Perché i dazi di Trump faranno aumentare spread e rendimenti BTp

I dazi di Trump contro diversi prodotti europei rischiano di arrestare il rally dei BTp e di imporre all'Italia un prezzo più alto di quello sin qui scontato.

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I dazi di Trump contro diversi prodotti europei rischiano di arrestare il rally dei BTp e di imporre all'Italia un prezzo più alto di quello sin qui scontato.

Brutto colpo per l’Italia con l’annuncio di nuovi dazi USA su prodotti europei per 7,5 miliardi di dollari e autorizzati dal WTO, l’Organizzazione per il Commercio Mondiale. Vengono colpiti diversi gioielli del Made in Italy, come il prosecco, il parmigiano e il prosciutto, ma il danno che queste misure rischiano di provocare all’economia italiana sarebbe più ampio e riguarderebbe gli stessi BTp, da mesi in rally sull’allentamento monetario della BCE e il cambio di governo a Roma.

Non è un caso che ieri, alla riapertura delle contrattazioni, i titoli di stato a 10 anni hanno visto impennare il rendimento dallo 0,82% di mercoledì fino a un massimo dello 0,98%, mentre lo spread BTp-Bund a 10 anni saliva da 139 a oltre 150 punti base.

I dazi di Trump su prosciutto e parmigiano mettono in crisi l’Italia nell’euro 

La prima sensazione è che questo “sell off” ai danni dei bond italiani sia dovuto alla fuga degli investitori verso il mercato “core” dell’Eurozona, essenzialmente i titoli di stato della Germania, i quali effettivamente si sono rafforzati nel corso della seduta di ieri, scendendo a un rendimento del -0,57/-0,58% sulla scadenza decennale. Ma questa spiegazione fa acqua per il semplice fatto che i Bonos, pur registrando qualche lieve tensione a inizio di giornata, hanno visto i loro rendimenti scendere nelle stesse ore di circa 3 bp allo 0,11-0,12%, segnalando come le principali preoccupazioni riguarderebbero l’Italia. Perché?

BTp colpiti dai dazi per ragioni molto serie

Si dirà che tutto ciò che colpisca la crescita economica nell’Eurozona danneggi particolarmente le economie più indebitate e deboli, il che è senz’altro vero. Ma la vera origine delle vendite di BTp sarebbe sostanzialmente un’altra: Trump ha ipotecato l’operato di Christine Lagarde, quando all’inizio del mese prossimo s’insedierà alla BCE. Il vero obiettivo dell’innalzamento delle tariffe americane consiste nel colpire il surplus commerciale ingente maturato dall’Europa con gli USA, dovuto in gran parte alla Germania, oltre che all’Italia e alla Francia.

Secondo la Casa Bianca, esso sarebbe conseguenza di un cambio euro-dollaro debole, a sua volta risentendo dei tassi azzerati della BCE. In realtà, le critiche trumpiane si spingono più in là, mettendo in dubbio la stessa bontà della moneta unica, giudicata uno strumento di cui si servirebbero i tedeschi per esportare a basso costo.

Ad ogni modo, due cose pretende Trump. Una dalla Federal Reserve, ovvero che imiti Francoforte e azzeri i tassi USA; l’altra dalla BCE, che la smetta di tenere i tassi così bassi e inizi ad alzarli. Capite benissimo che né l’uscente Mario Draghi e né Lagarde potranno mai accettare o anche solo ammettere di prendere in considerazione tali critiche per le loro decisioni in politica monetaria, ma il “sistema euro” richiederà nei prossimi mesi ragionamenti d’insieme per capire come limitare i danni. Se la BCE continuasse ad allentare la politica monetaria o la mantenesse ancora a lungo così espansiva, i dazi di Trump contro le merci dell’area si moltiplicherebbero, minacciando lo stesso modello economico su cui poggia il Vecchio Continente, fortemente difeso dalla Germania.

BCE, dimissioni della tedesca un avvertimento della Germania alla Lagarde

E proprio i tedeschi sono contrari già di per sé al prolungamento dell’accomodamento, per cui potrebbero prendere la palla al balzo per accrescere con maggiore efficacia la loro pressione sull’istituto, affinché ponga fine alle scelte di Draghi, giudicate “scellerate”. Anche perché l’alternativa per loro sarebbe di andare incontro per altra via alle richieste di Trump, cioè allentando i vincoli fiscali in patria, se non per tutta l’area, cosa che non intendono minimamente tollerare. Questo quadro depone a sfavore dei bassi tassi e del “quantitative easing” ancora a lungo. Se è così, i BTp ne risentiranno negativamente, essendo tra i principali beneficiari delle politiche attuali di Francoforte. Da qui, l’ampliamento dello spread e la risalita dei rendimenti italiani.

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