Bond Turchia, i rendimenti non scendono dai massimi con il crac della lira prima del board sui tassi

Le obbligazioni di stato in Turchia non accennano a migliorare sul mercato, travolte dalla crisi della lira e di reputazione della banca centrale.

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Obbligazioni turche sempre giù

Diciamo pure che l’affaire della mancata sedia a Ursula von der Leyen non ha giovato a riportare un minimo di calma sulle obbligazioni turche e il cambio. Alle vicissitudini economico-finanziarie se ne vanno sommando sempre più di natura geopolitica. Il presidente Erdogan non è solo ai ferri corti con l’Unione Europea, almeno ufficialmente, ma anche con la Russia di Vladimir Putin sul caso Ucraina. E con l’America di Joe Biden non sta andando meglio.

Le obbligazioni turche a 10 anni viaggiano su livelli di rendimento quasi al 18,30%, mentre sulla scadenza a 2 anni si attestano al 18,95%. Come abbiamo già notato in un nostro precedente articolo, la curva sovrana si è di molto appiattita da quando l’ex governatore centrale Naci Agbal è stato licenziato. Fino ad allora, si presentava profondamente invertita: lo spread 10/2 anni era di -215 punti base. Adesso, è sceso sotto i 60 punti.

Il trend si spiega molto facilmente: il tratto lungo della curva delle obbligazioni turche risente delle aspettative d’inflazione, quello breve delle aspettative sui tassi d’interesse. Fino al 19 marzo scorso, il mercato si attendeva tassi alti e inflazione calante. Adesso, vale il contrario. Il presidente Erdogan è stato chiaro la scorsa settimana: inflazione e tassi dovranno presto essere tagliati sotto il 10%. Senonché, egli ambisce a che i tassi scendano all’unica cifra, ignorandone l’impatto sui prezzi al consumo.

Board sui tassi ininfluente su obbligazioni turche e cambio

La banca centrale si riunisce dopodomani per decidere sui tassi. Sarà il primo board sotto il nuovo governatore Sahap Kavcioglu. Gli analisti si attendono a larghissima maggioranza che il costo del denaro rimarrà invariato al 19%. Lo stesso Kavcioglu ha fatto intendere di non volere tagliare i tassi in aprile. Del resto, a marzo l’inflazione è salita ulteriormente sopra il 16%. E da quando il terzo governatore in tre anni è stato licenziato, la lira turca ha perso un altro 12%.

Nel frattempo, le obbligazioni turche a 10 anni sono esplose di rendimento a +470 punti base.

Tuttavia, il board non sarà un evento-chiave per i mercati. Anche se la banca centrale terrà i tassi invariati, non potrà sperare di recuperare la reputazione perduta. La nomina di Kavcioglu serve a Erdogan per ottenere tassi più bassi. Stop. Il resto sono chiacchiere. Né le obbligazioni turche, né il tasso di cambio potranno risollevarsi in questo scenario. Per il presidente si tratterà solo di pazientare qualche mese. Otterrà certamente un costo del denaro più basso con cui sostenere il credito e infiammare ulteriormente i prezzi al consumo. Non dovesse ottenerlo, rimpiazzerebbe anche il governatore attuale con uno ancora più fidato.

La reputazione della banca centrale è andata a farsi benedire, forse definitivamente. Peraltro, il rincaro delle materie prime e la conseguente reflazione globale impatteranno negativamente sulle già compromesse obbligazioni turche. I loro rendimenti saliranno per la pretesa degli investitori di una più alta remunerazione, dati la perdita di potere di acquisto e la maggiore concorrenza da parte dei “safe assets”. Insomma, lo scenario è mutato del tutto nelle ultime tre settimane.

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