in dollari emessi dall’Egitto. La scadenza giugno 2025 e cedola 5,875% (ISIN: US03846JW222) ieri rendeva circa il 4,25%, avendo guadagnato il 23% dai minimi di prezzo toccati a marzo, pur restando leggermente sotto i livelli di inizio 2020. Quanto alla scadenza a 20 anni, che verrà rimborsata nell’aprile 2040 e con cedola 6,875% (ISIN: XS0505478684), il rendimento viaggia al 6,80% e il guadagno dai minimi dell’anno supera il 47%. Anche in questo caso, però, i livelli di prezzo pre-Covid erano superiori.

In definitiva, pur con la prevista accelerazione dell’inflazione nel 2021, la politica monetaria egiziana dovrebbe rimanere appropriata e non richiedere rialzi dei tassi. Questo scenario sosterrebbe l’umore del mercato obbligazionario domestico, mentre il cambio si stabilizzerebbe.

L’Egitto torna ad attirare capitali esteri tenendo i rendimenti alle stelle

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