Perché i rendimenti dei bond nel mondo potrebbero restare bassi per sempre

La risalita dei rendimenti obbligazionari nel mondo sarebbe tutt'altro che dietro l'angolo. Anzi, non sono in pochi a teorizzare che non avverrà probabilmente più, ecco le ragioni.

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La risalita dei rendimenti obbligazionari nel mondo sarebbe tutt'altro che dietro l'angolo. Anzi, non sono in pochi a teorizzare che non avverrà probabilmente più, ecco le ragioni.

Al Salone del Risparmio a Milano, un paio di settimane fa, il manager di DNCA, Enrico Trassinelli, ci ha messo la pulce nell’orecchio, offrendoci la sua opinione sul trend futuro dei rendimenti obbligazionari, che a suo avviso potrebbero rimanere bassi “ancora per decenni”. Che possano rimanere bassi per anni si era sentito dire, ma per decenni è stata obiettivamente una sorpresa.

Eppure, il ragionamento dietro a questa previsione sarebbe molto sensato. Lo stesso Trassinelli ci spiegava che sarebbero due le forze a tenere bassi i rendimenti: il potenziamento dei fondi pensione e lo sviluppo dei mercati emergenti. Avete fatto caso alla crescente necessità per i cittadini delle economie avanzate di affidarsi alla previdenza integrativa per sopperire al peso calante di quella pubblica?

Tassi bassi per decenni, c’entra la previdenza. E in portafoglio servono un po’ di azioni

I sistemi di welfare sono ovunque in crisi, non fosse altro che per ragioni demografiche. La popolazione invecchia, specie in Giappone ed Europa, per cui il numero di anziani cresce proporzionalmente più di quello dei lavoratori. Ciò porta a due importanti conseguenze per il mercato obbligazionario: crescita stagnante dei prezzi e maggiori risorse investite nei fondi pensione.

Perché i bond offriranno rendimenti bassi

Una popolazione più anziana tende a consumare meno e a risparmiare di più, inducendo le imprese ad aumentare i prezzi di beni e servizi con maggiore gradualità. E l’inflazione è la tra le componenti principali nella formazione dei rendimenti. Se fosse attesa nel medio-lungo termine al 3%, ad esempio, in pochi comprerebbero bond con rendimenti annui inferiori a tale livello, mentre se le aspettative sono più “fredde”, il mercato si accontenta di rendimenti più bassi. E negli ultimi anni, indipendentemente dagli stimoli monetari a pioggia delle principali banche centrali, notiamo rendimenti ai minimi storici, che fanno il paio con tassi d’inflazione anch’essi storicamente molto bassi, anche quando l’economia cresce a ritmi moderati, come negli USA.

L’accantonamento di maggiori risorse per la vecchiaia, poi, alimenta il risparmio e gli investimenti nei fondi previdenziali, i quali sono noti per puntare almeno una buona parte dei propri assets in obbligazioni.

La più alta domanda tendenziale, quindi, sarebbe destinata a sostenerne i prezzi e, per contro, ad affossarne i rendimenti. E se questo discorso vale, soprattutto, per le economie avanzate, sui mercati emergenti dovrebbe registrarsi un fenomeno non dissimile, ma che ha all’origine un’altra causa: lo sviluppo. Grazie a redditi in forte crescita in economie come Cina e India, solo per limitarsi ai colossi mondiali, i risparmi delle famiglie aumenteranno e con essi pure gli investimenti nel comparto obbligazionario, tra cui tramite i fondi pensione. Anche per questa via, la domanda di bond crescerà e l’impatto sui rendimenti sarà inevitabilmente depressivo.

Diversificazione del risparmio (gestito) per sfuggire ai rendimenti negativi

In conclusione, nel mondo avanzato l’inflazione tende a ristagnare a ritmi inferiori al recente passato e ai target delle banche centrali, rendendo più appetibili le obbligazioni con cedola fissa. E l’accumulo di risparmio, anche ai fini previdenziali, non farà che sostenere la domanda. Lo stesso accadrà nelle economie emergenti, dove il risparmio tende a crescere per effetto dei maggiori redditi disponibili e dove, quindi, flussi maggiori di risorse si riverseranno sul mercato obbligazionario, a beneficio dei relativi prezzi. Se fosse vero, difficilmente rivedremo i livelli di rendimento pre-crisi.

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