Obbligazioni ultra-lunghe pagano dazio con le vendite d’autunno

Il mercato dei bond colpisce le scadenze troppo lunghe, che nei mesi scorsi avevano registrato rally insostenibili e che con le vendite di queste settimane risultano le più colpite.

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Il mercato dei bond colpisce le scadenze troppo lunghe, che nei mesi scorsi avevano registrato rally insostenibili e che con le vendite di queste settimane risultano le più colpite.

Prestereste mai i vostri soldi a 30 anni senza ricevere un solo centesimo di interessi e, anzi, rimettendoci qualcosa? E lo fareste a 100 anni per ottenere un rendimento di appena mezzo punto percentuale, al lordo delle imposte? Molto probabile che la vostra risposta sia negativa, che preferiate tenere i risparmi sotto il materasso, anziché impiegarli in un investimento infruttifero e al contempo pur sempre minimamente rischioso.

Eppure, questo ha fatto il mercato nei mesi scorsi. In agosto, le obbligazioni di stato a 100 anni dell’Austria sono arrivate all’incredibile quotazione di 210, cioè più del doppio del valore nominale, offrendo un rendimento annuo di poco superiore allo 0,50%.

In effetti, basta solo pensare che la cedola del 2,10% offerta con la prima emissione di appena due anni fa sia arrivata a pesare per appena l’1% dell’investimento e che per oltre la metà il capitale alla scadenza, nel lontano settembre 2117, sia risultato “bruciato”. In quelle stesse settimane, la Germania emetteva il suo primo Bund a 30 anni senza cedola, pur riscontrando ordini assai bassi all’asta. Chiunque lo abbia comprato si è accontentato di investire il capitale senza ottenere una qualche minima remunerazione da qui ai prossimi 30 anni e passa, confidando solo o che il valore del titolo regga nei prossimi anni o che almeno l’investimento ponga al riparo il capitale da perdite probabili che verrebbero accusate con la detenzione di altri assets.

Il Bund 2050 senza cedola conferma i rischi delle obbligazioni ultra-lunghe

Ad ogni modo, come avevamo avvertito a suo tempo, i bond ultra-lunghi si mostrano molto sensibili alle variazioni dei rendimenti, garantendo grandi soddisfazioni quando questi scendono, ma anche forti mal di pancia quando risalgono. E adesso stanno risalendo. Il trentennale tedesco non viaggia più su livelli negativi, bensì sopra lo 0,20%, pressappoco sui livelli di fine luglio scorso, segnando un rialzo di circa mezzo punto percentuale dai minimi di agosto. In termini di prezzo, risulta avere perduto circa il 12%, ma peggio ha fatto certamente il bond centenario austriaco, che nel frattempo è crollato del 21,5%, pur restando di oltre il 40% in rialzo quest’anno.

Perdite ancora altissime con rendimenti in rialzo

Se ci pensate bene, anche l’Argentina ha avuto la sua bolla, per quanto non paragonabile a quella europea. Poco più di due anni fa, però, riusciva a collocare sul mercato un bond in dollari a 100 anni, fatto storico inedito per un paese che aveva subito due default nei 15 anni precedenti. E ancora nell’estate dello scorso anno, quando la tempesta finanziaria aveva iniziato a travolgere l’economia sudamericana, il rendimento del titolo nemmeno arrivava al 9%, mentre adesso supera il 20%, a seguito del più che dimezzamento del prezzo.

Attenzione, perché la bolla obbligazionaria non è affatto scoppiata. Ancora oggi, il bond austriaco a 100 anni offre meno dell’1% e il Bund a 30 anni meno di un quarto di punto percentuale. Tornando alla domanda iniziale, prestereste i vostri soldi a questi tassi? Ebbene, probabile che il mercato abbia venduto perlopiù queste scadenze per monetizzare i guadagni e fiutando il rischio di prezzi eccessivamente gonfiati rispetto ai fondamentali.

Pensate solamente che se Vienna tornasse ai livelli di rendimento di due anni fa (circa il 2%), quando eppure gli stimoli monetari nell’Eurozona erano in piena funzione e, però, stavano attecchendo prospettive rialziste sui tassi nell’area, il suddetto bond precipiterebbe di circa un altro 35-40%. E il Bund 2050, senza il paracadute della cedola, anche solo rendendo l’1% in più rispetto a oggi, perderebbe un quinto del suo valore attuale.

Obbligazioni sovrane ultra-lunghe a rendimenti ultra-bassi

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