Perché il governo forse rimborserà il bond di Roma (XS0181673798) in anticipo

Il bond RomeCity potrebbe essere presto rimborsato in anticipo, allorquando sarà accollato allo stato italiano. Ecco la reazione del mercato e i numeri in gioco.

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Il bond RomeCity potrebbe essere presto rimborsato in anticipo, allorquando sarà accollato allo stato italiano. Ecco la reazione del mercato e i numeri in gioco.

Il decreto “Salva Roma” è diventato un “Salva Tutti”. Questo è stato l’esito del braccio di ferro nella maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Lega nei mesi scorsi. Com’è andata? Con la fine della gestione commissariale della Capitale nel 2021, il sindaco pentastellato Virginia Raggi avrebbe voluto accollare tutti i debiti al Tesoro, cioè al resto d’Italia. L’ha spuntata solo parzialmente.

I debiti commerciali accumulati fino al 2008 torneranno in capo al Comune di Roma, mentre lo stato si accollerà il bond RomeCity (ISIN: XS0181673798), in scadenza nel 2048 e con cedola 5,345%. Emesso a fine 2003 dall’amministrazione Veltroni, si è rivelato un boomerang.

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Allora, una cedola di questa entità per un bond a 44 anni sembrò normale. E lo era. Oggi, però, nemmeno il più longevo BTp emesso dal Tesoro offre così tanto. Il titolo con scadenza 2067 viaggia, infatti, a meno del 2,80%, circa la metà della cedola offerta a suo tempo dal Campidoglio. A conti fatti, il bond da 1,4 miliardi di euro verrà a costare alla scadenza circa 3,3 miliardi di interessi, quasi 2,5 volte il capitale incassato dall’amministrazione capitolina. Insomma, con gli occhi di oggi non si è rivelato un affare.

Gli interessi all’anno costano 74,83 milioni. Soldi, che dall’anno prossimo verranno caricati sulla tesoreria dello stato. In cambio, il governo nazionale – e sul punto ha vinto Matteo Salvini – taglierà il contributo annuale da 300 milioni stanziato alla gestione commissariale per un pari importo. Dunque, se è vero che lo stato italiano si accollerà il bond RomeCity, ciò avverrà a costo zero per le sue casse, perché sostanzialmente ne pagherà gli interessi tagliando gli stanziamenti alla Capitale per una pari cifra. E i risparmi ottenuti dalla rinegoziazione degli altri debiti – da qui il “Salva Tutti” – non andranno a sfoltire l’addizionale Irpef versata dai contribuenti romani e la più alta d’Italia, bensì a finanziare un fondo in favore di città in dissesto come Catania, Campobasso e Alessandria.

Il costo per l’Italia del bond RomeCity

Il bond RomeCity offre oggi un rendimento intorno al 2,84%, prezzando alla Borsa del Lussemburgo poco meno di 140.

Il BTp di pari durata, ossia quello con scadenza marzo 2048 e cedola 3,45% (ISIN: IT0005273013), rende il 2,35%, solamente circa lo 0,50% in meno. In teoria, lo stato potrebbe rilevare il titolo sul secondario ed emettere un BTp per finanziare l’acquisto a un interesse inferiore, risparmiando così i quasi 75 milioni di cedole all’anno, ma aumentando il suo debito per sgravarlo ai residenti romani. Tuttavia, per acquistare gli 1,4 miliardi di bond RomeCity, ai prezzi attuali servirebbe sborsare quasi 2 miliardi, cioè circa 555 milioni in più del capitale massimo annullabile.

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Spalmano questo “extra-prezzo” per i residui 29 anni, si ottiene un costo nei pressi dei 19 milioni. A questo punto va considerato il costo del bond da emettere per reperire i capitali necessari per provvedere all’acquisto dell’obbligazione capitolina. Supponendo che fosse il trentennale, il cui rendimento è stato sopra esposto, troviamo che l’esborso sarebbe pari a circa 46 milioni di interessi all’anno, quasi una trentina in meno di quelli che altrimenti lo stato sborserebbe mantenendo il bond fino alla scadenza del 2048, pur sempre superiore all’acquisto sopra la pari e ammortizzato nel trentennio. Il risparmio cumulato nei 29 anni sarebbe pari a quasi 838 milioni, il 60% del valore nominale del bond.

E così, tra Comune e stato si saranno pagati negli oltre 44 anni di durata del titolo “solamente” 2,5, anziché 3,3 miliardi di interessi, pur a fronte di oltre mezzo miliardo in più di capitale da rimborsare (con il BTp). E il mercato non pare abbia scontato una tale prospettiva, con la quotazione ad essersi impennata del 20% negli ultimi due mesi, esattamente quanto il BTp 2048. Segno che al rimborso anticipato non si creda o che non venga ritenuta un’ipotesi allettante.

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