Oi Brasil: bancarotta in Olanda per due sussidiarie che hanno emesso i bond

Trattative a un punto morto fra obbligazionisti e Oi Brasil per il salvataggio. Offerta di scambio bond/equity sul tavolo del Giudice. Rischio fallimento vicino

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Trattative a un punto morto fra obbligazionisti e Oi Brasil per il salvataggio. Offerta di scambio bond/equity sul tavolo del Giudice. Rischio fallimento vicino

Bancarotta vicina per Oi Brasil in Olanda. Due sussidiarie del noto gruppo telefonico Oi Brasil con sede legale ad Amsterdam sono finite in procedura fallimentare dopo che ieri il Giudice ne ha decretato l’apertura del procedimento.

 

Come noto, Oi Brasil, quarta compagnia telefonica brasiliana, è andata in default lo scorso anno sotto il peso di 65 miliardi di reais (BRL) di debiti, circa 21 miliardi di dollari, e sta cercando un complicato accordo coi creditori per uscire dalle secche evitando il fallimento. Come conseguenza della richiesta di protezione nei confronti dei creditori al Tribunale di Rio, i bond Oi Brasil Brasil Holdings e quelli emessi da Portugal Telecom (rimasti di competenza di Oi Brasil dopo la cessione della compagnia telefonica portoghese) sono franati a livello distressed e prezzano poco più di un terzo del loro valore nominale incorporando anche interessi maturati e non corrisposti.

 

Oi Brasil e il piano di salvataggio di Sawiris

 

La maggior parte dei bond emessi da Oi Brasil fanno capo alle sussidiarie appena entrate in procedura fallimentare. Più precisamente si tratta di 5,8 miliardi di euro su un totale di 8,5. Nel frattempo, proseguono le trattative fra i maggiori creditori (Aurelius Capital Management LP, Attestor Capital LLC, Citadel LLP and York Capital Management), che rappresentano circa 2 miliardi di obbligazioni nominali, per cercare una soluzione con la compagnia telefonica Oi in Brasile, dove la procedura fallimentare è già aperta da tempo e per la quale si stanno avanzando diverse ipotesi per evitare il peggio.

L’ultima e la più concreta sarebbe quella giacente sul tavolo del giudice della corte federale brasiliana che vede sostanzialmente un’offerta presentata dal magnate egiziano delle telecomunicazioni Naguib Sawiris, già proprietario di Wind in Italia, tramite Orascom. Il piano di Sawiris prevede il risanamento della società in un anno e non esclude la fusione con Tim Participacoes, che fa capo all’italiana Telecom Italia. Prima, però, va risanata Oi. Sawiris ha infatti presentato un piano per il rilancio di Oi e ha promesso al governo brasiliano, che chiede un investimento di lunga durata, di mettere in Oi 250 milioni di dollari.

Al fianco del magnate egiziano ci sono altri investitori internazionali che dovrebbero mettere 1 miliardo di dollari a disposizione per il rilancio della societa’ di tlc brasiliana.

 

Oi Brasil: l’offerta di ristrutturaizone dei bond

 

Nel frattempo, Oi Brasil ha presentato un’offerta agli obbligazionisti per abbattere il debito. In sostanza la compagnia brasiliana propone uno scambio debt/equity più un ristoro con obbligazioni di nuova emissione. Più precisamente, l’offerta su 10,4 miliardi di dollari di bond sarebbe così strutturata: 25% del capitale della società subito, più 3,9 miliardi di reais di nuovi bond convertibili in azioni che porterebbero la partecipazione in Oi al 42%. dopo tre anni dall’emissione. Oltre a ciò, gli obbligazionisti riceveranno anche nuove obbligazioni senior decennali per 2,8 miliardi di reais con un coupon del 6% che sarà pagato solo a scadenza. Offerta che potrebbe anche essere migliorata – secondo gli analisti – anche perché le parti restano ancora distanti, visto che gli obbligazionisti, rappresentati da Moelis & Co. hanno chiesto il 95% delle azioni Oi Brasil in cambio dell’accordo. La decisione finale, se le parti non troveranno un accordo, spetterà al Giudice fallimentare che potrebbe decretarne il fallimento. A meno che il governo non decida per un intervento (nazionalizzazione) essendo anche lo Stato brasiliano fra i creditori privilegiati di Oi Brasil per tasse non versate. Questa non sarebbe certo la soluzione migliore per i bondholders.

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