Ombre cinesi su Telecom Italia

Hutchinson Wampoa sarebbe interessata al colosso telefonico italiano. Probabile un aumento di capitale da 4 miliardi di euro con forte sconto sulle azioni che vanno a picco, mentre sale l'appeal per le obbligazioni

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Hutchinson Wampoa sarebbe interessata al colosso telefonico italiano. Probabile un aumento di capitale da 4 miliardi di euro con forte sconto sulle azioni che vanno a picco, mentre sale l'appeal per le obbligazioni

Piangono gli azionisti di Telecom Italia, mentre sorridono gli obbligazionisti. La crisi che in Europa dura ormai da troppo tempo, sta mettendo a dura prova i conti dell’ex monopolista delle telecomunicazioni italiane, al punto che diventa sempre più necessario reperire in fretta capitali freschi per tenere in piedi un carrozzone che per anni è stato depauperato da spavaldi finanzieri con la complicità di politici e banchieri disinvolti e pronti a tutto pur di far soldi con le privatizzazioni. Il risultato è che ora nelle casse di Telecom Italia non ci sono abbastanza quattrini per reggere l’impatto della crisi economica che in Italia colpisce in maniera più pesante che altrove il settore delle telecomunicazioni. Che la compagnia non navigasse in buone acque, lo si era già appreso tempo fa, dopo la presentazione dei conti 2012 e da quando, il mese scorso, sono stati raccattati alla disperata 750 milioni di euro attraverso l’emissione di un bond subordinato ibrido con scadenza 2073 e tasso fisso del 7,75% (Bond ibrido Telecom Italia scadenza 2073).

Obbligazioni che inizialmente non avevano riscontrato il favore del mercato, tanto che il presidente Franco Bernabé aveva dovuto chiedere agli advisors di rinviare il collocamento di qualche settimana per non fare brutte figure coi soci dopo che analisti ed esperti avevano bollato l’operazione come “troppo costosa”. Emissione poi centrata con successo grazie all’apporto di investitori istituzionali stranieri che hanno puntellato il placement e che ora stanno guadagnando un buon 5% dalla data di sottoscrizione del bond, ma che è suonata come campanello d’allarme per piccoli e grandi azionisti che presto o tardi dovranno allargare i cordoni della borsa per ricapitalizzare la società.

 

Hutchinson Wampoa e Telecom Italia: al via le danze?

 

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Rumors di questi giorni parlano di un interessamento dei cinesi a diventare soci di riferimento del gruppo controllato da Telco (Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa San Paolo). L’operazione – secondo quanto riportato dal Corriere della Sera – potrebbe passare dalle maglie del quarto operatore telefonico Tre Italia, controllato dal colosso cinese Hutchinson Wampoa, che entrerebbe nella partita sottoscrivendo un aumento di capitale di 3-4 miliardi di euro. Soldi di cui Telecom Italia ha necessariamente bisogno entro quest’anno per poter sostenere gli ambiziosi piani di sviluppo della rete in fibra ottica, ma anche per sostenere gli oneri finanziari del debito da oltre 27 miliardi di euro e i costi per l’operatività delle controllate in Argentina e Brasile. A valle ci sarebbe, poi, lo scorporo della rete che lo Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, non è disposto a pagare più di 11-12 miliardi, contro i 15 chiesti da Telecom Italia lo scorso mese di dicembre. La differenza – come noto – sarebbe potuta arrivare dal finanziere egiziano Naugrib Sawiris che era disposto a metterci dei soldi tramite aumento di capitale riservato, ma poi non se ne fece nulla (Cda Telecom: no a Sawiris e avanti con lo scorporo della rete).

Del resto, Telecom ha un debito imponente e il piano di vendita della rete sarebbe l’unica strada per abbatterlo in maniera significativa dando alla società maggiore solidità finanziarie. Ma non c’è tempo da perdere, anche perché Telco non è in grado di sostenere altri costi, nonostante i soci abbiano rinnovato il patto di sindacato fino al 2015. E c’è già chi prevede un’uscita anticipata dal business.

 

Aumento capitale Telecom Italia: 4 miliardi sempre più indispensabili 

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Ma se questo è il quadro della situazione di Telecom Italia, non tanto dissimile dai concorrenti europei che sulla debolezza stanno diventando preda di grosse società straniere (è di ieri la notizia, poi smentita, che At&t e Verizon stessero per preparare un’opa da 250 miliardi di dollari su Vodafone), in borsa azioni e obbligazioni si stanno comportando in maniera diametralmente opposta.

Le quotazioni dei titoli azionari e di risparmio di Telecom Italia hanno toccato i minimi storici dal 1997, sia per effetto del taglio dei dividendi proposto dal Cda, che per timore che prima o poi sarà varato il tanto temuto aumento di capitale con un forte sconto sul prezzo di mercato e che i soci di controllo Telco (in difficoltà) potrebbero non sottoscrivere uscendo così di scena per lasciare il controllo del colosso telefonico a qualcun altro (Telecom Italia maglia nera a Piazza Affari: toccati i minimi del 1997).

Ipotesi a cui ha fatto seguito un giudizio negativo (underperform) degli analisti di UBS riguardo alle prospettive di crescita del settore telecom in Italia (Telecom Italia sospesa, mercati prendono sulla parola Ubs).

 

Rendimento obbligazioni Telecom Italia 2033 al 6,50%

 

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I prezzi delle obbligazioni Telecom Italia Finance, invece, non hanno avuto alcun risentimento, anzi si sono apprezzate spingendo i rendimenti delle scadenze più lunghe al di sotto del 7%. E’ così le nuove obbligazioni Telecom Italia 2073 a tasso fisso del 7,75% che prezza sopra 105 (emesso poco sotto la pari), ma anche per il bond da un miliardo di euro con scadenza 2033, stessa cedola, che ha raggiunto quota 114 offrendo un rendimento lordo a scadenza del 6,50% (vedi grafico a lato).

Cosa succede? Secondo gli analisti di Bofa Merrill Lynch, il mercato confida sempre più in una robusta ricapitalizzazione dell’azienda (come anche chiesto dai soci di minoranza Asati), il che rassicura i creditori spingendo le quotazioni verso l’alto poiché viene a diminuire il rischio emittente. In altre parole, la liquidità che verrà offerta dai soci andrà a rafforzare il patrimonio di Telecom garantendo maggiormente i mezzi necessari all’azienda per onorare i propri obblighi nei confronti dei creditori. Nonostante il rating sia stato tagliato lo scorso mese di febbraio dalle agenzie internazionali (Baa3 per Moody’s e BBB- per S&P e Fitch), il broker Usa non è pessimista per il futuro prevedendo un rafforzamento della società con l’entrata di nuovi soci e lo scorporo della rete.

Il 17 Aprile ci sarà l’assemblea dei soci dalla quale si prevedono usciranno importanti novità.

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