Perché con Draghi premier le cedole corporate potranno azzerarsi

Italgas ha collocato sul mercato un bond suddiviso in due tranche da 500 milioni di euro ciascuna e con scadenza rispettivamente nel febbraio 2028 e nel febbraio 2033. In tutto, ha raccolto ordini per 3,4 miliardi. La cedola è stata zero per la prima e dello 0,5% per la seconda, la più bassa di sempre […]

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Cedola sempre più mini con Draghi?

Italgas ha collocato sul mercato un bond suddiviso in due tranche da 500 milioni di euro ciascuna e con scadenza rispettivamente nel febbraio 2028 e nel febbraio 2033. In tutto, ha raccolto ordini per 3,4 miliardi. La cedola è stata zero per la prima e dello 0,5% per la seconda, la più bassa di sempre in Italia per un titolo corporate a 12 anni. Un successo, che si spiega con la ricerca di opportunità d’investimento anche minimamente remunerative o semplicemente non in perdita da parte degli investitori internazionali. Le politiche monetarie ultra-espansive di tutte le principali banche centrali hanno azzerato i tassi di mercato, facendo sprofondare sottozero gran parte dei rendimenti sovrani lungo la curva in Europa e Giappone.

Resiste a questo scenario più estremo l’America, dove la Federal Reserve ha escluso ad oggi l’adozione dei tassi negativi e le aspettative d’inflazione risultano decisamente superiori a quelle vigenti nel Vecchio Continente. Ad ogni modo, per l’atteso rafforzamento dell’euro, gli stessi investitori americani si stanno buttando sul mercato europeo, acquistando finanche bond con rendimenti minimi o negativi.

Tutto questo sta avvenendo con un’Italia che partecipa parzialmente ai benefici di questa fase. I rendimenti sovrani da noi sono negativi fino alla scadenza dei 5 anni, in Germania fino ai 30. Un BTp a 10 anni offre ancora più dello 0,50%, un Bund di pari durata circa il -0,50%. Un nostro trentennale, poi, viaggia quasi all’1,50% contro qualcosa sottozero dell’omologo tedesco. Poiché i rendimenti sovrani fungono da “benchmark” per il mercato domestico, trattandosi di assets tendenzialmente “risk-free”, questo inevitabilmente suggerisce che, malgrado i costi bassissimi, in relazione al resto d’Europa indebitarsi in Italia risulta più oneroso per le stesse imprese e banche.

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Verso l’azzeramento delle cedole corporate?

Da cosa dipende questo spread? Dai fondamentali macro peggiori e dalla peculiare situazione politica. Il nostro debito pubblico è da tempo il secondo più alto d’Europa dopo la Grecia e, soprattutto, la nostra economia tende a ristagnare da ormai quasi tre decenni. Al contempo, proprio lo stato malconcio dell’economia ha provocato un forte risentimento diffuso tra gli italiani, i quali in maggioranza si esprimono ormai da anni a favore di forze politiche euro-scettiche. Da qui, i timori del mercato per una Italexit, la quale resta uno scenario altamente improbabile, ma il cui spettro agita lo scontro tra Roma e Bruxelles. Con Mario Draghi che sta per insediarsi come premier a Palazzo Chigi, almeno il rischio politico verrà temporaneamente domato. Da qui, la probabile discesa dello spread verso i livelli iberici, cioè in area 60-70 punti base.

Per il Tesoro, significherebbe indebitarsi a 10 anni a costi non superiori allo 0,20% e a rendimenti negativi forse fino alle scadenze degli 8-9 anni. Inevitabilmente, questa tendenza impatterebbe sui corporate bond. Le emissioni di aziende e banche diverrebbero sempre meno costose, pur a fronte di una modesta reflazione attesa per quest’anno e che sta già spingendo all’insù i rendimenti nell’Eurozona. Le cedole, che già oggi stanno assottigliandosi a livelli modestissimi o nulli sulle medio-brevi scadenze, si azzereranno verosimilmente del tutto e consentiranno al settore privato di indebitarsi per investire senza oneri o con oneri limitati. Un tonificante per la ripartenza dell’economia. La liquidità fluirebbe in misura più consistente laddove serve per essere impiegata a scopi produttivi.

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