Obbligazioni Ucraina, cade il governo e Moody’s retrocede il debito in serie C

Schizzano i rendimenti dei bond governativi in dollari del paese all’indomani del downgrade. Torna la paura di un default di Kiev, ma FMI e Russia sarebbero pronti a intervenire

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Schizzano i rendimenti dei bond governativi in dollari del paese all’indomani del downgrade. Torna la paura di un default di Kiev, ma FMI e Russia sarebbero pronti a intervenire

Prezzi in forte discesa per i titoli di stato in dell’Ucraina. Da quando l’agenzia di rating Moody’s ha ridotto il suo rating sul debito ucraino a un livello ancora più basso in area junk annunciando che potrebbe tagliarlo ancora, sono fioccate le vendite da parte degli investitori. Moody’s ha annunciato di aver ridotto il rating sui titoli di Stato ucraini a B3 da B2 minacciando ulteriori downgrade a causa dei dubbi sulla capacità del governo di realizzare riforme e per le prospettive macroeconomiche deboli che stanno mettendo a rischio il livello di liquidità del paese. Preoccupa in particolare la situazione valutaria, con un calo delle riserve del 23% su base annua a fine agosto e le prospettive che restano incerte a causa dello stallo nelle trattative per l’adozione di un nuovo accordo con il FMI dovuto alla mancata attuazione di riforme strutturali. Il mancato raggiungimento di un accordo con il Fondo potrebbe determinare un nuovo downgrade da parte delle agenzie di rating. Più nel dettaglio, gli analisti americani ravvisano “un deterioramento della solidità istituzionale del Paese, nel contesto di una scarsa prevedibilità delle politiche e di una diminuita trasparenza dei dati”. Le dimissioni del governo guidato dal premier Mykola Azarov hanno richiamato l’attenzione degli investitori internazionali, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha comunicato di avere rinviato una missione a Kiev con l’obiettivo di porre le basi per un nuovo prestito stand-by dopo il congelamento nella primavera 2011. 

 

I titoli di stato dell’Ucraina rendono più del 12%

 

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La decisione di abbassare il rating al debito pubblico ucraino ha fatto scendere i prezzi dei bond di diverse figure, ma il declino dei prezzi era già in atto da molto tempo.

La decisone di Moody’s, di per sé, – osserva Ettore Bernasconi di UBS – era già nei rendimenti dei bond che si erano deteriorati da inizio anno. Quello che preoccupa, invece, è l’instabilità politica che regna sovrana a Kiev e che potrebbe compromettere seriamente le possibilità di rifinanziamento del debito in scadenza. Già lo scorso anno il governo fece fatica a rinnovare un prestito obbligazionario in dollari, andato a rimborso lo scorso mese di luglio, emettendo un titolo di stato da 2 miliardi verso investitori istituzionali con un rendimento del 9,25% per cinque anni. Ebbene, questo titolo (Isin XS0808758196) rende oggi il 12,36% lordo a scadenza, in un contesto di tassi d’interesse sul biglietto verde praticamente a zero. Come primo effetto, hanno iniziato a diffondersi rumors sul possibile default del debito ucraino che già si trovava sull’orlo del baratro 12 mesi fa. Se i rumors fossero confermati nei prossimi mesi, l’Ucraina avrebbe bisogno di un aiuto urgente, che difficilmente potrebbe arrivare dalla UE già incasinata di suo, mentre il FMI potrebbe intervenire solo a gennaio quando si sarà insediato il nuovo governo. Tempo per rinegoziare il debito ce ne sarebbe a sufficienza – osserva Bernasconi – poiché la prima importante scadenza debitoria è fissata fra due anni quando andrà a maturazione un bond in euro da 600 milioni (Isin XS0232329879) che paga una cedola annuale del 4,95%, ma che al momento rende l’11,35% e scambia intorno a quota 86 (vedi grafico).

 

Default Ucraina, aumentano i rischi, ma non tutti ne sono convinti

 

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Benché i rendimenti dei titoli di stato in dollari abbiano raggiunto livelli di altri tempi, analisti ed esperti non pensano a un default dell’Ucraina, come lascerebbero intendere le agenzie di rating (anche S&P e Fitch avevano abbassato il rating sul debito pubblico del paese). Troppi interessi politici sarebbero in gioco nell’antica terra degli zar. L’Ucraina (su pressione della UE) sta contrattando da tempo con l’FMI una serie di dure riforme come pre-condizione per ricevere ulteriori prestiti d’emergenza.

Mentre la Russia, da parte sua, sta cercando un varco per aumentare la sua influenza sull’Ucraina, sulle sue preziose risorse minerarie e in particolare sui gasdotti che transitano nel suo territorio (annosa e delicata questione). Un’ottima occasione per Putin & compari potrebbe derivare proprio dall’attuale crisi del governo ucraino e dalla debolezza contingente della UE. Altre volte in passato l’Ucraina era finita a un passo dal fallimento – osserva Bernasconi – ma poi fu sempre salvata in extremis, ovviamente a caro prezzo. E questo continuerà ancora fintanto che il paese, dal punto di vista strategico, rimarrà conteso fra la Russia e Ue.

 

Ucraina intrappolata fra crisi economica e interessi geopolitici di Russia e UE

 

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Dal punto di vista economico, è peggiorato il PIL dell’Ucraina nel secondo trimestre del 2013 rispetto al secondo trimestre del 2012 toccando quota 1,3%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è peggiorato dello 0,2%. Secondo le stime del Ministero dell’Economia, la crescita del PIL reale nel 2013 è stimato all’1,2%. In questo caso, l’FMI prevede una crescita zero del PIL dell’Ucraina nel 2013. La Banca mondiale nell’aprile scorso ha declassato previsioni di crescita del PIL dell’Ucraina per il 2013 all’1% dal 3,5%. È da notare che nel primo semestre dell’anno, l’Ucraina ha mostrato la peggiore performance di crescita del PIL dell’area CSI: un calo del 1,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre a questo, gli esperti della BERS prevedono che entro la fine del 2013 l’inflazione in Ucraina possa aumentare, a causa di un incremento delle tariffe per l’energia e un aumento della flessibilità del tasso di cambio. Secondo la BERS, l’inflazione dipende anche da fattori internazionali, quali i prezzi delle risorse e degli alimentari, ma un ritorno ad un’inflazione a due cifre è molto improbabile. Pertanto potrebbe essere effettuata una leggera svalutazione della moneta, in quanto l’ambiente esterno, attualmente, non è dei migliori per il paese, e queste condizioni di mercato creano una pressione sul tasso di cambio grivna.

In questo contesto, la Banca Nazionale dell’Ucraina (NBU) potrebbe però condurre una politica monetaria rigida e mantenere il tasso di cambio invariato per un altro anno. Anche se così facendo aumenterebbe la probabilità di una crisi futura: le riserve valutarie si stanno assottigliando, la base economica non riprende e la fiducia negli investimenti e dei consumatori del pubblico sono in calo.

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