Obbligazioni Levi’s, il mito in jeans che non tramonta mai

Il bond da 300 milioni di euro con scadenza 2018 rende il 7,75%. Un buon investimento nel segmento corporate per gli amanti dello storico marchio tessile americano

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Il bond da 300 milioni di euro con scadenza 2018 rende il 7,75%. Un buon investimento nel segmento corporate per gli amanti dello storico marchio tessile americano

Fra in titoli obbligazionari che in questi giorni stanno sovra performando il mercato, troviamo Levi Strauss. La famosa azienda americana proprietaria del noto marchio jeans ha infatti diffuso i risultati trimestrali al 30 settembre sfoggiando conti che sono piaciuti molto agli analisti al punto che molti fondi d’investimento vanno  fieri di avere queste obbligazioni nei portafogli.  Anche in USA il settore abbigliamento ha subito i contraccolpi della crisi economica con ricavi che, per Levi’s,  sono scesi dell’8,6% a 1,1 miliardi di dollari, ma grazie al programma di contenimento dei costi industriali e alla razionalizzazione della distribuzione nel mondo, l’industria californiana ha potuto chiudere i primi nove mesi del 2012 con un ebitda in crescita del 4,3% a 115 milioni di dollari. Anche il debito netto è sceso vertiginosamente di quasi il 20%, a 1.412 milioni di dollari per effetto dei minori costi delle materie prime. Numeri che non possono che far piacere a chi ha prestato soldi a Levi’s in questi ultimi tempi di vacche magre. Il bond ad alto rendimento da 300 milioni di euro lanciato nel maggio del 2010 ha infatti guadagnato il 17% negli ultimi 12 mesi passando da 85 a 100 (vedi grafico sotto). Il titolo (Isin: XS0506279420), quotato presso la borsa del Lussemburgo, scade nel maggio del 2018 e paga una cedola semestrale pari al 7,75%, uguale al rendimento a scadenza. Unico neo, il taglio minimo di negoziazione che è di 100.000 euro, quindi non per tutte le tasche.

 

Levi Strauss è un’azienda solida e ben posizionata sul mercato

 

Per gli analisti di Standard & Poor’s che hanno attribuito al bond il rating di B+, Levi’s è ben posizionata sul mercato a livello mondiale ed è perfettamente in grado di assorbire e contenere l’attuale crisi dei consumi.

Lo scorso anno l’incremento dei costi del cotone aveva messo alle corde il colosso californiano fondato nel 1853 dai discendenti della famiglia ebrea Levi Strauss, ma ora il gruppo è tornato performante, anche se per una ripresa delle vendite bisognerà attendere il 2013. Levi’s gode inoltre di una posizione invidiabile nel mercato dell’abbigliamento con i suoi marchi conosciuti e venduti in ogni angolo del pianeta (60% in USA, 25% in Europa e 15% Asia e Pacifico) il che la pone un gradino al di sopra della concorrenza anche per quanto riguarda l’approvvigionamento di finanziamenti a costi vantaggiosi. Il gruppo, a fronte di un fatturato che sfiora i 4,7 miliardi di dollari, ha 200 milioni di dollari di liquidità e quasi 500 milioni di linee di credito non utilizzate e nessun debito in scadenza prima del 2014. Anche la spesa per investimenti (capex) è in calo per il 2012 a 100 milioni, rispetto ai 130 utilizzati nel 2011 per l’ammodernamento di impianti e canali distributivi.

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