Petroleos de Venezuela rimborsa bond da 3 miliardi

PDVSA paga regolarmente, ma i problemi restano. Il petrolio a 80 dollari è una spada di Damocle che incombe sulle prossime scadenze

di Mirco Galbusera, pubblicato il
PDVSA paga regolarmente, ma i problemi restano. Il petrolio a 80 dollari è una spada di Damocle che incombe sulle prossime scadenze

Petroleos de Venezuela (PDVSA), l’azienda petrolifera controllata dallo stato, ha rimborsato oggi un bond da 3 miliardi di dollari. Si tratta per la precisione del titolo PDVSA 4,90% 28 ottobre 2014 (XS0460546442) su cui ultimamente si erano addensati dubbi sul un possibile default con la speculazione internazionale che immancabilmente ci ha marciato sopra di gran carriera. Ma, benché il Venezuela non stia attraversando un periodo certo sereno con il prezzo del petrolio a 80 dollari al barile e le riserve statali ai minimi degli 11 anni, il presidente Nicolas Maduro ha ribadito che il paese non corre alcun rischio di default e Caracas rispetterà gli obblighi verso i creditori internazionali. Come puntualmente già avvenuto all’inizio del mese con il rimborso di un titolo di stato da 1,5 miliardi di dollari.   PDVSA non vende Citgo e allunga le scadenze dei bond   [fumettoforumright]Sul Venezuela e sulla sua controllata PDVSA incombono però ancora molte incertezze legate più che altro alla politica interna, alle mancate riforme strutturali e alla spesa che Caracas deve sostenere per far funzionare  la macchina statale, a cominciare dalle importazioni di beni di primaria necessità (già ridotti di un terzo). Il 95% del Pil del Venezuela, come noto, dipende dalle esportazioni di petrolio greggio e se questo dovesse stazionare per molto tempo ai livelli attuali, il rischio di andare incontro a una ristrutturazione del debito sovrano e privato (PDVSA) si farebbe concreto. I rendimenti dei titoli di stato intorno al 18% non lasciano dubbi sui reali rischi che si corre a investire in questo tipo di obbligazioni – osservano gli analisti di Barclay – anche se, più concretamente, il rischio appare maggiormente concentrato sulla compagnia statale PDVSA i cui rendimenti obbligazionari superano il 25%. Entro il 2017 Petroleos de Venezuela dovrà rimborsare più di 12 miliardi di obbligazioni internazionali e non ci sono i soldi. Una delle opzioni allo studio sarebbe la cessione della compagnia petrolifera americana Citgo, fiore all’occhiello di PDVSA, che possiede più di 6.000 stazioni di servizio negli USA e diversi impianti di raffinazione. Citgo potrebbe valere fino a 10 miliardi di dollari, secondo le stime della banca d’affari Lazard, una cifra sufficiente per far fronte alle scadenze debitorie, ma poi PDVSA resterebbe azzoppata. Per il momento, quindi, il presidente Maduro ne ha archiviato la vendita. Allo studio ci sarebbe, invece, la possibilità di allungare le scadenze dei bond in maturazione nel 2016 e 2017 offrendo agli investitori un premio in termini di rendimento.   Il rendimento dei bond PDVSA supera il 25%   Meno compromessi appaiono, invece, i titoli di stato. Caracas dovrà affrontare un rimborso da 1 miliardo di euro a marzo del prossimo anno sul bond Venezuela 7% marzo 2015 (XS0214851874), poi la strada sarà in discesa fino al 2018. Sulla strada, quindi, non c’è lo scoglio che invece si presente per PDVSA. Tutto, in ogni caso, ruota intorno al prezzo del petrolio che, da più parti, si ritiene troppo sacrificato. Come noto, le quotazioni sono crollate del 25% dal mese di giugno a causa del rallentamento della crescita globale e dal surplus delle scorte americane. A fine novembre ci sarà una riunione dell’Opec e il Venezuela, come del resto anche altri paesi produttori, chiederanno una riduzione della produzione di almeno 1 milione di barili al giorno. Secondo gli analisti di Saxo Bank, comunque, le quotazioni del greggio dovrebbero tornare presto intorno ai 90-95 dollari al barile, soglia definita vitale per molti paesi produttori, fra cui il Venezuela, la Russia e l’Iran, che sono sulla graticola. A supporto di questa tesi vi è il fatto che la Cina, maggior importatore di petrolio al mondo, stia approfittando delle quotazioni basse per incrementare le scorte stipulando anche molti contratti (futures) per le forniture del 2015 in vista di una ripresa del ciclo economico globale. Sicché – precisano gli analisti di Saxo bank – i prezzi così bassi non potranno rimanere a lungo.

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Argomenti: Obbligazioni High Yield, Bond in dollari USA, Obbligazioni societarie, Bond Venezuela

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