Obbligazioni Intex, ecco i risultati dell’offerta e perché su questo bond serve cautela

Il bond di Intek con cedola 4,50% e scadenza febbraio 2025 è stato sottoscritto dal mercato per oltre 90 milioni di euro, comprese le adesioni allo "swap". Ma la cautela resta d'obbligo.

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Il bond di Intek con cedola 4,50% e scadenza febbraio 2025 è stato sottoscritto dal mercato per oltre 90 milioni di euro, comprese le adesioni allo

Si è conclusa l’offerta di scambio volontaria parziale e di sottoscrizione delle obbligazioni Intek con scadenza nel febbraio 2025 e cedola 4,50%. Nei dettagli, sono pervenute adesioni sul MOT per oltre 2,5 milioni di titoli e per un controvalore nominale di 54,5 milioni di euro (21,60 euro per obbligazione). Al contempo, sono state scambiate 1,758 milioni di obbligazioni Intek febbraio 2020 e cedola 5%, pari a un controvalore complessivo di 38 milioni di euro. In totale, quindi, la società ha incassato dall’emissione del bond sui 92,5 milioni di euro, non molti meno dei 110 milioni di euro indicati nel prospetto come il quantitativo massimo da raccogliere.

Swap obbligazioni Intek 2020 5% con emissione 2025 4%, conviene?

I proventi sono destinati a finanziare proprio l’imminente scadenza da 101,7 milioni di euro, che a questo punto può dirsi totalmente coperta, considerando che il 37% delle obbligazioni da rimborsare sia stato scambiato con quelle di nuova emissione, facendo scendere il debito residuo a meno di 64 milioni. E si consideri anche che Intek godrebbe ancora di liquidità per 46 milioni, a cui si sommerebbero altri 50 milioni di prestito bancario sul quale la società sta trattando.

Come capita spesso, le aziende, così come i governi e le banche, pagano i debiti in scadenza con altri di nuova emissione, rinnovandoli spesso indefinitamente. Nulla di nuovo da questo punto di vista, se non fosse che la società avrebbe rischiato di non poter rimborsare il bond di febbraio per intero senza i proventi incassati dall’offerta, “swap” incluso. E questo non depone a favore della solidità finanziaria percepita di Intek. Certo, quel 4,50% offerto sui titoli appena emessi e in quotazione sul MOT da domani sarebbero comprensivi del rischio di credito, tenendo conto che di questi tempi si abbia difficoltà anche solo a spuntare un rendimento dell’1-2% per scadenze così brevi.

Cedola davvero alta?

Eppure, non siamo convinti che la cedola sia adeguata al profilo di rischio. Come abbiamo notato in un articolo di pochi giorni fa, Intek è sprovvista di rating, per cui risulta difficile fornire una valutazione puntuale alla rischiosità dell’investimento. Sappiamo, però, che controlla al 99% KME Se, che a sua volta ha emesso un bond da 300 milioni e in scadenza l’1 febbraio 2023 con cedola 6,75% (ISIN: XS1756722069). Sul secondario, questo titolo quota poco sopra 78, offrendo così un rendimento di poco inferiore al 18%. Un’enormità, a maggior ragione per un triennale. E sapete perché? Per Fitch e Moody’s, trattasi di un titolo “spazzatura”, valutato rispettivamente “B” e “B3”.

E se una controllata viene considerata un’emittente speculativa, presumiamo che lo stesso valga per Intek. Se così fosse, il 4,50% offerto risulterebbe inadeguato per remunerare il grado di rischio a carico dell’obbligazionista. Proprio il bond 2023 di KME segnalerebbe un altro rischio corso da chi investisse nella nuova emissione, vale a dire la scarsa liquidità degli scambi sul secondario, ben captati dagli spread relativamente elevati: la distanza tra denaro e lettera alla Borsa di Stoccarda ieri si aggirava sul 2,2%. E il crollo dei prezzi è iniziato nell’agosto scorso, quando il mercato obbligazionario segnava quasi ovunque nuovi record nel mondo. Da allora, hanno ripiegato di quasi un quinto.

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