Perché il debito della Grecia farà gola al mercato anche nel 2020

I bond di Atene hanno esibito una performance spettacolarmente positiva quest'anno e anche nel 2020 farebbero bene, stando agli analisti. E vi saranno nuove emissioni.

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I bond di Atene hanno esibito una performance spettacolarmente positiva quest'anno e anche nel 2020 farebbero bene, stando agli analisti. E vi saranno nuove emissioni.

I rendimenti in Grecia quest’anno sono crollati mediamente del 70% e, a tratti, sono scesi sotto i livelli italiani. Il bond a 10 anni offre l’1,34% contro l’1,30% dell’Italia e il discorso non cambia sulle scadenze più lunghe, mentre su quelle più brevi il vantaggio dei BTp ancora rimane più evidente, per quanto Atene sia riuscita ad emettere titoli a breve termine con rendimenti negativi di recente.

Il rally è stato eccezionale, non per questo nel 2020 si esclude il bis, magari meno accentuato, anche per via del dietrofront internazionale. Il Tesoro ha annunciato che per l’anno prossimo le esigenze di rifinanziamento rasentano lo zero e ciononostante vi saranno nuove emissioni, con l’obiettivo di ridurre il rischio di credito percepito sui mercati e di allargare la base degli investitori.

I rendimenti negativi arrivano in Grecia e questa è una pessima notizia per i bond

Già oggi, la Grecia dispone di 32 miliardi di euro di liquidità, sufficiente a tenerla al riparo dai mercati finanziari per il prossimo triennio. Quest’anno, di bond a medio-lungo termine ne ha emessi per 9 miliardi di euro sulle scadenze a 5, 7 e 10 anni e ha potuto rimborsare in anticipo 2,7 miliardi al Fondo Monetario Internazionale, approfittando dei minori costi di rifinanziamento.

Le nuove emissioni serviranno, quindi, non già a rimborsare il debito in scadenza, né a finanziare nuovo deficit, essendo i conti pubblici ellenici ormai in attivo da anni (grazie, però, al periodo di grazia di cui beneficia Atene sui prestiti elargiti da Eurozona e BCE), bensì a fare incetta di liquidità con cui prepararsi allo sbarco in piena regola sui mercati dal 2023, quando la Grecia dovrà pagare ai creditori pubblici europei gli interessi e i bond in scadenza. Allo stesso tempo, queste riserve cash aumentano il grado di fiducia tra gli investitori sulla sostenibilità del debito pubblico nel breve e medio termine, malgrado un rapporto con il pil ancora in area 180%. E ciò, a maggior ragione se dovesse arrivare la promozione a “investment grade” da parte di almeno un’agenzia di rating, precondizione affinché la BCE inserisca i titoli ellenici nel suo portafoglio di acquisti con il “quantitative easing”.

La crescita in Grecia è ripartita

Infine, bisogna considerare che il tasso di crescita dell’economia in Grecia si stia attestando su percentuali nettamente superiori a quelle medie dell’Eurozona, pur dopo un decennio da dimenticare e nel corso del quale il pil è crollato del 25% in termini reali. Un colpo d’ali lo darebbe l’accelerazione in corso dell’abbattimento dei crediti deteriorati in pancia alle banche, grazie alla garanzia pubblica posta dal governo di Atene sulle cessioni, sul modello italiano della GACS. Bilanci bancari risanati e ripuliti dai prestiti in malora si tradurrebbero in maggiori prestiti all’economia reale, offrendo sostegno a investimenti e consumi.

Tutti questi elementi spingono a credere che il peggio sia alle spalle e che d’ora in avanti, complice un governo conservatore favorevole al business e con buoni rapporti con Bruxelles, i rendimenti dei bond ellenici si atterranno sui livelli di spread dell’Italia o anche più bassi, scontando prospettive nel prossimo futuro più incoraggianti. Si tenga conto, infatti, che mentre l’Italia è esposta totalmente verso i mercati, la Grecia deve restituire i prestiti ricevuti per oltre l’80% a creditori pubblici, per cui il debito in mano agli investitori risulta basso e, con l’aumento degli scambi per via della maggiore liquidità, a questo punto è anche più appetibile.

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