Perché i rendimenti americani crollano sui risultati incerti delle elezioni

La curva dei rendimenti negli USA arretra sul caos elettorale americano. Non c'è ancora un vincitore ufficiale per la Casa Bianca.

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Rendimenti Treasuries in netto calo dopo le elezioni USA

E’ finita come si temeva: nessuna vittoria annunciata subito dopo lo spoglio delle schede, anche perché lo scrutinio proseguirà almeno fino a domani. In teoria, Joe Biden dovrebbe essere in grado di conquistare i 270 delegati per diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti, ma sull’ufficializzazione pesa l’ombra dei ricorsi di Donald Trump contro presunti brogli in alcuni stati-chiave, specie nel Michigan. I rendimenti dei Treasuries sono decisamente diminuiti ieri lungo la curva delle scadenze. Il decennale è passato da oltre lo 0,90% a meno dello 0,80%, il trentennale ha perso 11 punti base e si è ridotto all’1,55% e sui 5 anni il calo è stato di 6 punti allo 0,33%.

Alla vigilia del voto, avevamo sostenuto che i rendimenti americani sarebbero risaliti gradualmente dopo le elezioni, tranne nel caso di risultati incerti e strascichi giudiziari. E così è stato. I capitali si sono messi al riparo dalle tensioni, puntando sui “safe assets”. E, in effetti, ieri il dollaro si è apprezzato mediamente contro le altre principali valute. E’ il segno dei timori del mercato per le incertezze che nel breve termine attraverseranno la politica della prima potenza mondiale.

Quale impatto delle elezioni americane sui Treasuries

L’onda blu non c’è stata

In realtà, c’è qualcosa di più. Gli investitori si aspettavano la cosiddetta “blue wave”, l’onda blu (colore dei democratici) con la quale la sinistra negli States avrebbe dovuto conquistare Congresso e Casa Bianca. A scrutinio non ancora del tutto ultimato, invece, i repubblicani tengono la maggioranza al Senato e i democratici quella di misura alla Camera. E alla presidenza, appunto, per il momento nessuna vera certezza.

Se Biden sarà proclamato successore di Trump, si ritroverà nell’impossibilità di implementare appieno il suo programma fiscale, che contempla forti interventi a sostegno dell’economia in deficit.

La leva della spesa pubblica non verrebbe utilizzata nelle dimensioni già scontate dal mercato e questo significa due cose: il debito federale salirà un po’ meno del previsto, con le emissioni di Treasuries a risultare inferiori a quelle immaginate; la politica monetaria dovrà fare ancora di più la sua parte per sopperire alla leva fiscale parzialmente inespressa.

La Federal Reserve di Jerome Powell dovrà varare nuovi stimoli, con ogni probabilità potenziando gli acquisti di titoli di stato e forse anche iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi dei tassi negativi. Dunque, i rendimenti calanti dei Treasuries esprimono benissimo questo scenario. Chiaramente, esso implica anche un probabile tasso di crescita dell’economia sotto il potenziale per i prossimi anni. E a sua volta, queste previsioni spingono il mercato a comprare debito a stelle e strisce per ripararsi da possibili nuove tensioni finanziarie.

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