Obbligazioni marzo 2020 e rendimento oltre il 200%, sarà davvero default?

Ristrutturazione del debito o soluzioni diverse per il Libano, investito dalla crisi politica più grave degli ultimi 30 anni. Beirut al collasso economico e finanziario, bond in crollo verticale e rendimenti a tre cifre.

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Ristrutturazione del debito o soluzioni diverse per il Libano, investito dalla crisi politica più grave degli ultimi 30 anni. Beirut al collasso economico e finanziario, bond in crollo verticale e rendimenti a tre cifre.

Un fine settimana cruento in Libano, dove le proteste dei manifestanti si sono intensificate e degenerate in scontri violenti con le forze dell’ordine, provocando centinaia di feriti, molti tra gli agenti. La crisi politica a Beirut non rientra. Il premier incaricato Hassan Diab avrebbe dovuto annunciare la formazione del nuovo governo dopo l’incontro con il presidente Michel Aoun, ma così non è stato.

Il clima di forte tensione nel paese starebbe dissuadendo chiunque dal compiere passi avventati. Del resto, la piazza inveisce proprio contro le vecchie maniere della politica nel formare i governi.

E sul mercato obbligazionario vengono segnati nuovi minimi record per i prezzi dei bond sovrani. Il titolo che scade tra poco più di un mese e mezzo, cioè in data 9 marzo 2020 e cedola 6,375% (ISIN: XS0493540297), venerdì scorso è crollato di quasi il 9%, scendendo sotto la quotazione di 80 centesimi ed esplodendo di rendimento a oltre il 200%. Sono livelli da default scontato, che si registrano anche per le obbligazioni con vita residua più lunga. La scadenza 12 aprile 2021 e cedola 8,25% (ISIN: XS0250882478) valeva sui 54 centesimi, quella 29 novembre 2027 e cedola 6,75% (ISIN: XS0859366899) meno di 42.

Tra capitale e interessi, il Libano dovrà sborsare quasi 3,4 miliardi di dollari nel quadrimestre marzo-giugno. Sembrano alla portata di un paese, la cui banca centrale dispone di una trentina di miliardi di riserve valutarie lorde. In teoria, vi sarebbero dollari a sufficienza per pagare le importazioni e i debiti in scadenza, se non fosse che i deflussi dei capitali, pur mitigati dalle limitazioni ai prelievi imposte dalle stesse banche, stiano accelerando il calo della valuta estera disponibile.

Libano, banche nel mirino dei risparmiatori

Sarà default?

La domanda delle domanda è diventata ormai questa: il Libano dichiarerà default? E di che tipo? Per quanto si prevedano imminenti inadempienze, non è detto che vi saranno. Il paese dei cedri dipende essenzialmente dai finanziamenti stranieri e indisporre i creditori internazionali rischia di comportare problemi assai peggiori di quanti nell’immediato ne verrebbero risolti saltando le scadenze. E non è escluso che si opti per un default selettivo, cioè che riguardi solo alcuni bond, come quelli di prossima scadenza, così da ridurre i rischi sul piano della liquidità.

Inoltre, si sta facendo concreta un’altra ipotesi, che certo farà tremare i risparmiatori: l’imitazione del “modello Cipro”. Poiché gran parte dei conti accesi nelle banche libanesi risulta intestata a titolari stranieri, tra cui siriani, gli istituti avrebbero modo di imporre loro perdite, senza indisporre eccessivamente i cittadini residenti. Così facendo, continuerebbero a sostenere il mercato sovrano con i dollari risparmiati, anche se nel medio-lungo termine i danni alla stabilità finanziaria sarebbero potenzialmente elevati. Chi mai porterebbe i propri risparmi in un paese che abbia imposto perdite ai correntisti? E con quale liquidità opererebbero in futuro le banche domestiche?

Resta il “roll-over”, l’allungamento delle scadenze, specie per i bond che maturano da qui a qualche anno. Esso farebbe rifiatare il Tesoro ed eviterebbe forti diatribe con gli obbligazionisti, trattandosi della soluzione più morbida possibile, date le condizioni finanziarie del Libano. Anche per questo, forse, i titoli con vita residua breve stanno assistendo a un’esplosione dei rendimenti su livelli ben superiori a quelli a medio-lunga scadenza. Si consideri, infatti, che oltre alle maggiori probabilità di essere oggetto di ristrutturazione, le perdite derivanti dall’allungamento risulterebbero superiori per i bond più corti, perché una cosa è rinviare di (supponiamo) 5 anni il pagamento di un titolo che scade tra 10 anni, un’altra farlo con un titolo che dovrebbe essere rimborsato tra soli due mesi.

Rischio default selettivo e nuove proteste, il caos in Libano si aggrava

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