Obbligazioni PDVSA 2020 azzerate con un cavillo legale?

Il Venezuela non ha onorato una scadenza nei giorni scorsi e potrebbe azzerare un'altra obbligazione, quella emessa nel 2016 dalla compagnia petrolifera statale PDVSA, ricorrendo a uno stratagemma legale.

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Il Venezuela non ha onorato una scadenza nei giorni scorsi e potrebbe azzerare un'altra obbligazione, quella emessa nel 2016 dalla compagnia petrolifera statale PDVSA, ricorrendo a uno stratagemma legale.

Un lettore ci chiede lumi sulle obbligazioni sovrane in dollari del Venezuela, arrivate a scadenza il 13 ottobre, cedola 7,75% (ISIN: USP97475AN08), emesse per un controvalore di 2,5 miliardi e non onorate, come quasi tutte le altre emesse da Caracas e da società statali da essa controllate.

Non ci risultano emessi comunicati al riguardo, per cui riteniamo che il bond vada considerato in procinto di andare formalmente in default anche per il capitale, decorsi i 30 giorni del cosiddetto periodo di grazia. Ad ogni modo, nemmeno le scadenze relative alle cedole negli ultimi tempi erano state pagate, per cui l’evento creditizio non è stato certo un fulmine a ciel sereno.

Invece, le cattive notizie si moltiplicano per un altro grosso bond, quello della compagnia petrolifera statale PDVSA, in scadenza nell’ottobre 2020 e cedola 8,5% (ISIN: USP7807HAV70), che il 27 prossimo dovrà essere già onorato per la metà del capitale e per la cedola semestrale di 71,5 milioni per un esborso complessivo di 913 milioni di dollari. La società non ha liquidità a sufficienza per effettuare il pagamento e, a dire il vero, non si sa nemmeno chi dovrebbe provvedervi, dato che a maggio era stato il presidente Juan Guaido, riconosciuto da una cinquantina di governi nel mondo, ad avere onorato la scadenza della cedola, non il regime di Nicolas Maduro, che pure continua a detenere il controllo del Venezuela.

Obbligazioni PDVSA 2020: cedola pagata, ma il default non lascia il Venezuela

Il cavillo per azzerare il bond PDVSA 2020

Poiché le obbligazioni PDVSA 2020 sono garantite dal 50,1% delle azioni della controllata Citgo, raffineria con sede nel Texas, le opposizioni vogliono fare di tutto per evitare di perdere l’asset, così come la stessa America, che teme di ritrovarsi la russa Rosneft, già detentrice del 49,9%, a comandare sul suo territorio. Citgo è la quinta più grande raffineria americana e per Washington la vicenda è diventato un problema di sicurezza nazionale. Ma se nessuno paga, i creditori dovranno poter escutere le azioni in pegno, anche perché la stessa Casa Bianca non intende far passare il principio che sia possibile privare gli obbligazionisti di un loro diritto, essendo stati i titoli del debito emessi sotto la legge americana.

Ci sarebbe uno stratagemma legale per superare lo scoglio. Le opposizioni riunite nell’Assemblea Nazionale puntano a far dichiarare illegittimo il bond dal giudice USA, perché nel 2016 venne emesso quando PDVSA era sull’orlo del default e senza alcuna previa autorizzazione dell’organo legislativo, come prevede l’art. 150 della Costituzione per “i contratti d’interesse pubblico nazionale”. Il tema è delicato, perché se la richiesta venisse accolta, le obbligazioni verrebbero dichiarate “nulle” e i creditori non solo non avrebbero alcun titolo per escutere le azioni Citgo, essi non vanterebbero più alcun diritto sugli stessi bond, i quali sarebbero azzerati. Ma non sarà semplice ottenere l’avallo legale, perché il precedente di maggio, quando Guaido pagò la cedola da 71,5 milioni, depone a sfavore del suo attuale disconoscimento del debito. Se è illegittimo, allora perché ha pagato non più tardi di 5 mesi fa?

Obbligazioni PDVSA verso il default, il segnale dal Venezuela

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