Obbligazioni “low cost”: così il Coronavirus ha decimato i bond di una ‘big’ dei cieli

Norwegian Air crolla in borsa e accusa forti cali anche per le sue obbligazioni. La compagnia aerea "low cost" paga la crisi del settore per il Coronavirus, ma i suoi guai risalgono a ben prima.

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Norwegian Air crolla in borsa e accusa forti cali anche per le sue obbligazioni. La compagnia aerea

Se c’è un comparto dell’economia che sta pagando più di altri per la propagazione del Coronavirus dalla Cina al resto del pianeta, è quello aereo. Tra voli cancellati, crollo delle prenotazioni e aree off-limits, un finale di bassa stagione così drammatico per le compagnie era difficile da immaginare. E la primavera dovrebbe rappresentare per loro l’inizio dell’alta stagione, ma con questi chiari di luna rischia di trasformarsi in un allungamento della penuria invernale. Tra le principali realtà in affanno troviamo Norwegian Air, quinta “low cost” al mondo con oltre 37 milioni di passeggeri all’anno trasportati. Per il periodo compreso tra 28 marzo e 5 maggio, ha dovuto cancellare 22 voli, tra cui quelli che da Roma portano a città americane come Los Angeles, Boston e New York, pari al 15% della sua capacità di quest’anno.

Le obbligazioni Norwegian Air decollano, ma allacciate le cinture di sicurezza

Insomma, una bella botta per una compagnia aerea già reduce da tre esercizi da incubo. Le perdite nel 2017 erano state di 1,46 miliardi di corone norvegesi (circa 140 milioni di euro), salendo a 1,80 miliardi nel 2018 e ancora attestandosi a 1,6 miliardi nel 2019. Per il 2020 è stato emesso da poco un “profit warning”, che non ha fatto altro che aggravare la situazione sui mercati. Le azioni Norwegian Air quest’anno alla Borsa di Oslo perdono il 57%, mentre negli ultimi 12 mesi il calo è stato ancora più pesante: -75%!

Bond Norwegian Air in caduta libera

Volevate che venissero risparmiate le obbligazioni? Manco per sogno. Il bond in scadenza il 7 febbraio 2022 e cedola 5,1750% (ISIN: NO0010783459), denominato in corone, prezzava ieri 80,50, crollando del 15% in un paio di settimane e offrendo così un rendimento del 16,12%.

Peggio è andato a un altro bond, stavolta emesso in euro, quello che scade l’11 novembre del 2021 e che è imploso del 21,50% in circa una settimana a 78,50 centesimi, rendendo circa il 25,4%. Siamo su livelli di rendimento compatibili con la previsione da parte del mercato di una qualche forma di ristrutturazione dei bond. Il debito della compagnia si attesta, in effetti, sui 52,6 miliardi di corone, valendo oltre 8 volte l’EBITDA e circa il 20% in più dell’intero fatturato dello scorso anno.

Le compagnie aeree si caratterizzano per una peculiarità potenzialmente molto negativa nelle fasi come queste, perché a fronte di costi perlopiù fissi, il crollo delle vendite dei biglietti fa implodere i ricavi, mandando i conti societari in profondo rosso. La crisi di Norwegian Air è legata ultimamente anche al crac di Thomas Cook, l’agenzia di viaggi britannica, andata a gambe per aria nel 2019 e che ha lasciato in giro per il mondo numerosi clienti. L’impatto è stato piuttosto forte nel Nord Europa.

Bond Thomas Cook, crollo verticale e panico tra i viaggiatori

Se il Coronavirus dovesse anche comportare un crollo pauroso dei ricavi per un periodo di tempo ristretto, almeno la stagione estiva sarebbe salva e con essa il fior fiore dei guadagni realizzati dalle compagnie nel corso dell’anno. Se, invece, la sua propagazione si procrastinasse, minacciando proprio le prenotazioni per la tarda primavera e l’estate, assisteremmo con ogni probabilità a qualche crac, dopo che già la low cost britannica Flybe ha alzato bandiera bianca, finendo in amministrazione controllata. Le obbligazioni del comparto risentiranno delle notizie e c’è da scommettere che si riveleranno abbastanza volatili nelle prossime settimane.

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