Obbligazioni Goldman Sachs callable a tasso fisso a 3 e 10 anni, ecco le condizioni

Bond della banca d'affari americana in due tranche, denominato in dollari e quotato sul MoT di Borsa Italiana.

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Obbligazioni Goldman Sachs 2024 e 2031

Disponibili nuove obbligazioni Goldman Sachs sul mercato italiano. La banca d’affari americana ne ha emesse due tranche nei giorni scorsi, di cui una con scadenza 31 marzo 2024 (3 anni) e l’altra con scadenza 31 marzo 2031 (10 anni). Entrambe sono denominate in dollari USA. Il lotto minimo acquistabile è di 2.000 dollari. Cedole fisse per le due scadenze: 0,6% per le obbligazioni a 3 anni e 2,5% per quelle a 10 anni.

Le obbligazioni Goldman Sachs sono rimborsabili anticipatamente a partire dal secondo anno dopo l’emissione. Questo significa che nel caso in cui le condizioni di mercato per la banca migliorassero, essa potrebbe trovare conveniente emettere nuovo debito e utilizzarne i proventi raccolti per estinguere quello più costoso già collocato sul mercato.

Caratteristiche delle obbligazioni Goldman Sachs

Al netto dell’imposizione fiscale del 26%, le obbligazioni Goldman Sachs 2024 (ISIN: XS1970502255) offrono una cedola netta dello 0,444%, mentre quelle con scadenza 2031 (ISIN: XS1970502339) dell’1,85%. In entrambi i casi, si tratta di livelli appetibili, specie se li si confronta con i rendimenti medi vigenti nell’Eurozona sulle medesime scadenze. Pensate che il BTp a 10 anni offre oggi circa lo 0,65% lordo (0,57% netto), mentre sul tratto triennale il rendimento è negativo, cioè l’investimento avverrebbe in perdita.

Di certo, il maggiore rendimento offerto dalle obbligazioni Goldman Sachs non dipende dal rischio di credito. Questo è teoricamente basso, come segnalano i rating alti dell’emittente: BBB+ per S&P, A per Fitch e A3 per Moody’s. E allora perché la banca d’affari americana si mostra così generosa? Il fatto è che i titoli sono denominati in dollari, per cui ci esponiamo al rischio di cambio, che si corre nel caso in cui il dollaro dovesse indebolirsi contro l’euro.

Esiste anche il rischio di reinvestimento, direttamente proporzionale all’eventuale discesa dei tassi sul mercato americano. Esso consiste nella mancata certezza di poter impiegare nuovamente il capitale in titoli altrettanto remunerativi, chiaramente a parità di rischio di credito.

Per contro, va detto che la Federal Reserve abbia rassicurato sul fatto che non alzerà i tassi americani da qui al medio periodo. Pertanto, è possibile che i prezzi delle due tranche salgano nei prossimi mesi e anni, trainati dalla ripresa dell’economia mondiale senza un contestuale aumento del costo del denaro. A chi volesse inserire tali obbligazioni in portafoglio a fini speculativi, questo scenario offrirebbe qualche margine per ridurre le eventuali perdite valutarie accusate.

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