Perché per i BTp uno stimolo BCE non vale l’altro e gli ultimi dubbi sulla riunione di oggi

Tra poche ore sapremo quali saranno le misure della Banca Centrale Europea per continuare a sostenere i mercati in piena pandemia.

di , pubblicato il
BTp tonici prima del board BCE

Nuovi minimi storici lungo la curva delle scadenze per i rendimenti dei BTp. Il titolo a 10 anni è sceso stamattina allo 0,53%, quello a 5 anni al -0,10%. Per trovare l’1% dobbiamo spostarci sui 20 anni. E’ questa la situazione nelle stesse ore in cui si riunisce il board della BCE per l’ultima volta quest’anno. Alle ore 13.45 uscirà il comunicato ufficiale, dal quale apprenderemo le nuove misure di politica monetaria decise per contrastare gli effetti del Covid-19 sull’economia nell’Eurozona. Alle 14.30 inizia la conferenza stampa del governatore Christine Lagarde, occasione utile per conoscere i dettagli degli interventi messi in campo e le nuove proiezioni macro per il prossimo triennio.

L’impatto sui BTp del board BCE di domani, ecco cosa dobbiamo aspettarci

Quasi certamente, la BCE potenzierà gli acquisti e allungherà la durata del PEPP. Gli analisti si aspettano che lo faccia rispettivamente per 500 miliardi di euro e 12 mesi. Nelle scorse settimane, però, si è molto discusso sull’opportunità di ricalibrare la politica monetaria facendo leva maggiormente sul “quantitative easing” che non sul PEPP, essendo quest’ultimo ancora inutilizzato per quasi la metà dell’importo stanziato. Non si tratta di dettagli tecnici. Il PEPP è stato studiato a marzo per consentire all’istituto di acquistare bond in piena emergenza pandemica e con molta maggiore flessibilità rispetto al QE. Ad esempio, tramite questo programma possono acquistarsi titoli con rating “non investment grade” e senza tenere in considerazione il “capital key”, la regola che lega gli acquisti alle dimensioni economiche degli stati.

La forza del PEPP sul QE

Dai dati al 30 novembre scorso, abbiamo che i BTp incidano sugli acquisti di titoli di stato con il PEPP per il 18,2%, mentre con il QE scendono al 16,8%.

La differenza è abbastanza contenuta, ma per i mercati vale il principio: più potenzi il PEPP, più segnali che ti muovi per contenere gli spread, potendoti dedicare maggiormente ai bond più in sofferenza. In effetti, nelle prime settimane di implementazione, il PEPP destinò fino a un terzo degli acquisti di bond sovrani ai BTp. I mercati capirono l’antifona e smisero di scommettere contro i titoli di stato italiani. In sostanza, il PEPP serve anche solo come monito.

Un ultimo dubbio riguarda l’eventuale connessione tra nuovi acquisti e accesso degli stati ai programmi del Recovery Fund e/o del MES sanitario. Yves Mersch, membro esecutivo lussemburghese in scadenza di mandato ha balenato di recente l’ipotesi di legare il potenziamento del PEPP alla condizione che gli stati si sottopongano al monitoraggio di un organismo tecnico come il Fondo salva-stati, richiedendone l’assistenza almeno per i fondi a favore della sanità, così che venga premiata la qualità del debito di nuova emissione. Parte del board ritiene che il crollo dei rendimenti ad opera della BCE stia aumentando l’azzardo morale tra i governi, spingendoli a indebitarsi per finanziare voci di spesa non propriamente indispensabili e a rinunciare ai fondi messi a disposizione da MES e Commissione con il Recovery Fund per sfuggire ai relativi controlli. Tuttavia, l’ipotesi ha perso terreno sin da subito. In piena seconda ondata di contagi, non sarebbe saggio condizionare gli acquisti; si rischierebbe di alimentare la speculazione ai danni degli stati fiscalmente più deboli.

La BCE studia i nuovi stimoli: +500 miliardi con PEPP e acquisti più duraturi

[email protected] 

Argomenti: , ,