Perché il BTp luglio 2024 (IT0005367492) offre maggiori garanzie a chi lo compra oggi

Investire in BTp a cercare di contenere le perdite, essendo i prezzi già altissimi. Ecco un criterio guida per le ipotesi di disinvestimento anticipato.

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Investire in BTp a cercare di contenere le perdite, essendo i prezzi già altissimi. Ecco un criterio guida per le ipotesi di disinvestimento anticipato.

La curva dei BTp è implosa nelle ultime settimane, sia per il rally del mercato obbligazionario globale nel frattempo avvenuto, sia anche per il cambio di governo a Roma, apprezzato dai mercati finanziari. Ormai, il rendimento medio ponderato dei titoli di stato italiani supera a stento lo 0,50%, generando una situazione da sogno per i conti pubblici, perché se perdurasse nel tempo, a regime ci farebbe risparmiare oltre 50 miliardi di euro all’anno di interessi sul debito pubblico. Se il Tesoro ride, gli obbligazionisti piangono. Chi dovesse acquistare adesso BTp non saprebbe come ottenere un rendimento decente, tranne che si spostasse sulle scadenze lunghissime; come il BTp 2067, che offre il 2,2%. Un tempo non lo avremmo nemmeno preso in considerazione per investimenti così longevi, adesso ci sembra quasi un miraggio.

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Un criterio per investire in BTp limitando le perdite nel caso di disinvestimento anticipato sarebbe quello di guardare alla curva delle scadenze. A meno di non nutrire ulteriori e serie aspettative rialziste, lasciate perdere i titoli con rendimenti negativi, che infliggono perdite certe alla data fissata per il rimborso. Per l’Italia, significa guardare dal quarto anno insù. A questo punto, se si ritiene che il disinvestimento sia una probabilità non bassa, si faccia una semplice sottrazione. Tra cosa? Tra il rendimento del titolo offerto su una data scadenza e quello del titolo della scadenza annuale più corta, e così via.

Come si muovono rendimenti e prezzi

Per capirci, prendiamo il BTp luglio 2024 e cedola 1,75% (ISIN: IT0005367492). Venerdì scorso, rendeva lo 0,34%. Trattasi del “benchmark” quinquennale. Il bond di riferimento per la scadenza a 4 anni, invece, è il BTp marzo 2023 e cedola 0,95% (ISIN: IT0005172322), il quale offriva lo 0,10%.

Lo spread 5/4 anni viaggia, dunque, intorno al quarto di punto percentuale. Il triennale, come detto, rende negativamente e in area -0,05%. Trattasi del BTp aprile 2022 e cedola 1,20% (ISIN: IT0005244782). Dunque, se la curva rimanesse intatta, il BTp a 5 anni in un paio di anni scenderebbe di rendimento di circa lo 0,40%.

Guardando all’insieme delle scadenze, notiamo che questo sia il tratto della curva con il più grande “salto” e per gli investitori potrebbe costituire un segnale di acquisto interessante. I rendimenti si muovono in direzione opposta ai prezzi, per cui il fatto che scendano molto nell’arco di poco tempo significa che i prezzi si muoverebbero poco negativamente, man mano che si avvicinano alla scadenza. Il BTp luglio 2024 perderebbe “solo” il 2% rispetto a oggi tra un anno, qualora rendesse lo 0,10%. E tra 2 anni avrebbe perso intorno al 4,5%. Sempre di perdite parliamo, ma spread relativamente elevati implicano che esse sarebbero più basse di quelle che verrebbero accusate nel caso in cui sui medesimi tratti i rendimenti rimanessero più stabili.

In assoluto, però, non ci garantiscono perdite inferiori a quelle che si riporterebbero su altri tratti con spread inferiori, dipendendo anche dalla convessità e dalla duration. In definitiva, quando ci si concentra su un orizzonte temporale per l’investimento, bisogna assicurarsi che gli spread siano sufficientemente elevati tra due o più scadenze ravvicinate e meglio se lo siano stati di più nei mesi precedenti, in quanto ciò segnalerebbe possibili movimenti futuri dei rendimenti ancora più favorevoli, ciò una discesa dei prezzi meno veloce. E il BTp luglio 2024 rendeva più di 25 punti base sopra il quadriennale alla fine di luglio.

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