Obbligazioni per il 2013: grandi opportunità in America Latina

Le raccomandazioni degli esperti per il mercato obbligazionario sono tutte rivolte ai paesi emergenti. Cina, Brasile e Messico faranno da volano alla crescita economica globale

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Le raccomandazioni degli esperti per il mercato obbligazionario sono tutte rivolte ai paesi emergenti. Cina, Brasile e Messico faranno da volano alla crescita economica globale

Un anno fa InvestireOggi aveva segnalato per il 2012 di sottopesare i titoli di stato a favore dei corporate bond che avrebbero dato buoni ritorni agli investitori. E così è stato. La performance realizzata dal segmento obbligazionario corporate lo scorso anno, fra crisi greca, difficoltà del debito pubblico italiano e spagnolo, ha battuto nettamente le più rosse aspettative con guadagni che hanno anche superato le due cifre percentuali nel settore high yield.

 

Investire in obbligazioni tenendo lo sguardo verso l’estero

Chi ci ha seguito leggendo le nostre rubriche (e i nostri forum), arricchite da preziosi contributi di analisti ed esperti del settore, ha potuto cogliere occasioni interessanti in tutta tranquillità per battere l’inflazione investendo i propri risparmi anche lontano dai tradizionali confini nazionali ai quali la stampa italiana ci ha da sempre relegato con le sue infatuazioni lobbistiche. La globalizzazione e lo spostamento sempre più veloce dei grandi capitali da un continente all’altro hanno infatti allargato l’orizzonte delle opportunità di investimento costringendo spesso le banche e le istituzioni finanziarie ad adeguarsi alle esigenze dei piccoli e grandi investitori alla ricerca spasmodica di rendimenti e sicurezza anche al di fuori dell’area euro.

 

Previsioni economiche 2013: economia europea in affanno e poche opportunità di guadagno

 

Come sempre, è difficile fare delle previsioni per l’anno nuovo e ci si augura che le cose vadano meglio che in quello passato, tuttavia già ci sono degli elementi basilari in grado dare un’indicazione chiara di come si sposteranno i grandi capitali nel 2013. A livello globale, la scena sarà ancora dominata dalla contrazione dei consumi e dai tagli alla spesa pubblica in Europa e grossi stravolgimenti di politica economica non ce ne dovrebbero essere in attesa delle elezioni in Italia e Germania. Anche negli USA il debito pubblico comincia a far sentire il proprio peso e a frenare i consumi delle famiglie, vero e proprio motore di crescita e sviluppo del Nord America, mentre in Giappone dove il rapporto debito/pil è ormai al 230% domina ormai da anni la stagnazione e la stagflazione.

Andando per esclusione, quindi, rimangono le economie emergenti che già in passato avevano dato importanti segnali di crescita locale. Oggi, in un’economia globalizzata, il ruolo dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) a cui bisogna aggiungere i paesi del Sud Est asiatico è cambiato. Con la Cina che sta facendo da volano per la crescita economica mondiale, il cui pil nella peggiore delle ipotesi sarà cresciuto del 8% nel 2012, il ruolo delle economie emergenti è diventato sempre più importante per le economie mature, super indebitate, alla ricerca di aree geografiche con potenziali di crescita e costi di sviluppo migliori.

 

L’Amerca latina ha un potenziale di sviluppo invidiabile

 

Così, per l’investitore la ricerca di un rendimento che possa battere l’inflazione europea – e anche qualcosa di più visto il livello di tassazione imposta dal governo Monti sulla finanza (bollo deposito titoli, imposta sulle rendite e tobin tax) – rimarrà uno dei temi dominanti per tutto il 2013 (Tobin Tax, a marzo si parte: aliquote e prodotti tassati).

Considerato, inoltre, che anche il segmento corporate è ormai giunto a maturazione e su di esso incombe una tassazione degli interessi più alta (20%) rispetto ai titoli di stato (12,50%), gli investitori sono sempre più obbligati a ricercare occasioni al di fuori dei confini tradizionali. Del resto, le obbligazioni sicure investment grade di durata media (fino a 5 anni) offrono rendimenti negativi o nulli e quelle non investment grade in molti casi non battono più nemmeno il tasso reale d’inflazione. Cosa resta allora? Gli analisti di Morgan Stanley sono dell’idea che il 2013 sarà caratterizzato da un massiccio spostamento di capitali verso la Cina e, soprattutto, verso l’America Latina ossia verso paesi emergenti. Per il 2012 gli analisti stimano una crescita del Pil dell’intera area geografica del 3,1% e per il 2013 del 4%, nonostante la crisi che ha colpito l’Europa e gli USA si sia fatta sentire anche lì. Motore della crescita economica dei prossimi anni sarà il Brasile la cui stabilità politica e il piano d’investimenti approvato dal governo di Dilma Rousseff in vista dei mondiali di calcio nel 2014 e dei giochi olimpici nel 2016 sta già richiamando l’attenzione dei più grandi fondi d’investimento internazionali.

