Per ora il mercato non crede al ‘tapering’ della FED, rendimenti USA sempre bassi

La Federal Reserve si accingerebbe ad avviare il "tapering" entro la fine di quest'anno, ma dai Treasuries scarsi segnali di adeguamento.

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Tapering FED vicino?

La scorsa settimana, la Federal Reserve ha pubblicato i verbali relativi all’ultima riunione del FOMC, il suo braccio operativo di politica monetaria. In essi, si evince che la banca centrale americana potrebbe avviare il cosiddetto “tapering” entro la fine dell’anno sui timori per la drastica reflazione in corso. Tradotto, gli acquisti di bond sarebbero gradualmente ridotti.

A giugno e luglio, il tasso d’inflazione negli USA è salito al 5,4%, ai massimi dal 2008. Ben oltre il target del 2%. Per quanto la FED tollererà una lievitazione dei prezzi al consumo oltre tale soglia per un certo periodo, siamo su livelli non giustificabili. Con la pandemia, l’istituto ha varato un piano di acquisti per 120 miliardi di dollari al mese. Si tratta principalmente di Treasuries, i titoli di stato USA, e in misura minore di Mortgage-backed securities (MBS), obbligazioni coperte dalla garanzia ipotecaria.

Tapering FED vicino (forse), ma mercato sereno

Tuttavia, il timore per un “tapering” ravvicinato non sembra scuotere il mercato obbligazionario. Il Treasury a 10 anni stamattina offre l’1,28%, quello a 30 anni l’1,87%. Troppo poco per scontare tassi di mercato in rialzo con la minore liquidità disponibile. Com’è possibile? E’ probabile che il mercato stia al momento ipotizzando un taglio iniziale degli acquisti di MBS. E il motivo non è difficile da capire. Secondo l’indice S&P/Case-Shiller, i prezzi delle case negli USA a maggio sono cresciuti del 16,6% su base annua.

La bolla immobiliare turba i sonni degli americani. Il ricordo del crac del 2007-’08 è vicinissimo. Continuando a comprare MBS, la FED alimenterebbe gli acquisti di case, ingigantendo il problema. Ma basta questa considerazione per giustificare rendimenti USA ancora così bassi? Un’altra possibile risposta, non necessariamente alternativa, sarebbe che gli investitori restino intimoriti della pandemia.

I contagi sono in forte risalita da settimana un po’ in tutto l’Occidente e particolarmente negli USA, a causa della variante Delta.

Rendimenti USA bassi per via degli acquisti di “safe asset” contro le tensioni internazionali, quindi. E l’inflazione attesa per il prossimo quinquennio, stando al “breakeven” a 5 anni, è sì relativamente elevata, ma pur sempre poco oltre il target, al 2,40%. A maggio, aveva superato il 2,70%. Dunque, le aspettative d’inflazione negli USA non si stanno surriscaldando ulteriormente e restano a livelli del tutto compatibili con il mantenimento di una politica monetaria espansiva da parte della FED.

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