Obbligazioni sovrane: meglio investire in Perù

Il nuovo bond in sol peruviani è negoziabile per importi minimi accessibili a tutti. Il rendimento a 10 anni supera il 5,60% e il rating è superiore a quello dell’Italia

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Il nuovo bond in sol peruviani è negoziabile per importi minimi accessibili a tutti. Il rendimento a 10 anni supera il 5,60% e il rating è superiore a quello dell’Italia

Il Perù, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno dei paesi latino americani in cui si vive meglio. Non solo, il ritmo di crescita economico è invidiabile. Passato da un Pil pari a 53 miliardi di dollari agli inizi del secolo a uno di 146 miliardi di dollari nel 2010, ha inanellato in sordina tassi di crescita superiori al 6% annuo. Un resoconto delle Nazioni Unite prevede che, tra le economie dell’America Latina e dei Caraibi, il Perù sarà la seconda a crescere più rapidamente, con uno sviluppo economico stimato del 6,1% per quest’anno e del 6,3% per il 2015. Il report delle Prospettive e della Situazione Economica Mondiale nel 2014 (WESP) mostra appunto che l’economia del Perù, per i prossimi due anni, rimarrà solo dietro Panama, che si presume crescerà del 6,9% nel 2014 e del 6,6% nel 2015. Quindi, perché non cominciare a considerare la possibilità di investire in obbligazioni peruviane?   Bond Repubblica del Perù 5,70% 2024   A parte le classiche emissioni obbligazionarie in dollari i cui prezzi sono ormai alle stelle e i rendimenti più bassi di quelli dei Tresuries americani, vale la pena soffermarsi un momento su quelle in valuta locale. Recentemente la Repubblica del Perù ha collocato sui mercati internazionali e con successo un bond decennale da 7,412 miliardi di sol peruviani (PEN). L’obbligazione (USP78024AB57) è stata collocata da Bank of America Merrill Lynch, BBVA e Morgan Stanley presso investitori istituzionali che la hanno sottoscritta con il triplo delle offerte. Venduto a 99,64, il bond sovrano offre una cedola fissa del 5,70% su base semestrale il 12 febbraio e 12 agosto di ogni anno fino al 2024, data di rimborso. A conferma dell’interesse da parte degli investitori, vi è il fatto che sul mercato OTC il bond viene già trattato un punto sopra il prezzo di collocamento per un rendimento del 5,64%. Caratteristica peculiare di questo bond, però, è il taglio minimo, pari a 1.000 Pen che corrisponde a circa 275 euro, per cui è tranquillamente negoziabile anche dagli investitori retail. Il nuovo sol peruviano viene scambiato intorno a 3,65 contro l’euro ed è una valuta poco volatile rispetto alle altre monete dei paesi sudamericani e, più in generale, rispetto a quelle dei paesi emergenti: negli ultimi tre anni, in piena crisi dei mercati, il sol peruviano è oscillato fra 3,15 e 3,90 contro euro.   Perù, il giudizio degli analisti   [fumettoforumright]Il rating del debito sovrano del  Perù è “investment grade”. Per Standard & Poor’s è classificato BBB+, mentre per Moody’s è da poco diventato A3. Quindi, meglio di quello del debito italiano. Secondo gli analisti americani, il merito creditizio del Perù continua a beneficiare del positivo rafforzamento del bilancio statale. Il rapporto fra debito pubblico e Pil era nel 2013 al 19,6% (in Italia è il 132%) con un surplus dello 0,7% rispetto al Pil e dovrebbe giungere al 18% entro il 2016, secondo le previsioni degli analisti. Ma non è solo questo a far apprezzare le stime economiche del Perù. Per gli esperti di Moody’s il driver che sta spingendo il paese verso una crescita solida e duratura sono le riforme strutturali che riguardano il fisco, il lavoro, la giustizia, l’accesso al credito, ecc. Più precisamente queste riforme si sono tradotte in enormi benefici per settori quali energia, miniere, petrolchimica, costruzioni, immobiliare, agroalimentare, forestale (il Perù è il quarto paese al mondo per estensione di boschi), tessile-abbigliamento, turismo. Settori che stanno trainando un’economia molto vitale, in cui c’è spazio sia per le grandi imprese sia per le Pmi. Non a caso il Perù è uno dei Paesi latinoamericani che registra flussi importanti di investimenti diretti dall’estero, con una progressione notevole, del 40%-50% rispetto all’anno precedente.   Perù, la perla del Pacifico   Ma cosa ha fatto esplodere in maniera così folgorante l’economia del Perù? Gli introiti derivanti dall’export delle materie prime si sono tradotti in un aumento della spesa pubblica, e hanno innescato l’interesse degli investitori verso la valuta peruviana che hanno cominciato a comprare facendone salire il valore. Il mercato interno si è sviluppato ed è diventato sempre più attrattivo per i prodotti esteri. Attualmente il Perù è il secondo produttore mondiale di rame: le esportazioni di questo minerale, entro il 2020, verranno triplicate, attraverso investimenti internazionali superiori a 41 miliardi di dollari, articolati in 40 progetti. Ma è anche il terzo produttore al mondo di rame (11,1% dell’export nazionale) tra le commodities il cui prezzo è aumentato di più negli ultimi anni ed esporta ancora oro e derivati del petrolio (19,9% sull’export totale). Giusto per fare un paragone con altre economie emergenti del Sud America, nel 2013 il paese andino ha raggiunto e superato i numeri del Cile (+5%), doppiato l’Argentina (+2,6), distaccato il Brasile (+1,3) e superato perfino il Messico.   Un terzo della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà   Tuttavia, non è oro tutto ciò che luccica.

Il boom economico ha favorito indubbiamente la diffusione di un benessere più ampio, ma la struttura della distribuzione del reddito è ancora fortemente polarizzata.
Il 31% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e poche sono le politiche di sostegno al reddito varate dal governo in carica. A mettere in forse la tenuta dell’economia peruviana sono più che altro fattori di carattere strutturale. Il paese non ha avviato una solida politica industriale e gli investimenti si concentrano nel settore delle esportazioni delle materie prime, molto sensibile alle fluttuazioni dei mercati internazionali. La cronica mancanza di infrastrutture e l’alto livello di povertà sono fattori di freno allo sviluppo economico del paese.

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