Obbligazioni Xiaomi a 10 e 30 anni, spunta la tranche ‘green’: rialzi dei prezzi consistenti dalla primavera

Xiaomi emetterà un nuovo bond in dollari per 1 miliardo e in due tranche, di cui una "verde". Colosso non più sulla blacklist USA.

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Nuove obbligazioni Xiaomi

Il colosso cinese dei telefonini Xiaomi sta collocando sul mercato nuove obbligazioni in dollari per il controvalore di 1 miliardo. La società aveva ricevuto dalla Commissione per le Riforme e lo Sviluppo Nazionale il permesso di emettere debito in valuta estera per un massimo di 1,2 miliardi. Sta al diretto interessato decidere se avvalersi o meno dell’intera quota consentita. Secondo le indiscrezioni, le obbligazioni Xiaomi sarebbero suddivise in due tranche da 10 e 30 anni. La seconda risulta essere un green bond, cioè i relativi proventi saranno destinati ad abbattere le emissioni inquinanti.

Del resto, la società non è nuova al lancio di prodotti a risparmio energetico. Ne ha già immessi sul mercato una quarantina. Secondo la “guidance” iniziale, il rendimento delle obbligazioni Xiaomi a 10 anni si aggirerebbe a premio di 200 punti base sopra il Treasury di pari durata. La scadenza “verde” a 30 anni, invece, offrirebbe un premio di 260 punti base. Questo significa che dovrebbero esitare rispettivamente rendimenti in area 3,35-40% e 4,60%.

Rischi e potenzialità delle obbligazioni Xiaomi

In realtà, ci sembra che vi siano tutti i margini per un deciso restringimento. Ad esempio, dovete considerare che il bond con scadenza 29 aprile 2030, cioè dalla durata residua di quasi 9 anni, oggi offre un rendimento del 2,90%. A questi prezzi, il premio sul Treasury sarebbe in area 160 punti. Questo titolo guadagna il 4% dalla fine di marzo. E’ accaduto che a maggio, gli USA hanno rimosso Xiaomi dalla “blacklist, in cui rimane il rivale cinese Huawei.

Il rischio di credito teorico sarebbe medio. I rating assegnati dalle principali agenzie internazionali alle obbligazioni Xiaomi in dollari in corso di emissione sono BBB per S&P e Fitch e Baa2 per Moody’s.

Di fatto, il debito è classificato come “investment grade”, pur a due gradini dall’area “junk”. Il colosso ha chiuso il 2020 con ricavi per 32 miliardi di euro e un utile netto di 2,64 miliardi. L’indebitamento complessivo ammontava, invece, a meno di 17 miliardi.

Rimane chiaramente il rischio di cambio legato alle variazioni del cross euro-dollaro, così come non dovremmo sottovalutare i rischi legali, ovvero di natura geopolitica. La “guerra” commerciale in corso da qualche anno con gli USA sta riguardando particolarmente il comparto tech, dove si gioca il futuro delle due superpotenze mondiali. E il ban americano ai danni di Huawei ha dimostrato che Washington, se vuole, può fare davvero male alle singole realtà aziendali cinesi.

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