Perché i bond della Turchia recuperano, malgrado caos in Siria e Coronavirus

Obbligazioni e lira in Turchia recuperano parte delle perdite accusate a febbraio, eppure la situazione geopolitica ed economica nel paese emergente resta tesa.

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Obbligazioni e lira in Turchia recuperano parte delle perdite accusate a febbraio, eppure la situazione geopolitica ed economica nel paese emergente resta tesa.

La Turchia è ai ferri corti con l’Europa, dopo la decisione del presidente Erdogan di aprire il passaggio che dalla Siria porta i profughi direttamente fino alla Grecia, come arma di ricatto contro Bruxelles per ottenere l’erogazione degli aiuti promessi. E in Siria, lo scontro tra le truppe turche e il governo di Damasco ha provocato l’uccisione di 33 soldati tra le prime, alzando la tensione con la Russia. Insomma, tutto depone a sfavore degli investimenti in Turchia, specie con il peggioramento dei fondamentali macro. L’inflazione a febbraio ha accelerato per il quarto mese consecutivo, salendo al 12,37%, nettamente sopra i tassi d’interesse, che due settimane fa la banca centrale ha tagliato al 10,75%, di gran lunga in territorio negativo in termini reali.

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Contrariamente alle attese, il mercato obbligazionario ha ripreso a salire, così come la lira turca. Il rendimento a 10 anni è sceso in questa prima settimana di marzo dal 12,80% all’11,45%, quello a 2 anni dal 12,11% al 10,95%, in entrambi i casi tornando ai livelli di metà febbraio. L’apprezzamento ha riguardato anche le emissioni denominate in dollari, con il bond marzo 2022 e cedola 5,125% (ISIN: US900123BY51) ad avere guadagnato l’1,15% e quello in scadenza nel febbraio 2034 e cedola 8% (ISIN: US900123AT75) ben il 4%. Nel frattempo, la lira si è rafforzata contro il dollaro del 2,4%, dopo che alla fine del mese scorso era sprofondata ai minimi dal settembre 2018.

Insomma, gli investitori stranieri nelle ultime sedute hanno potuto assistere a un rafforzamento del capitale a tutto tondo, tra quotazioni in rialzo e apprezzamento del cambio. Paradossale che appaia, tutto questo sta accadendo nel bel mezzo delle suddette tensioni geopolitiche altissime nell’area e del panico mondiale da Coronavirus.

Com’è possibile? La prima risposta viene da Oltreoceano. Il taglio dei tassi della Federal Reserve ha accentuato il collasso in corso dei rendimenti americani, con il Treasury a 10 anni ieri arrivato a offrire poco meno dello 0,70%. Il “benchmark” mondiale si è sgonfiato come un soufflé quando aprite il forno prima che sia cotto. A valanga, si è tirato giù i rendimenti di tutti gli altri stati, emergenti compresi.

Dubbi sul recupero dei bond turchi

Innegabile, comunque, come si sia registrato un forte restringimento degli spread offerti dalla Turchia sui titoli in dollari, in parte dovuto ai livelli elevati a cui i rendimenti di Ankara erano esplosi a fine febbraio. Probabile, poi, che stia incidendo anche il fattore petrolio. Ieri, il Brent è sceso fino a 48 dollari al barile, perdendo quest’anno oltre il 27%, risentendo negativamente dell’impatto negativo del Coronavirus sull’economia mondiale e sulle tensioni tra OPEC e Russia legate al taglio dell’offerta.

Un greggio meno caro “raffredda” le aspettative d’inflazione presso le economie importatrici, tra cui la Turchia, fortemente dipendente dalle importazioni. E di conseguenza, i livelli dei rendimenti pretesi tendono a ridursi, anche perché, pur avendo la banca centrale sbagliato molto nel tagliare eccessivamente i tassi, potrebbe ritrovarsi nella condizione fortunata di beneficiare ugualmente della decelerazione dell’inflazione in Turchia per effetto di forze esterne. Restano i dubbi sulla sensatezza di questo recupero, anche perché il crollo dei rendimenti americani spingerebbe semmai a guardare con più attenzione ad altri mercati emergenti, quelli che disporrebbero di margini per tenere testa al taglio dei tassi USA per via di un’inflazione relativamente bassa e di tassi ancora relativamente elevati. E tra questi non vi è certo la Turchia, il cui cambio volatile, pur controllato dalla banca centrale, aggiunge rischio al rischio.

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