Obbligazioni Goldman Sachs in dollari cedola 3,50% Inverse Floater, come funziona

Il nuovo bond di Goldman Sachs con cedole variabili dal terzo anno e fino alla scadenza espone a un doppio rischio, oltre a quello di credito. Decisivo risulterà l'andamento dei tassi americani, a sua volta correlato al cambio.

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Il nuovo bond di Goldman Sachs con cedole variabili dal terzo anno e fino alla scadenza espone a un doppio rischio, oltre a quello di credito. Decisivo risulterà l'andamento dei tassi americani, a sua volta correlato al cambio.

Goldman Sachs ha annunciato nei giorni scorsi il lancio di nuove obbligazioni in dollari USA sul MoT (ISIN: XS2080969665). Esse hanno durata di 7 anni e prevedono la corresponsione di una cedola fissa del 3,50% al termine del primo e del secondo anno, per l’esattezza alle date del 19 dicembre 2020 e del 19 dicembre 2021.

Successivamente e fino alla scadenza, le cedole saranno variabili e “Inverse Floater”, ovvero risulteranno pari alla differenza tra il 3,50% e il tasso “swap” in dollari a 10 anni, prevedendosi un tasso minimo garantito dell’1% e uno massimo del 3,50%.

Dunque, immaginiamo che al termine del terzo anno, quando dovrà essere corrisposta la prima cedola variabile “Inverse Floater”, il tasso swap in dollari a 10 anni sia del 2%. L’obbligazionista avrà diritto a percepire un tasso dell’1,50%, dato dalla differenza tra il suddetto 3,50% e il 2%. Nel caso in cui il tasso swap in dollari a 10 anni superasse il 2,50%, ai fini della corresponsione della cedola non avrebbe più importanza, perché l’obbligazionista riceverebbe non meno dell’1%. Viceversa, se esso scendesse sotto lo 0%, la cedola massima riconosciutagli non sarebbe superiore al 3,50%.

Bond Goldman Sachs step-up in dollari

Queste obbligazioni espongono l’investitore dell’Eurozona a un doppio rischio principale: di cambio e di tasso. Il primo si avrebbe nel caso di deprezzamento del dollaro contro l’euro, trattandosi di titoli denominati nella valuta americana. In effetti, se alla data di scadenza dell’investimento o a quella del disinvestimento anticipato il cambio euro-dollaro risultasse superiore al livello a cui si era effettuato l’acquisto, l’obbligazionista subirebbe una perdita in conto capitale, teoricamente in grado di superare i guadagni nel frattempo ottenuti tramite le cedole e/o le variazioni di prezzo. Le stesse cedole, alle date in cui verranno corrisposte, essendo pagamenti in dollari, sono esposte a tali rischi.

Occhio al tasso in dollari USA

Quanto al fattore tasso, l’eventuale rialzo dello swap in dollari deprimerebbe l’entità della cedola. Ad esempio, quest’anno risulta essere sceso per la scadenza a 10 anni dal 2,7% all’1,85%, a causa del taglio dei tassi USA nel frattempo varato a più riprese dalla Federal Reserve.

Se questo fosse accaduto nel corso di un investimento obbligazionario con cedola “Inverse Floater”, avremmo ottenuto un beneficio per via dell’innalzamento della cedola variabile.

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Generalmente, il tasso swap sale quando la politica monetaria americana diviene più restrittiva e ciò tende a coincidere con il rafforzamento del dollaro. In un certo senso, quindi, è come se i due rischi principali a cui tali obbligazioni di Goldman Sachs espongono si compensassero: se il tasso swap sale, la cedola scende, ma il dollaro dovrebbe rafforzarsi e far incassare un maggiore capitale alla scadenza o alla data anticipata di disinvestimento.

Attenzione, però, a credere agli automatismi. Prendete proprio il 2019: la Fed ha tagliato i tassi, gli swap in dollari sono scesi e al contempo il dollaro USA si è rafforzato contro l’euro. Sarebbe stato ottimo per un investimento con cedola “Inverse Floater”, ma questo ci fa capire anche che potrebbe valere il contrario, ovvero che i tassi salgano e il dollaro si deprima contro l’euro, infliggendo all’obbligazionista dell’unione monetaria una doppia perdita. Infine, elevato appare anche il rischio di liquidità, essendo stato il bond emesso per soli 95 milioni di dollari. Sarebbe complicato, a questi valori, trovare giornalmente acquirenti nel caso si volesse rivendere prima della scadenza. Invece, relativamente elevato si mostra il merito creditizio dell’emittente: rating “A3” per Moody’s, “BBB+” per S&P e “A” per Fitch.

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