Obbligazioni high yield Agrokor rendono più del 15%

L’industria agroalimentare croata Agrokor ha accumulato troppi debiti e ora rischia di non riuscire a ripagarli

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L’industria agroalimentare croata Agrokor  ha accumulato troppi debiti e ora rischia di non riuscire a ripagarli

Fra i bond high yield, quelli emessi da Agrokor sono fra i più redditizi del comparto. La società croata, nata nel 1976 come azienda produttrice di fiori e sementi e oggi attiva nel più ampio settore della produzione e distribuzione agroalimentare della regione balcanica, ha recentemente visto le quotazioni delle proprie obbligazioni scendere violentemente sotto la pari.

Agrokor è presente sul mercato con tre bond in euro ad alto rendimento e a breve scadenza. Tali bond, emessi nel 2012 per sostenere un poderoso piano di acquisizioni e di espansione, hanno portato Agrokor a diventare la più grande holding agroalimentare della Croazia che controlla più di 50 aziende e con un giro d’affari di oltre 6,5 miliardi di euro. Oggi, però, causa la crisi economica che incombe su tutta l’Europa, anche Agrokor soffre la contrazione dei margini e il peso dei debiti contratti a suo tempo. Al punto che i rendimenti dei bond sono schizzati sopra il 15%. L’obbligazione senior con scadenza più breve, quella da 300 milioni di euro con cedola 9,875% maggio 2019 (Isin XS0776111188) è scivolata sotto quota 90 perdendo ben 17 punti dai massimi raggiunti sei mesi fa. Rendimenti a doppia cifra anche per i bond senior Agrokor con scadenza 2020 (Isin XS0836495183 , USX0027KAG32 ) collocati per complessivi 650 milioni di euro, che trattano con uno yield del 16%.

Obbligazioni high yield Agrokor

Ad innescare le vendite fra gli investitori istituzionali (i bond sono negoziabili per importi minimi di 100.000 euro) è stata ad inizio anno la revisione del rating da parte di Moody’s che ha declassato Agrokor da B2 a B3 con outlook stabile.  Secondo gli analisti americani, le qualità creditizie di Agrokor si stanno deteriorando a causa del rallentamento del giro d’affari della società e per via degli enormi costi del debito.

Nello specifico, Moody’s prevede che il rapporto fra debito ed Ebitda si attesti a 6,8 x nel 2016 per salire al 6,9 x nel 2017. In aggiunta, il cash flow di Agrokor potrebbe arrivare a zero nel corso dei prossimi due anni, cosa che, in previsione di risultati economici stabili o di bassa crescita, implicherebbe il ripristino di un corretto equilibrio del bilancio. Tradotto, Agrokor dovrà dismettere assets per poter rifinanziare i debiti in scadenza nel 2018. Fra questi, un bond PIK-toggle da 485 milioni di euro emesso da Adria (gruppo Agrokor) nel 2014 a favore di investitori istituzionali per acquisire una partecipazione minoritaria del 6% di azioni e distribuire dividendi ai soci. Questo bond paga interessi cash del 9,5% (o 10,5% in natura), scade a giugno 2018 e rischia di diventare una bomba se non dovesse essere rifinanziato.

Moody’s declassa i bond Agrokor a B3

Al momento la liquidità di Agrokor – osserva Moody’s – è sufficiente a coprire i costi industriali e finanziari, anche grazie alla rinegoziazione di alcune linee di credito emesse da VTB Bank per 340 milioni di euro e allungate di tre anni, ma cosa succederà nel 2018 è difficile prevederlo. L’accesso a prestiti di breve durata è limitato. Recentemente Agrokor ha varato un programma per ottenere dalle banche 500 milioni di euro di prestiti a breve termine non garantiti (commercial papers),  ma tutto quello che è riuscita ad ottenere sono stati 100 milioni di euro da BNP Paribas, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs e JP Morgan. Risorse sufficienti, al momento, solo per le spese ordinarie e di breve periodo. Quello che temono gli investitori è, quindi, che Agrokor possa essere costretta a cedere assets alla concorrenza o a rinegoziare i propri debiti prima di ottenere ulteriori finanziamenti dalle banche. In questo senso – Deutsche Bank, che ha forti interessi nell’area balcanica – prevede che per i prossimi mesi i vertici di Agrokor saranno messi sotto pressione al fine di trovare il giusto equilibrio finanziario, soprattutto dopo l’approvazione dei conti di fine esercizio 2016 che daranno un quadro più preciso della situazione.

In  definitiva, se nessuno vuole pensare a un default di Agrokor da qui al 2018, qualcuno sta cominciando a intravvedere la possibilità che l’emittente cerchi di ristrutturare i bond. Come dimostrato dalla veloce discesa dei prezzi.

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