Pimco, uno dei top player del settore obbligazionario e numero uno al mondo per masse gestite, ha già allocato importanti risorse vero i nuovi obiettivi ed è in programma per il 2013 il lancio di due nuovi fondi dedicati all’America Latina. Non è, inoltre, mistero che Goldman Sachs e Merrill Lynch abbiano recentemente annunciato di aver sotto pesato gli investimenti in Europa favorendo quelli in Brasile e Messico. Il paese centroamericano, ricco di giacimenti petroliferi, sta infatti acquisendo silenziosamente un ruolo di primo piano a livello internazionale e fra meno di 10 anni – secondo gli esperti di Goldman Sachs – dovrebbe diventare una delle prime 10 economie più grandi del mondo, anche grazie al piano di riforme politiche e sociali annunciato dal nuovo presidente Enrique Peña Nieto, entrato in carica un mese fa.

 

Obbligazioni consigliate: puntare sulle multinazionali che collocheranno bond in valuta messicana e brasiliana 

Fra gli altri players su cui varrà la pena puntare l’indice per ottenere risultati soddisfacenti nel corso del 2013, troviamo al primo posto il Perù, il Cile e la Colombia che hanno già evidenziato importanti segnali di stabilità politica e performance economiche di tutto rispetto (sopra il 5% in media) nel corso del 2012. I rendimenti dei titoli di stato in dollari di questi paesi, come anche per Messico e Brasile, sono molto contratti e non in grado di offrire rendimenti interessanti, e l’offerta di obbligazioni corporate sul mercato internazionale è ancora scarsa. Sarà quindi importante posizionarsi su quelle multinazionali – osserva Richard Nistel strategist in obbligazioni sudamericane per Deutsche Bank  – che hanno aumentato il proprio raggio di azione in Sudamerica. Le italiane Fiat, Telecom Italia e Pirelli, presenti sul mercato con un grosso ventaglio di obbligazioni, sono un ottimo esempio a riguardo, così come le multinazionali americane, quali General Electric che stanno emettendo obbligazioni in valuta locale per sfruttare al meglio gli spunti rialzisti che potranno offrire i mercati emergenti del Sudamerica.

 

Rendimenti obbligazioni a doppia cifra per Venezuela e Argentina 

Più a rischio sembrano invece le economie del Venezuela e dell’Argentina. Per Caracas il problema è legato alle precarie condizioni di salute del presidente Hugo Chavez che rischiano di far precipitare il paese in un vuoto di potere. Ciò nonostante, il ruolo del paese caraibico sarà sempre più strategico a livello internazionale avendo il Venezuela le più grandi riserve di petrolio al mondo,materia prima di cui tutto il Sud America (e soprattutto la Cina) avrà sempre più bisogno per il proprio sviluppo negli anni a venire. I rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni della compagnia petrolifera statale PDVSA si sono contratti in un anno del 50% e rendono ancora più del 10% sulle scadenze più lunghe. Per l’Argentina, invece, il 2012 è stato un anno controverso e pieno di tensioni dopo la nazionalizzazione della compagnia petrolifera spagnola Repsol-Ypf e delle misure restrittive in campo monetario introdotte da Cristina Kirchner a difesa della valuta locale. I dati offerti dagli enti nazionali continuano ad essere incerti e molti economisti si preoccupano della situazione fiscale del Paese. Tuttavia, per la Banca centrale se nel 2012 il Pil crescerà del 2%, nel 2013 si registrerà un balzo di oltre il 4% e ciò non può che deporre a favore di Buenos Aires. I titoli di stato emessi dalle province rendono mediamente intorno al 18% a causa dell’incombente decisione del tribunale di New York che obbliga Buenos Aires a risarcire gli ex detentori di titoli di stato che non avevano accettato la ristrutturazione del debito e per il quale non è ancora stata pronunciata la parola fine (Argentina, il default può attendere).

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