Obbligazionisti Astaldi sconfitti in tribunale, resta la strada legale

Bond Astaldi crollati a meno di 9 centesimi sul mercato secondario, a fronte di un recupero atteso credibilmente sotto il 20%. L'hanno spuntata gli altri creditori.

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Bond Astaldi crollati a meno di 9 centesimi sul mercato secondario, a fronte di un recupero atteso credibilmente sotto il 20%. L'hanno spuntata gli altri creditori.

Lo scorso 17 luglio, dopo quasi due anni dalla richiesta di accesso alla procedura di concordato preventivo “con riserva”, il Tribunale di Roma ha omologato il piano concordatario di Astaldi in regime di continuità aziendale. L’esito di tale procedura era certamente atteso nonostante i contenuti del succitato piano fossero fortemente sbilanciati, a “sfavore” – come al solito – degli investitori risparmiatori. Inoltre – grazie al blocco della maggioranza delle banche creditrici – il decreto del Tribunale, essendo stato pronunciato nell’assenza totale di opposizioni, non è soggetto a reclamo e, pertanto, è da ritenersi irrevocabile e con efficacia immediata”.

L’unica certezza: la penalizzazione degli obbligazionisti

Ad oggi, l’unica certezza di tutta questa odissea è che le vere vittime, come già accaduto in tante altre pregresse situazioni similari – sono le migliaia di risparmiatori che, ahiloro, detengono le obbligazioni con scadenza 2020 e che hanno assistito impotentemente alla formale omologazione di quanto temuto fin dai primi istanti del default di Astaldi.

Nei prossimi mesi infatti i succitati obbligazionisti subiranno la conversione delle proprie obbligazioni in Strumenti Finanziari Partecipativi (SFP) – connessi alle “eventuali e future” liquidazioni di alcune concessioni, asset e crediti – ed in azioni quotate di nuova emissione.

Ad oggi i detentori dei bond con scadenza 2020 stanno perdendo più del 90% del valore nominale dei propri titoli e, secondo i maggiori analisti internazionali, hanno una prospettiva realistica di recupero nettamente inferiore al 20% del valore nominale delle obbligazioni, dunque fortemente lontano dal 38% previsto dal succitato piano concordatario. 

Non c’è più niente da aspettare

Ad oggi la soluzione più immediata e concreta per recuperare le perdite generate dai bond Astaldi è certamente quella di agire contro le banche intermediarie che hanno venduto i succitati titoli instaurando una causa ordinaria o un ricorso ACF (Arbitro per le Controversie Finanziarie) per le responsabilità incorse in sede di vendita/post vendita.

Le banche intermediarie in Italia hanno infatti indiscriminatamente venduto i titoli Astaldi al pubblico dei risparmiatori senza alcuna cura degli interessi di questi ultimi, in assoluto spregio degli obblighi di diligenza posti dalla normativa nazionale ed europea a carico degli intermediari finanziari. 

Tali titoli risultavano già da anni “non investment grade” e quindi non in linea con la maggior parte dei profili dei clienti retail. 

In aggiunta le banche avrebbero dovuto fornire ai risparmiatori una documentazione molto più esaustiva e chiara in fase di valutazione dell’investimento, rispetto a quanto è invece emerso dalle investigazioni dell’ultimo anno. 

Infine le banche avrebbero dovuto vigilare sull’andamento dei titoli assicurando ai propri clienti un flusso di informazioni costante ed adeguato man mano che le dinamiche di rischio di Astaldi si accentuavano sempre più.

La Martingale Risk, oggi leader in Italia nel recupero delle perdite su investimenti finanziari, sta attualmente organizzando azioni nei confronti delle banche intermediarie che hanno venduto i titoli Astaldi. 

Ad oggi, il 92% delle nostre azioni si è concluso con il recupero delle perdite e di queste il 58% si è chiuso con un accordo transattivo con la banca controparte.

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