Peltro sosterrà i BTp e restringerà lo spread, ecco la misura-chiave della BCE

La BCE ha varato nuove misure di sostegno alla liquidità nell'Eurozona, tra cui spicca Peltro, le aste a lungo termine con cui punterebbe a soccorrere indirettamente i titoli di stato dell'area, BTp in testa.

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La BCE ha varato nuove misure di sostegno alla liquidità nell'Eurozona, tra cui spicca Peltro, le aste a lungo termine con cui punterebbe a soccorrere indirettamente i titoli di stato dell'area, BTp in testa.

Il board BCE di giovedì scorso non ha esitato decisioni eclatanti, come da attese. I tassi di riferimento, marginali e “overnight” sono stati lasciati tutti invariati, ma sono arrivate alcune novità solo apparentemente secondarie da altre misure. Anzitutto, sono stati tagliati i tassi sulle aste T-Ltro a 50 punti base (-0,50%) sotto il tasso di riferimento medio del periodo. Poiché quest’ultimo è da tempo a zero, significa che le banche riceveranno denaro per prendere a prestito liquidità della BCE, pur vincolata all’erogazione di prestiti alle imprese e alle famiglie, all’infuori dei mutui. Non è finita, perché accanto alle aste già fissate su base trimestrale dal settembre scorso e fino al marzo 2021 se ne terranno altre 7 da maggio e sempre trimestralmente (pur con eccezioni iniziali) fino al settembre dell’anno prossimo, denominate Peltro, sigla che sta per “Pandemic emergency longer-term refinancing operations”. Trattasi, cioè, di prestiti alle banche a lungo termine e, cosa ancora più importante, “non-targeted”, cioè non vincolata alle erogazioni di prestiti all’economia reale.

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Qual è il senso di questa misura? Evidentemente di sostenere la liquidità, così che si evitino tensioni sul mercato interbancario, data la bassa fiducia che nelle situazioni di crisi rischia di generare l’esplosione dei tassi e, soprattutto, di mettere in ginocchio istituti pur sani e solamente bisognosi di liquidità temporanea. Tuttavia, è altrettanto chiaro come con questa decisione il board abbia voluto indirettamente sostenere ancora una volta il mercato dei debiti sovrani, un po’ come fece tra la fine del 2011 e il febbraio del 2012 l’allora neo-governatore Mario Draghi, quando varò le prime due aste Ltro con cui erogò oltre 1.000 miliardi di liquidità alle banche dell’Eurozona, di cui un quarto finì in Italia.

Con quel denaro, gli istituti acquistarono BTp a prezzi molto bassi dopo mesi di crisi furente dello spread, ottenendo margini di profitto impensabili fino a poco prima per un investimento di fatto sicuro.

L’impatto di Peltro sui bond

Anche stavolta, data l’impossibilità legale di Francoforte di intervenire illimitatamente a sostegno dei bond sovrani, si punta a un soccorso indiretto, cioè attuato tramite le banche dell’area. Non ci saranno limiti alle quantità di denaro che potranno prendere in prestito a un tasso d’interesse pari a 25 punti base al di sotto di quello di rifinanziamento principale, cioè al -0,25% oggi come oggi. Nel caso dell’Italia, la cui curva delle scadenze è ridiventata praticamente ormai tutta positiva, significa che le banche potranno acquistare BTp con durata residua anche minima per maturare un minimo profitto. Solamente acquistando titoli con rendimenti inferiori al 0,25% rischierebbero di rimetterci, nel caso in cui attendessero la scadenza e non potessero o volessero disinvestire anticipatamente a prezzi superiori.

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In teoria, questa misura dovrebbe restringere gli spread, poiché mentre sarebbe conveniente per le banche prendere a prestito denaro BCE per acquistare bond governativi dell’area almeno a partire dal tratto medio-lungo della curva, non lo stesso dicasi per i titoli tedeschi, che offrono ancora oggi rendimenti inferiori al -0,25% fino ai 25 anni. Infine, confermando sia il “quantitative easing” da 20 miliardi al mese, quello straordinario da 120 miliardi e il PEPP da 750 miliardi, l’istituto si è detto pronto ad aumentare la portata di queste misure per tendere all’obiettivo d’inflazione, non tollerando deviazioni verso il basso o verso l’alto. La reazione sui mercati non è stata quella che ci si sarebbe aspettati: i rendimenti a 10 anni dei BTp sono saliti sopra l’1,80% e lo spread decennale con i Bund si è allargato di circa 11 punti base, salendo sopra 240 punti base.

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