Pioggia di emissioni in Europa: soldi a valanga per imprese, banche e governi

Dietro al boom di emissioni obbligazionari si cela la caccia al rendimento sui mercati e i rischi, però, non mancano, però. E la settimana trascorsa è stata da record per l'Europa.

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Dietro al boom di emissioni obbligazionari si cela la caccia al rendimento sui mercati e i rischi, però, non mancano, però. E la settimana trascorsa è stata da record per l'Europa.

E’ un momento d’oro per il mercato obbligazionario europeo. La scorsa settimana, le emissioni di bond nel Vecchio Continente hanno infranto un nuovo record: 90 miliardi di euro! E lungi dall’essere un caso isolato, l’intero pianeta sta vivendo una fase straordinaria, se è vero che nei primi 15 giorni del nuovo anno, le 52 emissioni in Asia, Giappone escluso, hanno ammontato a un controvalore di 29,15 miliardi di dollari, che si confrontano con i 12,5 miliardi raccolti nello stesso periodo del 2019 attraverso 33 collocamenti.

E anche in questo caso, si tratta di un record. Tornando all’Europa, per quasi la metà i capitali (43 miliardi) sono stati raccolti da società finanziarie. E la giornata più intensa di sempre è stata mercoledì, quando sono stati emessi titoli per un valore di 33 miliardi.

Questo mercoledì, invece, il Tesoro italiano ha fatto il botto: 47 miliardi di ordini per il nuovo BTp a 30 anni, piazzato sul mercato per 7 miliardi. La cedola del 2,45% e il rendimento alla scadenza del 2,50% hanno attratto una domanda record. Il titolo matura nel 2050 e il suo enorme successo arriva dopo che la Spagna aveva ricevuto richieste per 53 miliardi per il suo nuovo decennale. Quanto sta accadendo ha dell’incredibile. Gli investitori istituzionali, in particolare, hanno fame di rendimento e si mostrano disposti sia a sostenere maggiori rischi, spostandosi sui comparti “high yield” e sui mercati emergenti, sia a puntare sulle scadenze più lunghe.

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Grazie a questo trend, società, banche e governi stanno potendo rifinanziarsi a costi sempre più bassi e con emissioni di durata sempre più lunga. Ad esempio, i titoli a 10 anni di emittenti “high grade” sono aumentati del 50% nel 2019, toccando i 215 miliardi, triplicando di dimensioni rispetto al 2010, mettendo a segno una crescita nettamente superiore alla media del periodo dell’intero comparto, pari al 73%. Questo significa che a crescere maggiormente sono stati i debiti contratti per periodi più lunghi che in passato. Ed è un buon segnale per la sostenibilità dei debiti stessi, perché riduce le esposizioni ai rischi di mercato di chi li ha emessi.

Rischi di credito sottovalutati?

In più, il mercato obbligazionario “high grade” in euro riduce le distanze rispetto a quello in dollari, salendo a un controvalore pari a oltre il 40% del secondo, in netto rialzo dal 33,5% del 2016. Anche questo dato segnalerebbe di per sé un’evoluzione positiva, ovvero che l’economia europea stia diventando meno “banco-centrica” del passato. In sostanza, sempre più imprese si finanziano direttamente ricorrendo al mercato dei capitali, anziché recarsi in banca, approfittando dei minori costi e anche della maggiore propensione al credito.

I rischi non mancano, però. In questa caccia al rendimento si sta finanziando di tutto. Anche in questi giorni, sono numerose in Europa le emissioni di obbligazioni “Senior Non Preferred”, tra cui di Unicredit. Trattasi di titoli che consentono alla banca di convertirli in azioni, nel caso in cui i ratios patrimoniali scendessero al di sotto di un livello prefissato. E sarebbero soggetti a “bail-in”, prima delle obbligazioni senior e dopo le subordinate, fungendo da cuscinetto di capitale per le prime. Con le nuove regole di Basilea, è stato deciso che le grandi banche sistemiche del mondo debbano emetterne per almeno il 18% dei rispettivi assets ponderati per il rischio entro il 2022.

L’Europa si è portata avanti, estendendo tale previsione alle banche di medie dimensioni, attraverso la fissazione del MREL, il “minimum requirement for own funds and eligible liabilities”. E così, lo scorso anno di bond SNP nel nostro continente ne sono stati emessi per circa 100 miliardi di euro. Sono rivolti agli investitori istituzionali, per cui non comportano rischi diretti per i piccoli investitori. Eppure, stupisce che anche una banca italiana come Unicredit, che paga più delle concorrenti europee le sue emissioni per il semplice fatto di avere sede a Milano, anziché a Francoforte o Parigi, sia riuscita pochi giorni fa a rifinanziarsi tramite questa tipologia di bond a costi rispettivamente di poco superiori all’1,20% e all’1,80% per le scadenze a 6 e 10 anni.

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