Perché gli acquisti illimitati della BCE con il QE preludono a un salvataggio dell’Italia

Il "quantitative easing" della BCE cambia ancora. Rimossa la soglia del 33% per l'acquisto dei bond su ciascuna emissione. Cerchiamo di capire quale impatto avrà su spread e rendimenti.

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Mercoledì sera, la BCE ha annunciato una nuova modifica al piano di acquisti di assets, noto come “quantitative easing” (QE) e, peraltro, attesa da diverso tempo. E’ stato eliminato il limite del 33% per gli acquisti dei titoli di stato su ciascuna emissione e quello del 50% per i titoli del debito emessi dagli organismi sovranazionali. In questo modo, l’istituto potrà acquistare debito di ciascuno stato illimitatamente. E non è un caso che ieri si siano ristretti gli spread, con i BTp a rendere in area 1,45% sulla scadenza a 10 anni, mentre i Bund della Germania viaggiavano al -0,30%.

I rendimenti dei BTp saliranno ancora o basterà il super QE della BCE a tenerli bassi?

Ieri mattina, infatti, sempre la BCE rendeva noto l’avvio degli acquisti dei bond con il nuovo piano, il PEPP (“Pandemic Emergency Programme Purchase”), una potenza di fuoco da 750 miliardi di euro, che si aggiunge ai 120 miliardi già stanziati con l’ultimo board del 12 marzo scorso e ai 20 miliardi mensili varati negli ultimi mesi della presidenza Draghi. Francoforte sta iniziando a fare sul serio, anche perché non poteva permettersi di restare ferma, mentre la Federal Reserve inietta sul mercato americano centinaia di miliardi di dollari al giorno. Troppo alto il rischio di subire un apprezzamento dell’euro, che in questa fase economicamente depressa si rivelerebbe esiziale per l’Eurozona.

Quali sarebbero gli effetti che dovremmo attenderci dalla rimozione di questo limite? Sappiamo da parecchi mesi che la BCE incontra difficoltà a reperire sul mercato secondario Bund e titoli di stato olandesi, per almeno un paio di ragioni: Germania e Olanda hanno un basso rapporto tra debito pubblico e pil e da anni tengono i bilanci in attivo, cioè non solo hanno accumulato emissioni relativamente basse rispetto alle dimensioni delle rispettive economie (e a queste sono legati gli acquisti della BCE per la regola del “capital key”), ma ogni anno tendono a ridurre l’indebitamento in valore assoluto, perché i titoli che emettono risultano inferiori a quelli che arrivano a scadenza.

Questo, fino alla crisi provocata dall’emergenza Coronavirus.

Salvataggio dell’Italia più vicino

Con la rimozione del limite, non ci saranno più grossi problemi a comprare i bond degli stati virtuosi, Bund in testa. In teoria, l’annuncio avrebbe dovuto far diminuire proprio i loro rendimenti, mentre ha ristretto gli spread. Vediamo perché. Anzitutto, perché tecnicamente il limite del 33% avrebbe finito per rendere inattuabile il QE, visto che nel corso dei mesi la BCE non avrebbe potuto concentrare gli acquisti solo sui BTp, i Bonos, etc, trascurando i Bund, in virtù della regola del “capital key”. I timori del mercato sono stati, quindi, fugati. Tuttavia, la proporzionalità degli acquisti tra stati resta in piedi, per cui appare ingiustificato dedurne che gli spread dovrebbero restringersi.

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In realtà, a parte l’avvio degli acquisti del PEPP, la rimozione del limite ha tutto il sapore di preludere a un salvataggio dell’Italia da parte della BCE, o almeno di creare le condizioni “tecniche” affinché ciò possa avvenire. Se il governo di Roma chiedesse aiuto al Meccanismo Europeo di Stabilità e questo emettesse titoli allo scopo, magari i cosiddetti “Coronabond virus”, la BCE potrebbe acquistarli senza più preoccuparsi del limite al 50%. Dunque, il “bail-out” avrebbe modo di compiersi. Questo starebbe premiando i titoli del Sud Europa, con anche i rendimenti di Spagna e Portogallo in calo, per non parlare di quelli della Grecia, che ieri sui 10 anni hanno perso mezzo punto percentuale, scendendo sotto l’1,90%, essendo i bond ellenici per la prima volta acquistati dalla BCE con il super QE.

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