Per il 2015, meno titoli di stato e più azioni in portafoglio. Alla larga dagli emergenti

I bond governativi sono al capolinea e il loro rendimento è ormai al lumicino. A breve i capitali torneranno a spostarsi sulle azioni i cui rendimenti sono più promettenti

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I bond governativi sono al capolinea e il loro rendimento è ormai al lumicino. A breve i capitali torneranno a spostarsi sulle azioni i cui rendimenti sono più promettenti

Il 2014 non è stato certo un anno tranquillo. Nella seconda parte abbiamo assistito a forti turbolenze sui mercati mondiali che hanno accentuato lo spostamento dei grandi capitali dagli assets più o meno rischiosi a quelli con rischio nullo o quasi. Il tutto avallato dalla politica di tassi a zero delle Banche Centrali di mezzo mondo allo scopo di stimolare una ripresa economica che, per ora, c’è stata solo negli Stati Uniti.   Il Bund tedesco a dieci anni rende 0,55%   Di conseguenza gli investitori si sono posizionati con decisione sui titoli di stato dei paesi core, Treasuries e bond europei su tutti, a discapito di assets meno sicuri, ma non certo da buttare. Tendenza che sembra voler continuare a gennaio. Il risultato è stata una vera e propria follia finanziaria che ha visto i rendimenti dei bond europei precipitare ai minimi storici (il Bund decennale ha chiuso il 2014 con uno yield dello 0,55%, mentre il Btp rende meno del 1,9%) nonostante i rischi che gravano sull’economia continentale. Per non parlare delle scadenze sulla parte breve della curva dove gli investitori sono addirittura disposti a percepire interessi negativi per paura di quello che potrebbe succedere in futuro. Così il mercato si sta comportando come un ubriaco che cammina su un ponte e che per non cadere da una parte si getta a capofitto dall’altra. Ma il mercato è così e, come si suol dire, ha sempre ragione.   La Grecia fa ancora paura, ma non troppo   Per contro, sullo sfondo macroeconomico ci sono ancora situazioni allarmanti, come la Grecia che, in prossimità delle elezioni, offre sui propri titoli di stato decennali più del 9% di rendimento. Eppure, a ben guardare, la Grecia fa oggi meno paura di tre anni fa e anche il partito di opposizione Siryza, quello che dovrebbe vincere le prossime elezioni politiche, non è più antieuropeista come prima e l’euro non sarebbe in pericolo per la gioia dei tedeschi e di chi fa affari con la moneta unica. E’ un’altra stortura del mercato, gonfiata ad arte dai media e che non rappresenta obiettivamente la realtà delle cose. Forse la verità di tutto ciò sta in mezzo, come sempre: i Bund dovrebbero rendere un po’ di più e i bond greci un po’ di meno. Tuttavia, al momento, in mezzo non c’è più nulla e secondo i maggiori analisti è improduttivo per non dire folle investire ancora i propri soldi in titoli di stato europei. Per il 2015 i fund managers, stando alle ultime proiezioni macroeconomiche e statistiche, indicano come asset al location ideale il comparto azionario e quello obbligazionario corporate.   Bce lancerà il quantitative easing in primavera   [fumettoforumright]Il mercato ha ormai già scontato ampiamente il quantiative easing della Bce, cioè l’acquisto massiccio di bond governativi dell’eurozona, allo scopo di stimolare la crescita economica europea evitando al contempo la deflazione che in alcune aree geografiche si sta già manifestando con preoccupazione. Al di là delle ipotesi a riguardo, già analizzate approfonditamente da economisti di fama mondiale, occorre capire cosa succederà dopo. La Bce acquisterà titoli di stato sia sul mercato primario che sul mercato secondario e che sono più che altro in mano a banche e fondi d’investimento, liberando immense risorse monetarie. Dove andranno a finire? E’ molto probabile che queste finiranno nei forzieri delle banche, ma anche nelle casse delle grandi multinazionali. Le aziende, grazie soprattutto all’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro e al crollo del prezzo del petrolio, torneranno a macinare ricavi e a esportare manufatti verso nuove macroaree più promettenti delle economie mature (Ucraina?).   Alla larga dai mercati emergenti   Ragion per cui i prossimi anni e in particolare il 2015 dovrebbe rappresentare un anno di svolta per i mercati.

O meglio, gli investitori si sposteranno gradualmente verso il mercato azionario abbandonando quello dei titoli di stato che ormai non rende più niente.
 A conti fatti i dividendi della grandi multinazionali, anche a partecipazione statale, quotate sulle borse europee offrono rendimenti gran lunga superiori a quelli dei solidi bund tedeschi. Titoli che, dopo tanto correre, sembrano ormai arrivati al capolinea. Il consiglio dei gestori – come si legge su tutti i giornali specializzati – è quello di posizionarsi sulle azioni alleggerendo i titoli di stato in portafoglio. Anche le obbligazioni corporate sono una valida alternativa, benché i rendimenti netti di quelle delle società più solide si discostano poco dai rendimenti dei bond governativi. Mentre è bene tenersi alla larga dai mercati emergenti. L’outlook 2015 dei BRICS appare “molto preoccupante”. Lo sottolinea Demetrios Efstathiou, capo strategist di Standard Bank, puntualizzando come i recenti dati economici stiano mostrando significativi deflussi di capitali dai mercati del credito, del debito e da quelli azionari. Il continuo calo del greggio, i bassi prezzi delle commodity e la forza del dollaro sono poi altri fattori che aggiungono pressioni sui Paesi emergenti, rendendoli meno attraenti agli occhi degli investitori.

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