Petroplus a un passo dal fallimento

Il noto gruppo petrolifero svizzero rischia di portare i libri in Tribunale dopo la chiusura di tre impianti su cinque. Serve più di un miliardo di dolari per sopravvivere. Obbligazioni declassate a CCC dalle agenzie di rating

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Il noto gruppo petrolifero svizzero rischia di portare i libri in Tribunale dopo la chiusura di tre impianti su cinque. Serve più di un miliardo di dolari per sopravvivere. Obbligazioni declassate a CCC dalle agenzie di rating

La crisi colpisce dove meno ci si attende e spinge Petroplus verso il fallimento. Chi l’avrebbe infatti mai detto che uno dei più grossi fallimenti corporate europei del 2012 sarebbe potuto avvenire nella ricca e vicina Svizzera? Lì le banche sono piene di soldi, ma non li prestano tanto facilmente. Petroplus, leader europeo per la raffinazione e distribuzione di prodotti petroliferi con un giro d’affari da 20 miliardi di dollari all’anno e 2.500 dipendenti è da tempo in difficoltà e adesso non ha più liquidità sufficiente in cassa per assicurare il funzionamento degli impianti di raffinazione e le spese correnti, fra cui quelle per il personale, già sceso in piazza per protestare contro i possibili licenziamenti. Il gruppo svizzero con sede a Zugo ha già chiuso due delle cinque raffinerie presenti in Europa e si appresta a fermare gli impianti anche di quella francese Petite-Couronne in attesa che un pool di banche internazionali, fra cui le big elvetiche UBS e Credit Suisse, concedano alla società circa un miliardo di liquidità per poter proseguire le attività di raffinazione nelle altre raffinerie rimaste aperte, quella di Coryton in gran Bretagna e quella di Ingostadt in Germania. Ovviamente la capacità di raffinazione che lo scorso anno aveva superato i 650 mila barili di greggio al giorno, subirà una contrazione notevole e non è escluso che Petroplus, entrata a far parte delle blu chips della borsa di Zurigo nel 2006, possa adesso venire delistata (l’azione è passata dai 70 franchi della quotazione a poco più meno di 1,5 franchi) dopo aver perso nel giro di cinque anni il 98% del suo valore. Il problema sostanzialmente – fa rilevare Peter Gruman analista del settore energetico per UBS – non è dovuto tanto alla attuale crisi dei mercati europei o al rallentamento della crescita economica, bensi al fatto che la concorrenza asiatica e soprattutto cinese ha messo in ginocchio un gruppo che ha focalizzato per anni il suo business esclusivamente sulla raffinazione del petrolio che già di per sé non offre grandi margini di guadagno.

Gli alti costi industriali e di trasporto in Europa hanno poi schiacciato ulteriormente i margini costringendo Petroplus a fermare temporaneamente gli impianti già nel 2009.

 

Rating Petroplus: downgrade sul debito all’ultimo livello junk

 

Intanto, dato il peggiorare della situazione e il blocco dei pagamenti verso i fornitori, le agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s hanno declassato Petroplus rispettivamente a CCC+ e Caa2 con evidenti ripercussioni anche sulle quotazioni delle obbligazioni quotate i cui prezzi sono crollati. Petroplus è presente sul listino lussemburghese con quattro emissioni in dollari senior, fra cui una convertibile che scade nel 2015 e vale poco meno di un terzo del valore nominale in questo momento. Fra gli altri titoli senior, l’ultimo collocato sul mercato è Petroplus Finance 9,375% 2019 (Isin: USG7053TAA81) da 400 milioni che ha perso la metà del proprio valore (vedere grafico a fianco) e rende oltre il 20% a scadenza. “La situazione è molto grave – commenta Martin Schreiber, analista presso la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) – dato che alla fine del terzo trimestre Petroplus ha avuto bisogno di 1,5 miliardi di dollari per assicurare la continuazione delle attività operative correnti e attualmente l’impresa dispone solo di 1,1 miliardi di dollari. Non si conoscono tuttavia esattamente le condizioni in cui si trova la società né l’ammontare delle liquidità necessarie, tuttavia – prosegue l’analista – i provvedimenti di chiusura degli impianti potrebbero dare avvio a una spirale negativa che potrebbe portare a un congelamento completo dei crediti stessi e quindi a un’insolvenza.

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