Perché bond e azioni non potranno continuare a correre insieme a lungo

Ecco perché obbligazioni e azioni non dovrebbero a lungo continuare a salire entrambe. Tutto dipende da cosa prevediamo che accada a breve.

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Ecco perché obbligazioni e azioni non dovrebbero a lungo continuare a salire entrambe. Tutto dipende da cosa prevediamo che accada a breve.

Mercati azionari e obbligazionari in spolvero dall’inizio dell’anno. L’indice Dow Jones ha già messo a segno un rialzo dell’8,8% nel 2019, recuperando buona parte delle perdite accusate tra gli inizi di ottobre e la vigilia di Natale, nel corso del quale avevano sfiorato il 20%. L’ingresso nel mercato “orso” è stato evitato per un soffio, anche se Wall Street resta lontana dai massimi storici toccati il 3 ottobre scorso. Nel frattempo, anche i rendimenti dei Treasuries stanno scendendo, segnalando l’apprezzamento dei bond sovrani americani. I decennali sono scesi al 2,67%, a novembre erano arrivati al 3,25%. Sulla scadenza a 2 anni, si è passati da un massimo di poco inferiore al 3% al 2,50%.

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Qualcosa di analogo sta accadendo in Europa, dove gli indici borsistici sono saliti quest’anno di oltre il 6%, a fronte di un ripiegamento dei rendimenti sovrani, segno che i capitali si stiano riversando pure sull’obbligazionario. Proprio oggi, infatti, i decennali tedeschi sono scesi ai minimi da 28 mesi, sotto lo 0,13%. Un sostegno ai bond di entrambe le sponde dell’Atlantico lo sta offrendo il raffreddamento delle aspettative d’inflazione, con il “breakeven” a 5 anni negli USA crollato dall’oltre il 2% di inizio ottobre a un minimo dell’1,49% del 2 gennaio scorso, anche se adesso risultano risalite sopra l’1,70%, in ogni caso ben sotto il target del 2% fissato dalla Federal Reserve.

La decelerazione della crescita dei prezzi presso gli USA e l’Eurozona spiega solo in parte il calo dei rendimenti. I mercati appaiono preoccupati per le tensioni economiche, commerciali e politiche globali. Tutti gli istituti statistici nazionali e internazionali hanno già tagliato le stime di crescita per quest’anno e la stessa Germania rischia la recessione, mentre gli USA dovrebbero continuare a crescere intorno al 2,5%. Gli acquisti di bond, dunque, sono trainati dall’accresciuta avversione al rischio e sono stati sostenuti dalle mutate aspettative sulla politica monetaria delle principali banche centrali nel senso più accomodante. Se questo è vero, allora la crescita dei corsi azionari non sarebbe giustificata. Delle due l’una: o ha senso continuare ad acquistare bond e allora bisogna iniziare a vendere azioni, oppure il contrario.

Bond o azioni, quali scegliere?

Uno dei fattori che induce a puntare sull’uno o l’altro mercato è il rendimento. Al momento, a fronte di nemmeno il 2,7% offerto dai titoli del Tesoro americano a 10 anni, le azioni a Wall Street offrono il 4,8%, tenuto conto del rapporto medio tra utile e prezzo. Chiaramente, il dividendo risulta più basso e, in effetti, alla fine del 2018 si aggirava sul 2,4% e sarebbe pressappoco simile al dato attuale. Dunque, investire in azioni americane renderebbe decisamente meno che acquistare un titolo di stato USA, con la non piccola differenza che le prime espongono a rischi notevolmente superiori. In altre parole, già oggi il mercato obbligazionario apparirebbe più allettante di quello azionario in America. Discorso diverso nell’Eurozona, dove i rendimenti appaiono glaciali e le borse sono meno apprezzate di quella di New York, offrendo un margine di crescita potenzialmente superiore, seppure limitato dai venti di stagnazione o di vera recessione che spirano sul Vecchio Continente.

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Tornando all’America, se temiamo una crisi in arrivo, dovremmo vendere azioni sulle attese di profitti calanti o persino perdite delle società quotate, nonché acquistare Treasuries, anche scontando un taglio dei tassi da parte della Fed. In attesa che l’allentamento monetario si concretizzi, i rendimenti tenderebbero a salire sul tratto medio-breve e a scendere su quello a lungo. Pertanto, i prezzi scenderebbero per le scadenze medio-brevi e salirebbero per quelle medio-lunghe. Posizionandosi su quest’ultimo tratto della curva, si avrebbe modo di realizzare profitti in poco tempo. Se, invece, prevediamo che l’economia americana continuerà ad espandersi, probabilmente non vi sarà alcun taglio dei tassi in vista, anzi l’inflazione potrebbe accelerare e spingere la Fed almeno a non mutare orientamento monetario. Dunque, i prezzi dei bond non salirebbero, quelli delle azioni probabilmente sì. Dovremmo acquistare le seconde e vendere i primi.

Per un investitore non americano, il discorso si complica per via della variabile cambio. Il dollaro dovrebbe tendere ad apprezzarsi con rendimenti dei bond USA in rialzo, scenario atteso nel caso di espansione economica e di conseguente indirizzo monetario restrittivo. Viceversa, s’indebolirebbe nel caso di rendimenti calanti, cioè in previsione di una crisi. Se pensiamo che l’America vada in crisi tra non molto e volessimo puntare sul suo mercato, in ogni caso, avrebbe più senso acquistare bond e non azioni, dato che queste ultime ci dovrebbero infliggere perdite, che si sommerebbero a un effetto cambio negativo, mentre i prezzi dei primi almeno salirebbero. Se prevediamo che continui a crescere, le azioni sarebbero, invece, preferibili, per quanto le perdite accusate dai bond potrebbero risultare inferiori all’apprezzamento del cambio, esitando per l’investitore un saldo positivo.

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