Obbligazioni senza cedola, rischi dei zero coupon e consigli su come evitarli

Ecco perché le obbligazioni senza cedola espongono a rischi maggiori e il confronto tra CTz e BTp.

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Ecco perché le obbligazioni senza cedola espongono a rischi maggiori e il confronto tra CTz e BTp.

Le obbligazioni sono titoli che offrono al detentore un rendimento, composto da due fattori: il prezzo e la cedola. La differenza, se positiva, tra valore di disinvestimento/rimborso e quello di acquisto/emissione, garantisce alla scadenza una plusvalenza, che va a sommarsi al tasso cedolare periodicamente offerto dall’emittente. Tuttavia, esistono alcune obbligazioni prive di cedola. Sono anche detti bond “zero coupon”. In questo caso, il rendimento è dato solamente dalla differenza tra prezzo di cessione o rimborso alla scadenza e prezzo di acquisto o emissione, suddivisa per il numero degli anni di detenzione del titolo.

I BoT sono sostanzialmente obbligazioni senza cedola e nemmeno le uniche di questo tipo. Il Tesoro italiano emette regolarmente anche i CTz, con scadenze più lunghe, ossia di due anni. Comportano rischi particolari per l’obbligazionista?

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In effetti, gli zero coupon si mostrano abbastanza diversi dalle obbligazioni ordinarie. Chi investe sul mercato a reddito fisso lo fa essenzialmente per beneficiare di un flusso di reddito garantito lungo l’intero periodo di investimento, confidando nella restituzione integrale del capitale nominale al termine. Qui, viene meno proprio il flusso cedolare, per cui l’obbligazionista versa in condizioni simili a quelle di un azionista, con l’unica differenza di avere una scadenza certa per tornare in possesso del capitale. Con le azioni, invece, siamo che l’orizzonte temporale dell’investimento è indeterminato, così come il valore del capitale.

Il fattore prezzo per i zero coupon

Questo implica anche che l’obbligazionista di un zero coupon rimane esposto più marcatamente di un titolo con cedola alle variazioni delle quotazioni. Se i tassi di mercato salgono dell’1% e il bond ha duration pari a 10, il prezzo tenderà a diminuire del 10%. Se lo stesso bond avesse una cedola, la duration si accorcerebbe e si ridurrebbe il calo potenziale del prezzo rispetto al rialzo dei tassi sul mercato. In sostanza, la cedola funge da freno per le fluttuazioni dei prezzi obbligazionari.

Più essa è alta, maggiore la stabilità delle quotazioni lungo il periodo di investimento e fino alla scadenza.

Per investire in bond conta la cedola, non solo il rendimento

Dunque, le obbligazioni senza cedola si mostrano più rischiose nelle fasi in cui i tassi salgono. Viceversa, tendono a offrire maggiori soddisfazioni nelle fasi calanti per i tassi, in quanto le quotazioni devono salire più rapidamente di quelle dei bond con cedola per adeguarsi. L’effetto è nullo nell’uno e nell’altro caso, se l’obbligazionista intende mantenere il titolo in portafoglio fino alla scadenza, mentre non è così nel caso di disinvestimento anticipato, magari per un imprevedibile bisogno di liquidità. Dovendo rivendere anticipatamente il bond, si rimane esposti alle (maggiori) variazioni dei prezzi nel frattempo subite.

Per limitare tali disagi potenziali, le emissioni di obbligazioni senza cedola tendono a concentrarsi sul breve periodo. In effetti, se un CTz fosse emesso a 10 o 15 anni, molto probabilmente non incontrerebbe una domanda sostenuta dagli investitori individuali, perché difficilmente una famiglia si priverebbe così a lungo di liquidità senza potere attingere all’erogazione di flussi di reddito tra il momento dell’investimento e la scadenza. E nemmeno gli istituzionali vi si butterebbero a cuor leggero, avvertendo il rischio di subire perdite potenzialmente elevate nel caso di disinvestimento anticipato.

Cosa dicono i CTz

Prendiamo tre CTz oggi vigenti sul mercato sovrano tricolore: l’ottobre 2019, il marzo 2020 e il novembre 2020. Il primo (ISIN: IT0005289274) offre un rendimento di poco inferiore allo zero, del -0,01%; il secondo (ISIN: IT0005329336) rende lo 0,18% e il terzo (ISIN: IT0005350514) lo 0,89%. I BTp con scadenze simili mostrano rendimenti rispettivamente dello 0,02%, dello 0,16% e dello 0,32%. Come notiamo, nel primo caso soltanto si ha che il BTp rende di poco più dell’omologo per durata senza cedola. Che cosa significa? L’ottobre 2019 è un semestrale e poiché da qui a breve i tassi sono attesi stabili nell’Eurozona, anzi i rendimenti dei bond potrebbero scendere per effetto dell’ulteriore allentamento monetario atteso da parte della BCE con una nuova asta T-Ltro entro metà anno, il CTz sconta con maggiore vigore tali aspettative.

Viceversa, risente più negativamente dell’atteso rialzo dei tassi da qui a un anno, con il marzo 2020 e il novembre 2020 a rendere un po’ di più.

Per concludere, le obbligazioni senza cedola si mostrano appetibili nelle fasi calanti per i tassi di mercato, mentre tendono a sottoperformare in quelle rialziste. In ogni caso, salvo le scadenze brevi e brevissime, dovrebbero offrire un rendimento anche di poco superiore a un bond omologo con cedola, non garantendo alcun reddito fino alla scadenza. Si consiglia di non farsi allettare, però, dal maggiore rendimento, se la data del rimborso è fissata molto in là. Essendo gli imprevisti sempre in agguato e con essi il conseguente bisogno di disinvestire, si rimarrebbe esposti per intero alle variazioni dei tassi sul fronte prezzo.

Cedola o rendimento? Vediamo la differenza

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