Perché la crisi nel governo per ora non scalda lo spread e i rendimenti BTp

Le tensioni politiche dentro il governo giallo-verde non stanno mettendo in crisi i titoli del debito pubblico italiano. Lo spread BTp-Bund resta sotto i 200 punti e i rendimenti non salgono. Ecco perché.

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Le tensioni politiche dentro il governo giallo-verde non stanno mettendo in crisi i titoli del debito pubblico italiano. Lo spread BTp-Bund resta sotto i 200 punti e i rendimenti non salgono. Ecco perché.

Le tensioni nella maggioranza che sostiene il governo Conte sono ormai quotidiane e su tutti i fronti. Dai rapporti con l’Europa, passando per il Russiagate e i contrasti su autonomia e infrastrutture, per finire sulle scelte da prendere con la legge di Stabilità 2020, tra Lega e Movimento 5 Stelle volano gli stracci. Il vicepremier Matteo Salvini non si parla con il premier Giuseppe Conte e tra i due vicepremier stessi il rapporto è ormai logoro.

Le elezioni anticipate restano uno scenario molto probabile, per quanto non l’unico. Nonostante ciò, sembra che i mercati finanziari stiano ignorando la crisi di governo apparentemente alle porte. Come mai?

Rendimenti BTp vicini al punto minimo, ma attenti alle brusche variazioni del mercato

Lo spread BTp-Bund a 10 anni resta sotto i 200 punti base e si attesta in queste ore in area 196. I rendimenti decennali dei nostri bond viaggiano all’1,60%, quelli a 2 anni continuano a offrire meno di zero e sulla scadenza più longeva ci si ferma ancora al 2,80%. Eppure, gli investitori non amano le incertezze politiche, specie in uno stato dalla governance così erratica e cattiva come l’Italia. Che si stiano disinteressando dell’Italia in questa fase? Non proprio.

Aspettando la BCE

Dopodomani, la BCE tiene la terzultima riunione del board presieduto dal governatore Mario Draghi e i mercati si aspettano grosse novità su tassi e stimoli monetari. Prima di allora, nessun muoverà passi significativi nell’una o nell’altra direzione sulle obbligazioni di stato e corporate. Nel caso in cui Francoforte sorprendesse con annunci più “dovish” delle attese, i prezzi dei bond nell’Eurozona potranno continuano a crescere nell’immediato, ma se la sorpresa fosse nel senso opposto, potranno registrare movimenti ribassisti anche marcati. In quel caso, a pagare pegno sarebbero particolarmente i nostri BTp, tra i principali beneficiari del rally delle ultime settimane.

I titoli di stato di tutta Europa sono da tempo anestetizzati per via della maggiore liquidità che ci si attende si riverserà sui mercati, tra tassi overnight in ulteriore calo e acquisti di assets con un nuovo ciclo di “quantitative easing”.

Sta accadendo qualcosa di simile in Spagna, dove le elezioni politiche di fine aprile hanno esitato l’assenza di una maggioranza parlamentare e proprio oggi il premier socialista Pedro Sanchez non ha ottenuto la fiducia, a causa del mancato voto favorevole di Podemos. Non è detto che ci riesca nemmeno alla prossima votazione, quando basterà la maggioranza semplice. Improvvisamente, lo spettro delle quarte elezioni in meno di 4 anni si materializza anche a Madrid, senza che i Bonos ne risentano. Anzi, i loro rendimenti lungo la curva restano ai minimi storici.

Forse i Bonos della Spagna dovrebbero essere “shortati”?

Gli scenari possibili in caso di crisi di governo

Tornando all’Italia, i BTp non stanno soffrendo anche per via delle aspettative del mercato sull’evoluzione dell’eventuale crisi di governo. Essa sfocerebbe o in elezioni anticipate o nella nascita di un nuovo governo. Nel primo caso, stando ai sondaggi stravincerebbe l’alleanza di centro-destra, con o senza Forza Italia, trainata dalla Lega; nel secondo, non si escluderebbe una maggioranza raccogliticcia tra parlamentari grillini, PD e forse anche Forza Italia all’insegna della “responsabilità”. Questo scenario appare politicamente fragile, ma non impossibile, specie dopo le aperture arrivate proprio in questi giorni dal PD e rivolte al Movimento 5 Stelle.

Se vincesse il centro-destra, per gli investitori sarebbe un esito più che accettabile, trattandosi di un’alleanza dalle posizioni favorevoli al mercato, pur con accenti al suo interno molto critici verso la UE, ma sempre meno ostili all’euro. Se nascesse un governo tecnico o politico sostenuto trasversalmente in Parlamento, con l’eccezione certa di Lega e Fratelli d’Italia, andrebbe bene lo stesso, in quanto sarebbe nel segno di rapporti più concilianti con la Commissione europea e di posizioni prudenti nell’ambito fiscale.

In più, il presidente Sergio Mattarella avrebbe fatto presente alla maggioranza che manderebbe al voto gli italiani o a inizio ottobre o direttamente a inizio 2020, così che la sessione di bilancio non venga messa a rischio e si preservi la legge di Stabilità.

Per questo, la crisi non piace, ma non fa molta paura, perché sfocerebbe in un qualche scenario migliore della condizione di “guerra” permanente dentro il governo, dove i programmi dei due partiti della maggioranza non riescono ad amalgamarsi e rischiano di impattare ancora più negativamente sui conti pubblici, traducendosi in una sommatoria di atti di spesa o di minori entrate. E una politica economica lineare farebbe bene ai BTp, perché segnalerebbe ai mercati posizioni fiscali più sostenibili.

Le poste del Giappone daranno una mano ai BTp per disperazione?

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