Obbligazioni Poste Italiane perpetue, ecco come sta salendo il rendimento

Nel giugno dello scorso anno, Poste Italiane emise le sue prime obbligazioni perpetue. Vediamone l'andamento sul mercato secondario.

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Ecco le obbligazioni perpetue di Poste Italiane

Era il giugno dello scorso anno, quando Poste Italiane emise obbligazioni perpetue per l’importo di 800 milioni di euro (ISIN: XS2353073161). Si tratta di titoli senza scadenza e, pertanto, potrebbero non essere rimborsati mai. Perché dovremmo acquistare un’obbligazione con il rischio di non vederci restituito il capitale? La differenza la fa la cedola offerta: 2,65% fino al 24 giugno 2029. Se già oggi possiamo considerarlo un tasso d’interesse elevato, lo era a maggior ragione all’atto dell’emissione del bond, quando il BTp a 8 anni offriva appena lo 0,60%.

Perché il confronto con questa scadenza? Le obbligazioni perpetue di Poste Italiane hanno tre date di reset. A ciascuna di esse, l’emittente può decidere di rimborsare il capitale o meno. Tali date sono state fissate per il 24 giugno 2029, 24 giugno 2034 e 24 giugno 2049. Alla prima, nel caso di mancato rimborso Poste riconoscerà agli obbligazionisti una cedola pari al tasso “midswap” a 5 anni più un margine di 267,7 punti base. Alla seconda, il margine aumenterebbe di 25 punti base e alla terza di ulteriori 75 punti base.

Obbligazioni Poste, ecco le mutate condizioni di mercato

Ieri, le obbligazioni Poste si acquistavano a 89,70 centesimi alla Borsa di Lussemburgo in cui sono negoziate. A questo prezzo, offrivano un rendimento del 4,49% nel caso in cui fossero rimborsate alla prima data di reset. Il rendimento netto scenderebbe al 3,32%, in ogni caso a circa +210 punti base sopra quello del BTp agosto 2029. Qualora l’emittente decidesse di non rimborsare il titolo, fino al 2034 la cedola diverrebbe variabile e agganciata, come sopra indicato, al tasso “midswap” a 5 anni. Ieri, questo risultava dello 0,60%. Era a -0,26% nel giorno dell’emissione. Se restasse a questo livello, la cedola tra il 2029 e il 2034 sarebbe del 3,277%.

Rapportata all’investimento di 89,70 centesimi, salirebbe al 3,65% effettivo. E il rendimento lordo da qui al giugno 2034 sarebbe di quasi il 4,6%, pari al 3,39% netto.

Immaginiamo che neppure nel 2034 le obbligazioni Poste saranno rimborsate. La cedola salirebbe dello 0,25%. Ipotizzando un tasso “midswap” invariato rispetto al livello attuale, essa sarebbe del 3,527%. Il rendimento da oggi al 24 giugno 2049 si attesterebbe al 4,35% lordo, pari al 3,22% netto. Successivamente ancora, qualora neppure nel 2049 avvenisse il rimborso, la cedola salirebbe al 4,277%, sempre immaginando (ipotesi al limite dell’irreale) un tasso di mercato invariato. Il rendimento alla scadenza non sarebbe calcolabile, per il semplice fatto che stavolta mancherebbe una scadenza a cui agganciarsi.

Quante saranno le probabilità che le obbligazioni Poste saranno rimborsate a una delle tre date di reset? Dipenderà dalle condizioni di mercato. Se l’emittente riuscirà a rifinanziarsi a costi inferiori rispetto alla cedola che sborserebbe alternativamente negli anni successivi, avrebbe tutta la convenienza a procedere con il rimborso. Viceversa, continuerebbe a pagare le cedole.

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