Obbligazioni Tesla convertibili, ecco cosa ci predicono sulle azioni dopo il maxi-pagamento

Tesla ha rimborsato cash bond per 920 milioni di dollari questo venerdì, ma entro i prossimi 3 anni dovrà affrontare altre due scadenze significative e relative anch'esse a obbligazioni convertibili. Timori per la liquidità aziendale.

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Tesla ha rimborsato cash bond per 920 milioni di dollari questo venerdì, ma entro i prossimi 3 anni dovrà affrontare altre due scadenze significative e relative anch'esse a obbligazioni convertibili. Timori per la liquidità aziendale.

Venerdì scorso, Tesla ha pagato obbligazioni convertibili per 920 milioni di dollari, l’esborso unitario più pesante nella storia della società. I bond avrebbero potuto essere scambiati in azioni, se il prezzo di queste si fosse portato alla scadenza ad almeno 359,87 dollari, livello non più raggiunto da circa due mesi e mezzo. In effetti, alla chiusura della seduta giornaliera, l’1 marzo il titolo risultava valere solo 294,79 dollari.

La mancata conversione assottiglia la liquidità in cassa aziendale, pari a 3,7 miliardi di dollari, anche se la Tesla non dovrebbe avere problemi nell’onorare anche le prossime scadenze.

Tesla: nuovo record negativo per junk bond 

Sta di fatto che quello da poco scaduto non è stato il bond più oneroso. L’1 marzo 2021 dovranno essere pagate altre obbligazioni convertibili per un controvalore di 1,2 miliardi, mentre l’anno successivo ne arriveranno a scadenza per ulteriori 977 milioni. Il primo titolo offre cedola annuale dell’1,25% (ISIN: US88160RAC51) e l’altro ieri rendeva il -2,76%. Il secondo, cedola 2,375% (ISIN: US88160RAD35), sarà rimborsato il 15 marzo 2022 e nell’ultima seduta rendeva il -3,08%. Come mai, vi chiederete, queste  obbligazioni esibiscono rendimenti negativi? Che siano forse titoli percepiti come sicuri, un rifugio per gli investitori in cerca di protezione, come certi bond sovrani con tripla “A”? Niente affatto. Il rating di cui godono i bond Tesla è “spazzatura”: “B-” per S&P e “Ca1” per Moody’s, a causa delle tensioni sul fronte della liquidità paventate dalle agenzie di valutazione.

Dunque? La risposta sta nei prezzi di conversione delle due obbligazioni, rispettivamente pari a 359,87 e 327,50 dollari. In pratica, il mercato starebbe scommettendo che alla scadenza, le azioni Tesla varranno più dei prezzi a cui i bond verranno convertiti, offrendo un potenziale guadagno dalla rivendita immediata in borsa. Facciamo un esempio. L’1 marzo 2021, il titolo scambia a Wall Street 500 dollari. Poiché il bond verrà convertito a 359,87 dollari, rivendendo subito le azioni alla quotazione vigente, l’obbligazionista convertito maturerà una plusvalenza pari a oltre 140 dollari, pari al 39% del prezzo di conversione. Tenuto conto che il bond era stato emesso nel 2014, in soli 7 anni avrebbe reso la media di quasi il 7%, inclusa la cedola.

Il mercato scommette sulle azioni Tesla

Pertanto, i rendimenti negativi segnalano che il mercato starebbe scommettendo su un rialzo delle azioni Tesla alla scadenza. Esattamente, a quali livelli? Teniamo conto che il bond agosto 2025, un “callable” sin dall’agosto del 2020, non garantito e con cedola al 5,3%, rende il 7,5%. Trattasi di titoli per 1,8 miliardi. Le obbligazioni in dollari con rating “B” rendono mediamente il 6,8%. In sostanza, i due bond in questione, rendendo entrambi negativamente e intorno al -3%, segnalerebbero l’aspettativa degli obbligazionisti per quotazioni azionarie alla scadenza rispettivamente di un minimo del 20% e 30% in più rispetto ai prezzi di conversione, ossia a circa 430 dollari in tutti e due i casi.

Tesla: bond in calo su preoccupazioni degli investitori 

La domanda vera adesso sarebbe se le quotazioni azionarie possano portarsi ai livelli sperati entro i prossimi 2-3 anni. Il grafico di Tesla ci mostra un andamento complessivamente positivo nell’ultimo quinquennio, per quanto non esplosivo: +21% negli ultimi 5 anni, ma -22% dal picco di 21 mesi fa. La società di Elon Musk chiude i bilanci annuali in perdita, non riuscendo ancora a maturare utili dalla produzione di auto elettriche. Tuttavia, le attese sono per un risultato netto positivo quest’anno a 361 milioni e a quasi 1,2 miliardi per il 2020. La società ha da poco annunciato che venderà i modelli solo online, così da tagliare i costi, ritenendo molto difficile farlo per altra via. Considerando che attualmente il comparto automotive a Wall Street capitalizza circa 7 volte gli utili, dovremmo ammettere che sarebbe come supporre che da qui a 2-3 anni, Tesla riesca a tendere a una decina di miliardi di dollari di profitti, tenuto conto che la capitalizzazione salirebbe a una settantina di miliardi ai prezzi su cui scommettono gli obbligazionisti.

In realtà, trattasi di un business peculiare, anche perché Tesla è leader in un settore potenzialmente molto florido in futuro. Per contro, i guai giudiziari di Musk non autorizzano a facili previsioni.

Dopo che la SEC, la Consob americana, gli aveva chiesto di divulgare solo su previo monitoraggio dei collaboratori dati finanziari sensibili e ne aveva preteso le dimissioni dalla presidenza, nei giorni scorsi il manager è tornato nel mirino delle autorità USA, a causa di un tweet che avrebbe diffuso a mercati aperti dati errati sulle vendite. Per tutta risposta, Musk ha ironizzato sulla SEC, rischiando adesso un processo per oltraggio alla corte. Che il capo di un’azienda sia in lotta contro le autorità di vigilanza non depone in favore del debito emesso dalla sua società, che avrebbe bisogno della migliore reputazione possibile in favore dell’emittente per spuntare rating più solidi, a beneficio anche delle quotazioni dei bond.

giuseppe[email protected] 

 

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