Perché il maxi-taglio dei tassi in Turchia non ha colpito i bond e la lira

La banca centrale turca ha tagliato i tassi di 425 punti base, giovedì. Eppure, la lira e le obbligazioni di stato non ne hanno risentito negativamente, anzi hanno chiuso la seduta in rialzo. Ecco l'origine di questo apparente controsenso.

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La banca centrale turca ha tagliato i tassi di 425 punti base, giovedì. Eppure, la lira e le obbligazioni di stato non ne hanno risentito negativamente, anzi hanno chiuso la seduta in rialzo. Ecco l'origine di questo apparente controsenso.

Giovedì scorso, non solo la BCE si è riunita per aggiornare i suoi passi di politica monetaria. Nelle stesse ore, si teneva il board della banca centrale turca, il primo sotto il nuovo governatore Murat Uysal, dopo il licenziamento di poche settimane fa del predecessore Murat Cetinkaya, accusato dal presidente Erdogan di tenere i tassi troppo alti. E contrariamente alle attese del mercato, il neo-governatore non ha voluto frustrare le previsioni del capo dello stato, forse consapevole che altrimenti sarebbe destinato ad essere anch’egli esautorato presto, e ha comunicato un taglio dei tassi di 425 punti base al 19,75%.

Il taglio dei tassi in Turchia è atteso vigoroso e i bond in lire si rafforzano

Il consensus era di un taglio di 100 punti base o 1%, per cui ci si sarebbe aspettati una dura reazione dei mercati. E all’impatto, la lira turca perdeva l’1% contro il dollaro, salvo successivamente riprendersi e chiudere in rialzo rispetto alla seduta precedente. Ieri, il cambio tra le due valute scendeva a 5,64, segnalando un rafforzamento della valuta turca di oltre l’1% rispetto a prima dell’annuncio dell’istituto, riportandosi così ai livelli della scorsa primavera. E anche le obbligazioni di stato hanno reagito positivamente, con il rendimento a 2 anni sceso dal 17,12% di mercoledì al 16,59% di ieri, mentre il bond a 10 anni è passato dal 15,72% al 15,37%, ai minimi rispettivamente da maggio 2018 e il marzo scorso.

Sembra un controsenso, eppure è successo che in un paese in cui la politica monetaria sia con ogni evidenza ormai assoggettata al potere politico, il maxi-taglio dei tassi non abbia indisposto gli investitori, anzi sia finito per attirare capitali. Com’è possibile, tenuto anche conto delle tensioni tra Turchia e USA sull’acquisto di missili S-400 dalla Russia e sulla zona siriana demilitarizzata? La risposta la forniscono i dati.

Malgrado il forte abbassamento dell’altro ieri, il costo del denaro in Turchia resta il secondo più alto dopo l’Argentina tra le economie emergenti. E dopo avere sottratto l’inflazione di giugno, ultimo dato disponibile, si ottiene un tasso reale di 400 punti base (4%), impensabile in aree come Europa, Nord America e Giappone, dove o i tassi di riferimento sono appena positivi in termini reali (USA) o sono decisamente negativi (Eurozona, Giappone, Svizzera, Danimarca, etc.).

La strana reazione dei mercati

I bond turchi continuano a rendere moltissimo e una mano gliela starebbero dando le principali banche centrali con l’allentamento monetario segnalato nelle ultime settimane. Del resto, mentre Uysal tagliava con l’accetta, Mario Draghi comunicava che la BCE si tiene pronta a ridurre ulteriormente i tassi per contrastare la bassa inflazione. Il principale problema per i titoli di stato di Ankara sta nella volatilità del cambio, non nel rischio sovrano percepito. Se la lira continuasse a mantenersi stabile nei prossimi mesi, potete scommetterci che flussi cospicui di capitali in cerca di “yield” giungeranno in Turchia e ne abbasseranno i rendimenti.

E quello di giovedì è stato un test interessante da questo punto di vista, perché se nemmeno un provvedimento eccessivamente “dovish” si è mostrato capace di intaccare il cambio, pur tra roventi tensioni geopolitiche che coinvolgono Ankara, potrebbe significare che la lira abbia toccato il suo punto più basso e, complice la decelerazione in corso dell’inflazione, l’allentamento monetario non venga percepito come lesivo della stabilità macro dell’economia emergente. D’ora in avanti, però, Uysal dovrà dosare bene le proprie mosse, perché se i rendimenti a breve beneficeranno degli ulteriori tagli dei tassi, quelli a lungo termine risentiranno delle aspettative d’inflazione, quelle che la banca centrale deve cercare di “raffreddare” per ottenere rendimenti sovrani e tassi di mercato più basso sul tratto più longevo della curva.

Turchia, bond e lira ai livelli di marzo

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