Perché il 2021 può essere l’anno delle obbligazioni russe

Il 2020 è stato un anno difficile per l'economia russa, anche se si intravedono già i primi segnali di stabilizzazione. Crisi alle spalle l'anno prossimo?

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Bond Russia, ripresa nel 2021?

Non è stato un anno facile per nessuna economia e chiaramente ancora meno per quella russa, fortemente dipendente dal petrolio. Le quotazioni del Brent sono collassate a causa dell’emergenza Covid e il rublo ne ha risentito in maniera pesante. Pur recuperando decisamente rispetto alle perdite accusate nei primi mesi dell’anno, sta per chiudere il 2021 con un bilancio passivo del 23% contro l’euro. A causa del tonfo del cambio, l’inflazione nel paese è aumentata, contrariamente a quanto avvenuto in Occidente, salendo al 4,4% a novembre, ai massimi dal luglio 2019. In questo momento, risulta superiore ai tassi d’interesse fissati dalla Banca di Russia al 4,25%.

E questo non sarebbe un buon segnale per il mercato obbligazionario domestico. I capitali tendono a defluire dalle economie con tassi reali negativi. In effetti, i rendimenti sovrani russi sono scesi poco quest’anno lungo la curva. La scadenza a 2 anni offriva ieri il 4,51% e quella a 10 anni al 5,80%, rispettivamente in calo dal 5,65% e 6,25% di inizio 2020. Tuttavia, s’intravedono già alcuni segnali di stabilizzazione per l’economia russa. Il Brent è tornato ad assestarsi intorno ai 50 dollari al barile con le prime dosi di vaccino anti-Covid disponibili in commercio. E il rublo contro l’euro scambia poco sopra 90. A questo punto, la domanda che ci poniamo è se il 2021 possa portare significativi miglioramenti al mercato dei bond di Mosca.

La Russia ha emesso due Eurobond a tassi interessanti

Il futuro dei bond russi nel 2021

Per rispondere, dobbiamo per prima cosa capire che qui l’inflazione tende a muoversi nella direzione opposta alle quotazioni petrolifere. Poiché la Russia esporta la materia prima, il rublo si rafforza quando il Brent rincara e si deprezza quando implode.

E a sua volta, un cambio debole accelera l’inflazione, uno forte la frena. Se dopo il 2020, il greggio risalirà decisamente sopra i 50 dollari, magari tendendo gradualmente ai livelli pre-Covid, il rublo non solo cesserà di indebolirsi, ma dovrebbe esibire una performance positiva contro il dollaro. L’inflazione, quindi, potrebbe essere già culminata e i tassi reali, adesso leggermente negativi, diverrebbero positivi nei prossimi mesi. Certo, servirebbe un calo marcato dell’inflazione per giustificare nuovi tagli dei tassi, dopo i -200 punti base di quest’anno. Ad ogni modo, il solo fatto che tornino sopra l’inflazione costituirebbe una notizia potenzialmente sufficiente per attirare nuovi capitali e sostenere i bond, con i rendimenti che proseguirebbero la discesa.

Il quadro non è certo, perché resta esposto alle dinamiche geopolitiche non di facile lettura. Con l’addio di Donald Trump alla Casa Bianca e il passaggio di consegne a Joe Biden, la politica estera americana tornerà ad essere più dura nei confronti di Mosca? Il rischio di nuove sanzioni sul caso Ucraina resta dietro l’angolo e rappresenta il principale freno ai possibili guadagni degli assets finanziari russi. Si tenga conto anche che l’eventuale nuovo accordo tra USA e Iran sul nucleare esiterebbe la fine dell’embargo reintrodotto da Trump contro Teheran e l’aumento dell’offerta petrolifera globale, con i prezzi ad arretrare o a crescere più lentamente delle previsioni. E nemmeno questa sarebbe una buona notizia per rublo e bond russi.

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