Perché la corsa dei BTp riguarderà più le lunghe scadenze

Si abbassa la curva dei rendimenti italiani, in linea con l'andamento globale. Spagna e Portogallo ci indicano il possibile percorso futuro.

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Verso nuovo rally dei BTp?

La scorsa settimana, il rendimento a 10 anni del Portogallo si è azzerato per la prima volta nella storia. Solamente a inizio 2012, viaggiava al 17%. Erano i tempi in cui Lisbona dovette chiedere assistenza finanziaria alla Troika (UE, BCE e FMI) per 78 miliardi di euro. Pochi mesi dopo, la Spagna alzava bandiera bianca per le sue banche, sostenute dai partner dell’Eurozona fino a 100 miliardi. Anche il rendimento a 10 anni di Madrid si è azzerato, restando di qualche punto base sopra quello lusitano. In Italia, il BTp di pari durata offre ancora quasi lo 0,60%. Fino a pochi mesi fa ci sarebbe sembrato un sogno proibito, oggi quasi lo consideriamo alto. In effetti, nel raffronto europeo lo è. Più di noi sulla medesima scadenza offre solo la Grecia nell’Eurozona, cioè una piccola economia collassata nel decennio passato e fallita, tant’è che fu costretta a ristrutturare il debito sovrano sempre in quel maledetto 2012.

Quest’anno, il decennale di Lisbona è sceso di una trentina di punti base, similmente a quello di Madrid. Meglio hanno fatto le scadenze ultra-lunghe dei due paesi, con il trentennale lusitano a segnare un calo di mezzo punto percentuale e quello spagnolo dello 0,40%. Cos’è successo? La pandemia ha fatto crollare le economie un po’ in tutto il mondo e per reagire alla crisi le banche centrali hanno tagliato, se non azzerato, i tassi, al contempo iniettando liquidità a fiumi sui mercati con l’acquisto di assets, cioè principalmente titoli di stato. In questo modo, siamo arrivati al paradosso di governi che stanno indebitandosi ai rispettivi record storici, ma a costi mai così bassi. Nei fatti, la BCE sta monetizzando tutto l’extra-debito emesso in questa fase nell’Eurozona.

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Lo scenario che ha davanti l’Italia

In Italia, il rapporto debito/PIL dovrebbe esplodere al 160% quest’anno, in compenso a novembre il rendimento medio lordo esitato dai nostri titoli di stato sul mercato secondario è sceso al minimo storico dello 0,322%. Se tutto lo stock di debito pubblico di fine 2020 ci costasse così poco nel medio-lungo termine, la spesa per interessi italiana crollerebbe finanche di 55 miliardi, liberando risorse per 3 punti di PIL, stando ai valori del 2019. Soldi, che porterebbero in pareggio i conti pubblici e ci consentirebbero persino di tagliare le tasse e/o aumentare la spesa pubblica (investimenti?) per 25-30 miliardi di euro all’anno.

L’Italia ha registrato quest’anno un calo di 100 punti base del rendimento a 30 anni e di 80 di quello a 10 anni. Dati i livelli di partenza più elevati, le variazioni sono state più marcate rispetto al resto della semi-periferia europea. Ma ancora oggi, il trentennale offre poco meno dell’1,50%, livello che si confronta con lo 0,75% del Portogallo e lo 0,90% della Spagna. Poiché la BCE sta spegnendo i rischi sovrani specifici degli stati dell’area e il mercato resta a caccia di “yield”, verosimilmente nei prossimi mesi accadrà che gli investitori metteranno nel mirino dei loro acquisti proprio i bond del Sud Europa. Essi si concentreranno inizialmente sulle lunghe scadenze spagnole e portoghesi e successivamente, una volta che queste saranno scese a livelli di rendimento sufficientemente bassi, passeranno a inserire in portafoglio sempre più BTp, partendo dai 10-15 anni e fino a salire sul tratto più longevo, quello dei 30-50 anni. I rendimenti scenderanno più velocemente per quest’ultimo, dato che esiste ancora maggiore “ciccia” da aggredire. Il Tesoro risparmierebbe sulle emissioni di nuovo debito e ne potrebbe allungare le scadenze medie, mentre i risparmiatori beneficerebbero dei rialzi di prezzo dei bond, eventualmente decidendo di rivenderli per monetizzare i guadagni.

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