Obbligazioni in dollari della compagnia indiana Adani, emissione con successo

L'emissione obbligazionaria in dollari più grande di sempre in India per una utility. Adani ha raccolto sui mercati 1 miliardo di dollari, attirando ordini per quasi 6 volte maggiori. Rendimento interessante.

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L'emissione obbligazionaria in dollari più grande di sempre in India per una utility. Adani ha raccolto sui mercati 1 miliardo di dollari, attirando ordini per quasi 6 volte maggiori. Rendimento interessante.

La compagnia fornitrice di energia elettrica indiana Adani ha emesso in settimana obbligazioni in dollari USA per 1 miliardo. Il bond con scadenza a 10 anni è stato collocato sul mercato con cedola del 3,93% e un rendimento del 3,949%, attirando ordini per 5,9 miliardi. L’operazione si è rivelata un grosso successo, anche perché si è trattato dell’importo più alto mai registrato per un’obbligazione internazionale di una utility indiana.

La società serve 3 milioni di clienti nell’area di Mumbai, il 67% del totale e il 55% dell’offerta.

I conti da cui sono arrivate le richieste sono state 245, di cui il 29% dagli USA, il 43% dall’Asia e il 28% da Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). I proventi saranno utilizzati per ripagare i debiti già contratti e per finalità generali. Ad essersi occupati dell’emissione sono stati Barclays, Citigroup, DBS Bank, Deutsche Bank, Emirates NBD Capital, J.P. Morgan, MUFG e Standard Chartered. Bank of America, Credit Suisse e Mizuho hanno agito in qualità di joint lead bookrunners.

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Conviene il bond Adani?

L’emissione è stata valutata “BBB-” dall’agenzia di rating Fitch, per cui parliamo di un bond “investment grade”. Sempre Fitch stima al 31 marzo prossimo a 73,49 miliardi di rupie (1,03 miliardi di dollari USA) l’indebitamento netto della società, a fronte di un Ebitda operativo di 13,89 miliardi, 5,29 volte inferiore. Grazie all’alta domanda, Adani ha potuto tagliare lo spread sul Treasury di pari durata dai 270 punti base della “guidance” a 230 bp. L’operazione consente alla società di ripagare i debiti pregressi a costi inferiori e di migliorare la sua liquidità nell’arco del decennio, visto che l’alternativa sarebbe stata un prestito bancario, che avrebbe dovuto essere restituito a rate, comprensive sia di capitale che di interessi.

Il rendimento all’emissione è parso interessante, anche se per un investitore dell’Eurozona c’è da scontare il rischio di cambio. A questi livelli, esso sfiora il 3% in più rispetto a un BTp decennale, titolo a rischio sostanzialmente nullo (per quanto dello stesso rating del bond Adani) e in euro.

Dunque, chiudendo un occhio sulle differenze evidenti tra le due obbligazioni, abbiamo che lo spread Treasury-Bund a 10 anni, che segnalerebbe le aspettative del mercato sulle variazioni del cambio euro-dollaro, si attesti attualmente poco sopra il 2%, cioè che il deprezzamento da qui al 2030 del dollaro contro l’euro dovrebbe risultare inferiore al rendimento extra offerto dal bond di Adani rispetto al nostro BTp.

In altre parole, il rendimento esitato sarebbe più che comprensivo del rischio di cambio, sebbene non vada sottaciuto il rischio di cambio a cui va incontro la stessa società nel caso in cui la rupia si deprezzasse notevolmente contro il dollaro, essendosi indebitata nella valuta americana e fatturando in valuta locale. Il cambio dell’India ha perso mediamente il 3,2% all’anno nell’ultimo decennio, più dello spread rispetto al Treasury del rendimento, segno che o il mercato ha aspettative meno pessimistiche del passato sulla rupia o avrebbe sopravvalutato il bond per la fame di rendimento di questa fase.

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