Persino il fondo sovrano saudita sbarca sul mercato dei green bond

Si chiama Public Investment Fund (PIF) ed è il fondo sovrano saudita. Gestisce asset per 430 miliardi di dollari, uno dei più grandi al mondo. Il suo governatore Yasir Al-Rumayyan ha annunciato che sta per emettere il suo primo green bond. Sarà un inedito per un fondo sovrano. I dettagli li conosceremo alla conferenza pubblicata […]

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Green bond di PIF in arrivo

Si chiama Public Investment Fund (PIF) ed è il fondo sovrano saudita. Gestisce asset per 430 miliardi di dollari, uno dei più grandi al mondo. Il suo governatore Yasir Al-Rumayyan ha annunciato che sta per emettere il suo primo green bond. Sarà un inedito per un fondo sovrano. I dettagli li conosceremo alla conferenza pubblicata per il mese di ottobre.

PIF sta perseguendo da tempo una strategia di diversificazione degli asset e che punta anche a inserire in portafoglio una maggiore quantità di titoli legati alla transizione ecologica. L’obiettivo appare duplice: contribuire alla realizzazione del programma Vision 2030 e attirare a sua volta capitali dall’estero. Nel primo caso, parliamo del piano presentato dal principe Mohammed bin Salman nella primavera 2016. Esso consiste nello sganciare l’economia saudita dalla dipendenza del petrolio entro il 2030, attraverso centinaia di riforme.

Green bond di PIF per la transizione ecologica

Nei mesi scorsi, poi, il fondo sovrano norvegese ha fatto presente che non investirà più in società con sede nell’Arabia Saudita, al fine di tendere a un portafoglio di asset sempre più sostenibile. Un segnale abbastanza devastante per Riad, che pure sta puntando apertamente sulle energie pulite come il solare e l’idrogeno.

Il green bond di PIF avrà rating elevati, grazie alle valutazioni altrettanto alte di cui godono i bond sovrani sauditi. La transizione ecologica è qualcosa su cui il regno ha intenzione di non restare indietro, malgrado la sua leadership sul mercato petrolifero mondiale. Tra l’altro, proprio a Riad nascerà una borsa dei crediti di carbonio, sostanzialmente una piattaforma su cui si potranno acquistare i permessi per inquinare e che coinvolgerà tutto il Medio Oriente.

Naturale che sorga il sospetto che si tratti di un’operazione di facciata, di un ennesimo rischio di “greenwashing”. Il problema riguarda tutte le emissioni, corporate o sovrane che siano. Non a caso, PIF ha affidato il mandato a BlackRock per studiare una tassonomia ESG sulla quale elaborare le proprie emissioni di green bond e che fungerebbe con ogni probabilità da riferimento per tutte le società saudite, se non del Golfo Persico.

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