Perché dai nuovi stimoli BCE a dicembre possibili brutte notizie per i BTp

Il prossimo board deciderà le nuove misure per contrastare la crisi economica scatenata dal Covid. E non è detto che saranno del tutto positive per i titoli di stato italiani.

di , pubblicato il
Nuovi stimoli BCE in arrivo positivi per i BTp?

Al prossimo board di dicembre, l’ultimo dell’anno, la BCE varerà nuovi stimoli monetari. Lo ha fatto presente l’altra settimana, quando il governatore Christine Lagarde ha spiegato che l’istituto si prenderà qualche settimana di tempo in più per decidere cosa fare, in considerazione degli sviluppi e dei tempi previsti per il vaccino anti-Covid. Ieri, la Banca d’Inghilterra ha potenziato gli acquisti di Gilt, i titoli di stato britannici, di altri 150 miliardi di sterline (166,5 miliardi di euro), portandoli a 875 miliardi, circa il 43% dell’intero debito pubblico di Sua Maestà. La mossa è stata decisa con l’ingresso del paese nel secondo lockdown, le cui ripercussioni sono attese negative sull’economia.

Quasi scontato che anche a Francoforte potenzieranno gli acquisti di bond, ma il dibattito interno riguarda attraverso quale programma, se con il “quantitative easing” o il PEPP. Quest’ultimo è stato varato nel marzo scorso per 750 miliardi e innalzato a 1.350 miliardi a giugno, con il fine di contrastare gli effetti del Covid sui mercati finanziari e l’economia. A differenza del QE, anch’esso rafforzato di 120 miliardi da utilizzare entro il 2020, non comporta il rispetto del “capital key”, la regola che lega gli acquisti dei titoli del debito pubblico alle dimensioni economiche degli stati membri dell’euro.

Acquisti bond BCE, ecco perché la revisione del PEPP potrà fare bene ai BTp

I dubbi di parte del board BCE sul PEPP

Starebbe emergendo l’intenzione, almeno da parte di alcuni esponenti del board, di procedere con nuovi stimoli tramite il QE e non il PEPP. Di seguito, vi riassumiamo le principali considerazioni che sono alla base di questa ipotesi:

  1. il PEPP è stato utilizzato per meno della metà della sua capienza massima, con acquisti già effettuati per 627,6 miliardi al 31 ottobre scorso.
    Poiché il programma è valido fino al 30 giugno prossimo, a questi ritmi la BCE potrà continuare a spendere la media di oltre 90 miliardi di euro al mese, più degli 83,5 miliardi in media spesi tra marzo e oggi. Non si vedrebbe questa necessità di dilatare il fondo, quando risulta sotto-utilizzato;
  2. il PEPP è stato concepito come strumento emergenziale – la E dell’acronimo sta proprio per “Emergency” – per cui in tanti nel Nord Europa lo avvertono come transitorio, sebbene il “falco” olandese Klaas Knot abbia dichiarato questa settimana che l’emergenza sia tuttora in vigore e che le prospettive sull’inflazione peggiorino;
  3. il PEPP è flessibile, troppo per i gusti degli stati frugali come Olanda, Finlandia e Austria. Lo dimostra il fatto che dei titoli di stato acquistati tramite questo programma, un quarto sono italiani e il 17% spagnoli, percentuali nettamente superiori alle rispettive key. La stessa Bundesbank teme che la BCE stia finendo per monetizzare i debiti sovrani di qualità più scadente, incentivando l’azzardo morale dei governi nel Sud Europa. Si leggano al riguardo le recenti considerazioni del lussemburghese Yves Mersch a tale riguardo;
  4. il PEPP ha abbassato così tanto i rendimenti di stati come Spagna e Portogallo, che nonostante i debiti relativamente elevati, i governi di entrambi stanno rifiutando persino di richiedere i prestiti che verranno erogati con il Recovery Fund, trovandoli poco convenienti. Secondo parte del board, così si rischia di finanziare la cattiva spesa degli stati, sottraendola ai controlli di Bruxelles legati alle erogazioni che saranno effettuate con il fondo di prossima istituzione.

Perché i bond nell’Eurozona resteranno tonici anche senza nuovi stimoli BCE

Alternative al PEPP e rischi

Per tutte queste ragioni, la BCE potrebbe anche optare per aumentare il QE dai 20 miliardi mensili attuali o attraverso il potenziamento del budget straordinario. In questo modo, i titoli di stato verrebbero acquistati senza favorire nessuno stato e si spingerebbero i governi a puntare sui fondi europei, anziché su emissioni nazionali senza dover rendere conto a nessuno.

In fondo, gli acquisti dell’istituto aumentano il grado di condivisione dei rischi sovrani e appare obiettivamente innegabile che le istituzioni europee pretendano almeno di conoscere le finalità per le quali i governi continuano a indebitarsi.

Sarebbe una brutta notizia per i BTp, se la BCE si rifiutasse di puntare sul PEPP. I mercati ne trarrebbero come conclusione una riduzione degli acquisti di titoli del debito pubblico italiano e gli spread salirebbero. Tendiamo ad escludere che a Francoforte vorranno a cuor leggero ravvivare il QE a discapito del PEPP. Per prima cosa, significherebbe riconoscere che l’emergenza Covid sia cessata, quando siamo nel pieno di una seconda ondata di contagi e nuovi lockdown; secondariamente, verrebbe meno la flessibilità goduta in questi mesi per proteggere i mercati dal rischio di ulteriore frammentazione. E rischiare quando ancora il PIL arretra e la guerra contro la pandemia non è vinta sarebbe una scelta indesiderabile.

Effetto Covid: la BCE sarà la nostra droga

[email protected] 

Argomenti: ,