Obbligazioni Unicredit senior non preferred “callable” in dollari a 6 anni

Bond emesso con successo dalla banca italiana, che può così anticipare l'esecuzione del piano di funding ai fini Tlac, il nuovo standard per le banche sistemiche internazionali.

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Bond emesso con successo dalla banca italiana, che può così anticipare l'esecuzione del piano di funding ai fini Tlac, il nuovo standard per le banche sistemiche internazionali.

Unicredit ha emesso con successo un bond senior “non preferred” a 6 anni, denominato in dollari americani e rimborsabile in anticipo a partire dal 22 settembre 2025. Per i primi 5 anni, il titolo offrirà una cedola del 2,569% annuo e corrisposta semestralmente. Essa equivale a +230 punti base sopra il Treasury a 5 anni. Nel caso in cui l’emittente non esercitasse la “call”, la cedola per l’ultimo anno sarà pari al Treasury a 1 anno, maggiorato sempre di 230 punti base.

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Alta la domanda, con ordini complessivi per 4 miliardi, di cui 1 miliardo in appena un’ora dall’avvio del collocamento. Gli investitori interessati sono stati oltre 170, per il 76% provenienti dal Nord America, il 23% dall’Europa e l’1% dal Medio Oriente. La banca ha fatto sapere che con questa emissione da 1 miliardo di dollari potrà dare esecuzione al piano di funding ai fini Tlac con un anno di anticipo. Trattasi dell’adesione alle normative del Financial Stability Board, finalizzate a irrobustire sul piano patrimoniale le cosiddette banche sistemiche.

Ad essersi occupati del collocamento sono stati Citi, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Unicredit e Wells Fargo. I rating attesi per le obbligazioni appena emesse sono BBB- per S&P, BB+ per Fitch e Baa2 per Moody’s. La data di regolamento è stata fissata per il prossimo 22 settembre.

I rischi

La cedola appare molto attraente per una scadenza di questo tipo. Il 2,569% per 5 anni è alto nel panorama obbligazionario dell’Eurozona, ma dobbiamo ricordarci che siamo dinnanzi a un investimento in dollari, per cui resteremmo esposti fino alla scadenza o alla previa data di disinvestimento al rischio di cambio. Il cambio euro-dollaro è atteso in risalita nei prossimi anni, per cui il rendimento effettivo del bond risulterebbe ben più basso.

Nel caso malaugurato di un rafforzamento della moneta unica contro il biglietto verde a un cross in area 1,35, il rendimento verrebbe del tutto più che azzerato alla data “callable”, perché a quel punto il capitale rimborsato, convertito in euro, risulterebbe inferiore all’ammontare delle cedole incassate nel corso degli anni.

Un altro rischio specifico di questo titolo risiede nella sua natura “ibrida”, vale a dire che si colloca a metà strada tra un’obbligazione senior e una subordinata. In caso di “bail-in”, l’obbligazionista sarebbe coinvolto nelle perdite prima dei senior e dopo i subordinati.

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