Perché i mercati mettono sotto stress i BTp: le cifre di una pressione sempre alta

BTp costantemente sotto stress sui mercati e a spiegarci perché ci pensano queste cifre della BCE. Confronto penalizzante con la Germania, ma anche con Francia e Spagna.

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BTp costantemente sotto stress sui mercati e a spiegarci perché ci pensano queste cifre della BCE. Confronto penalizzante con la Germania, ma anche con Francia e Spagna.

Anche in aprile è proseguita, pur in misura quasi impercettibile, la discesa dei rendimenti dei BTp vigenti sul mercato. Secondo il Rendistato della Banca d’Italia, mediamente si sono attestati all’1,86% contro l’1,88% di marzo. Siamo a ben 100 punti base in meno rispetto a ottobre, mese di forti tensioni finanziarie per lo scontro sul deficit tra Roma e Bruxelles, anche se restiamo al di sopra dell’1% mediamente esitato nell’aprile di un anno fa, prima che i mercati iniziassero a vendere i nostri bond con la nascita del governo Conte.

Grazie al clima più disteso, il Tesoro ha potuto allungare, pur di poco, la vita media residua del debito pubblico italiano, portandola a 6,82 anni al 31 marzo scorso, dai 6,73 anni di gennaio.

Investire in BTp e guadagnare a doppia cifra in pochi mesi, è appena successo

Ma la pressione sui BTp rimane. E altri numeri, stavolta forniti dalla BCE, ci spiegano perché. Alla fine di marzo, i titoli di stato da emettere nei successivi 12 mesi nell’Eurozona si attestavano a un controvalore di 1.298 miliardi di euro. Di questi, 331 miliardi sono dell’Italia, pari a una quota del 25,5%. La Germania contribuisce con poco più di 274 miliardi, pari al 21,1% del totale; la Spagna con meno di 179 miliardi, il 13,8%; la Francia con più di 303 miliardi, il 23,4%. Dunque, primeggiamo nelle emissioni e per una quota di gran lunga superiore al peso della nostra economia, che alla fine del 2018 si fermava al 15,2% rispetto all’intera area, contro il 29,3% della Germania, il 20,3% della Francia e il 10,4% della Spagna.

Alti interessi e scadenze fitte per l’Italia

Guardando alla spesa attesa per gli interessi sul debito da sborsare, ricaviamo che l’Italia tra l’1 aprile scorso e il prossimo 31 marzo dovrà mettere mano al portafogli per 49,1 miliardi su un totale nell’area di 172,6 miliardi, il 28,4%. La Francia spenderà 37,8 miliardi (21,9%), la Spagna 27,5 miliardi (15,9%) e la Germania 21 miliardi (12,2%). Anche su questo fronte, il peso dell’Italia è nettamente superiore a quello della sua economia, mentre la Germania sfoggia una percentuale più che dimezzata.

Del resto, Berlino riesce a indebitarsi a costi negativi fino alle scadenze decennali.

La ripresa economica italiana e gli effetti collaterali sui BTp

Per quanto la vita media residua del nostro debito sia relativamente elevata, non supera la media dell’Eurozona, che si attesta a 7,4 anni, con la Germania a 6,5, la Francia a 7,5 e la Spagna a 7,4. Per concludere, abbiamo scadenze pesanti – e questa è una costante degli ultimi decenni – una spesa per interessi più alta d’Europa in rapporto al pil e una incapacità a consolidare il debito pubblico oltre i 7 anni, quando l’Irlanda si è portata a 9,6 e il Belgio e l’Austria a 10,1 anni, per non parlare dei 15 anni del Regno Unito, fuori dall’Eurozona. Se solo riuscissimo a tendere ai livelli di Vienna, ad esempio, tenendo costanti il debito e le emissioni di BoT, negli anni riusciremmo a contenere sotto i 300 miliardi di euro le emissioni complessive, che oggi superano in media il 20% del pil, quando Francia e Spagna riescono a tenerle sotto il 15% e la Germania sotto il 10%. Ecco da dove deriva questa pressione senza fine sui BTp.

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